Film, Lo sceicco bianco

Di Francesca Fiorentino

lo sceicco bianco

Il film è disponible su Amazon.it

Chiedi ad uno straniero cosa pensi dei nostri film e immancabilmente risponderà di amare il Neorealismo di Vittorio De Sica, Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni e, naturalmente, Federico Fellini; 20 anni fa il grande autore di Rimini ci lasciava e con la sua morte (e successivamente con quella di Antonioni) si è chiusa  la più grande stagione del cinema italiano.  Vogliamo rendergli omaggio scrivendo del suo primo film da regista,

Lo sceicco bianco, datato 1952; dopo l’esordio come sceneggiatore e la collaborazione con Alberto Lattuada in Luci del varietà, Fellini allora trentaduenne dirige questo delizioso film che vuol essere al contempo un affettuoso riconoscimento del potere immaginifico dell’arte e una velata critica verso la rigidità di certi ambienti piccolo-borghesi. Si racconta la storia di Ivan e Wanda, due sposini che arrivano a Roma per il loro viaggio di nozze. Per niente affascinante e coi piedi per terra lui, graziosa e sognatrice lei, sembrano destinati ad una vita di coppia senza troppi sussulti. La passione, però, ci mette lo zampino e ci riferiamo alla venerazione che Wanda nutre per il protagonista di un fotoromanzo, Lo sceicco bianco.

La donna scappa dall’albergo e si lancia sulle tracce del suo idolo, Fernando Rivoli, un cialtrone senza arte né parte che sfrutta il fascino magnetico per approfittarsi delle sue ammiratrici. Wanda è la vittima predestinata, ma non cede al corteggiamento dell’uomo, soprattutto quando scopre che è sposato. Disperata, tenta il suicidio, ma viene salvata e portata in ospedale dove finalmente può ricongiungersi col marito, impegnato nel frattempo a dover fronteggiare gli assalti di un gruppo di parenti invadenti e malevoli.

Certo della buona fede della moglie, Ivan è pronto per l’udienza papale; l’avventura che ha passato sarà solo un ricordo. Nel film è concentrato tutto l’immaginario Felliniano, popolato da donne giunoniche e personaggi sopra le righe; splendide le musiche di Nino Rota che con Fellini collaborerà a tutti film, splendidi gli interpreti maschili, Leopoldo Trieste (il solido Ivan) e Alberto Sordi  (lo sceicco).

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Si moltiplicano i casi di para-influenza

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

virusIl freddo vero, quello che fa battere i denti e coprire con sciarpe e cappotti, ancora non è arrivato, eppure sono centoventimila le persone che nelle ultime settimane sono rimaste a casa a causa di falsa influenza, ovvero febbre e dolori.

Malesseri fastidiosi, certo, ma che non devono essere correlati all’influenza stagionale vera e propria che si manifesterà con l’abbassamento delle temperature. Dunque sono in aumento le sindromi para-influenzali legate a ceppi specifici cime adenovirus, rinovirus e coronavirus, frutto della reazione del corpo agli ‘sbalzi’ delle condizioni meteo.

Al momento le previsioni indicano una stagione influenzale che dovrebbe rivelarsi meno pesante. In Italia sono stimati 4 milioni di casi di influenza, contro i 6 milioni e mezzo di casi registrati lo scorso anno. In Italia la campagna per le vaccinazini è partita lo scorso 15 ottobre; il vaccino è già disponibile nelle farmacie e la vaccinazione sarà gratuita per le categorie a rischio quali gli anziani over-65, i malati cronici, le donne al secondo o terzo trimestre di gravidanza e gli operatori sanitari.

Quello che la scuola italiana non insegna: la perseveranza!

Un guest post di Giancarlo Fornei, www.giancarlofornei.com

Foto di Giancarlo ForneiLo ammetto…
non ho molta simpatia per la scuola italiana, che ritengo non prepari adeguatamente i ragazzi alla vita reale, al mondo del lavoro.

I miei detrattori diranno che non ho titoli per parlare, per dare il mio punto di vista, perché non sono laureato…

Sarà, ma non c’è bisogno di essere laureati per rendersi conto che superiori e università, si limitano ad insegnare le materie base (quando va bene).

Il sistema educativo italiano è retrogrado e per nulla legato alla vita reale, al momento storico che viviamo.

Ma indipendentemente da questo, c’è una cosa che la scuola italiana non ha mai insegnato e non insegna tuttora: la perseveranza.

Eppure, tutti conoscono l’importanza della perseveranza, della capacità di resistere e di tenere duro.

Di seminare con costanza.
Di inseguire il proprio sogno.

Nel contesto attuale, di crisi e di grandi cambiamenti dell’economia (italiana e del mondo), la scuola italiana dovrebbe insegnare ai ragazzi la perseveranza, ma anche la costanza e l’autostima.

Dovrebbe insegnare ad avere un sogno, a coltivarlo, a mettere le basi per raggiungerlo.

Perché chi ha un sogno ed è disposto a perseverare per raggiungerlo, molto spesso ce la fa.

Ecco, sarebbe bello se la scuola italiana insegnasse a sognare e a perseverare per raggiungere i propri sogni.

Sarebbe bello se oltre ai fondamentali della conoscenza, i professori insegnassero ai ragazzi ad avere fiducia in se stessi, a lottare per il proprio sogno.

Appunto, sarebbe bello…

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale, Scrittore & Mental Coach
“Il Coach delle Donne”

Autore di molti libri e infoprodotti sulla crescita personale, tra cui: Penso Positivo e Come Vivere Alla Grande

Le due “anime” di Napoli: squisita l’ospitalità, indecente la città!

Un guest post di Giancarlo Fornei, www.giancarlofornei.com

Foto di Giancarlo ForneiDomenica scorsa sono stato a Napoli, ospite e relatore al Convegno Didattico Nazionale dell’ANAM (Accademia Nazionale Acconciatori Misti).

Con Alessandro Granai, il responsabile della commissione didattica, siamo arrivati a Napoli il sabato sera, intorno alle 20 e 10 circa.

Subito mi sono reso conto del caos che imperversa in questa città, perché per percorrere 3 km e mezzo, ci abbiamo impiegato qualcosa come 45 minuti.

Ma non è il traffico in sé che mi ha preoccupato (ho lavorato per molti anni a Milano e sono consapevole del traffico nelle grandi città).

Erano i motorini che sbucavano da tutte le parti, passandoti a pochi centimetri dalla macchina, con gente a bordo rigorosamente senza casco e persino in tre (ma i Vigili, a Napoli, cosa ci stanno a fare?).

Non esistono i semafori: o meglio, è come se non esistessero.
La gente passa indipendentemente dal verde.

Insomma, mi dispiace farlo notare agli amici napoletani, ma la loro educazione stradale è pari allo zero.

La sera siamo andati a cena a Pozzuoli con i dirigenti dell’ANAM di Napoli, dove paradossalmente è emersa una gentilezza e un’ospitalità fuori dal comune.

Sono rimasto piacevolmente impressionato dalla gentilezza delle persone…

La domenica mattina uscendo dall’albergo in centro, e percorrendo a piedi i circa 500 metri che ci separavano dalla sede dell’Accademia partenopea, uno spettacolo a dir poco indecoroso, ci è apparso davanti.
Strade e piazze sporche, piene di bottiglie di birra e di altro genere per terra.
Veramente un lerciume, che solo in televisione avevo visto qualche volta (la foto non riflette realmente la sporcizia che c’era per terra in ogni angolo, marciapiedi, strade, piazze).

Descrivere la sporcizia e i rifiuti che c’erano da tutte le parti è impossibile e forse, neppure immaginabile.

So che mi rendo antipatico, ma dispiace far notare di nuovo, agli amici di Napoli, che il loro senso civico lascia molto a desiderare.

Poi arriviamo alla sede dell’ANAM e di nuovo emerge da parte degli amici napoletani un senso di gentilezza, disponibilità e ospitalità, che oserei definire eccezionale.

“Senso di gentilezza” che sono convinto sia implicito nei napoletani, dato che più volte abbiamo chiesto informazioni per strada e, sempre, abbiamo trovato persone gentili e disponibili (non può essere una casaualità).

Insomma, queste sono le due “anime” di Napoli, dove le contraddizioni emergono forti e sono all’ordine del giorno.

Squisita l’ospitalità; indecente e invivibile la città!
Mi consolo ripensando alla gentilezza delle persone…

Al Presidente ANAM Napoli Antonio Coscia, a suo figlio Angelo e a tutta l’ANAM di Napoli, un sentito Grazie per come mi hanno accolto e per l’ospitalità che, credetemi, non esagero, è stata veramente splendida.
Al sindaco di Napoli un consiglio: renda più vivibile questa bella città, perché i napoletani non meritano di vivere in quel degrado totale. Ma un consiglio voglio darlo anche ai napoletani: trattate meglio la vostra bella città e mantenetela più pulità.
Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale, Scrittore & Mental Coach
“Il Coach delle Donne”

Bambini, attenti alla scelta dei videogiochi

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

bambini-videogiochiVideogiochi e bambini, un legame spesso troppo forte che può rivelare qualche piccolo problema se non vengono prese le giuste misure. Da una recente ricerca condotta dall’università Macquarie di Sydney, l’85% delle app comprate per i bambini sono solo giochi di ‘comportamentismo’, che chiedono di ripetere un’azione o di ricordare semplici fatti.

Un’attività, questa, che se ripetuta più e più volte può portare ad un basso sviluppo neuronale del bambino, con gravi ripercussioni sulla vita adulta. I videogiochi, dunque, andrebbero scelti con la massima attenzione, per non inficiare lo sviluppo psicologico dei bimbi,

Da bandire quindi anche quelli violenti che possono portare allo sviluppo di aggressività, ostilità o insensibilità e perdita di empatia. I giochi elettronici non vanno dunque demonizzati, è sbagliato pensare di proteggere completamente i nostri figli o isolarli dalla tecnologica, tuttavia vanno valutati con estrema cura.

Giancarlo Fornei ti spiega come fare per vivere meglio…

Un guest post di Giancarlo Fornei, www.giancarlofornei.com

Foto di Giancarlo ForneiParto dal presupposto che la vita è bellissima e merita sempre, di essere vissuta con intensità e passione.

Purtroppo, la maggior parte delle persone “non vive” ma si limita solo a “sopravvivere”.

Dunque, come fare per vivere meglio?

Nel mio ultimo libro “Come Vivere Alla Grande”, racconto nei nove capitoli del libro nove modi per imparare a vivere alla grande la vita e goderla al massimo, come merita.

Mi vengono in mente, per esempio, almeno due consigli al volo che potresti subito far tuoi per cominciare a vivere meglio la tua vita:

1) Sorridi di più.
2) Apprezza ciò che hai.

Il sorriso, non soltanto è contagioso e si trasmette come un virus letale nelle persone che incontri, ma aiuta le persone a vivere meglio, perché le mette nella condizione di accettare meglio i problemi che, purtroppo, la vita stessa ci riserva.

Jim Morrison amava ripetere una frase bellissima: “sorridi sempre”, anche se è un sorriso triste, perché più triste di un sorriso triste, c’è la tristezza di non saper “sorridere”.

Per quanto riguarda il saper apprezzare ciò che si ha, ci accorgiamo sempre delle cose belle che abbiamo intorno a noi, solo, purtroppo, quando ci vengono a mancare.

Ma non sarebbe più intelligente saperle apprezzare subito, quando ancora le abbiamo?

Sulla felicità, il grande scrittore irlandese Oscar Wilde, amava ripetere: “La felicità non è avere quello che si desidera, ma desiderare quello che si ha”.

Fai tuoi questi due banali consigli che trovi anche nel mio ultimo libro, e sono certo che imparerai a vivere meglio anche tu.

Un abbraccio

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale, Scrittore & Mental Coach
“Il Coach delle Donne”

Gli italiani e la pasta, amore finito?

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

PennePasta (7)L’allarme lanciato dal Wall Street Journal è eccessivamente preoccupante, evidentemente però, Oltreoceano ritengono sul serio che il progressivo disamoramento per la pasta da parte degli italiani sia un fenomeno pericoloso e da non sottovalutare. Quali sarebbero per il giornale i motivi di questa inversione di tendenza? Prima di tutto il progressivo interesse degli italiani verso le cucine straniere, poi la paura di ingrassare. Fattori che avrebbero portato ad un calo sostanziale di pasta media consumata, da 40 a 31 kg per ogni nucleo familiare. A comprova di ciò, il quotidiano ha raccolto la testimonianza di una donna di Napoli che quando era ragazzina mangiava pasta due volte al giorno ed è passata adesso a due volte a settimana, preferendo consumare piatti a base di carne, verdure, o sushi o il couscous. Al di là del tono allarmante del pezzo, le cifre riportate rappresentano un interessante spaccato delle nostre abitudini alimentari e della loro evoluzione, segno che non si resta sempre aggrappati a determinate tradizioni, ma si è spinti a provare qualcosa di nuovo. Variare la propria alimentazione non ha mai fatto male a nessuno. E voi, con cosa pranzerete oggi?

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