Mangiare meno migliora vista e memoria

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

La ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Cnr e della Scuola normale superiore di Pisa ha scoperto la relazione tra la quantità di cibo ingerita e la plasticità del cervello, ovvero l’apprendimento e la memorizzazione; in sostanza per avere una memoria ed una vista migliori si dovrebbe mangiare di meno, naturalmente senza esagerare.

Lo studio, pubblicato su Nature Communications, è durato tre anni ed è stato condotto su alcuni ratti da laboratorio, alimentati un giorno sì ed uno no. La ricerca si è concentrata sui circuiti visivi e sull’ippocampo, quella parte del cervello che si occupa della memoria spaziale. Questo particolare regime alimentare ha di fatto migliorato la funzionalità cerebrale.

In effetti da sempre la ricerca di cibo spinge l’uomo ad esplorare l’ambiente e la fame è un fenomeno adattativo.La ricerca guarda anche alle possibili applicazioni, soprattutto nell’ambito della riabilitazione dei pazienti affetti da ictus o ischemie, patologie neurologiche che necessitano di una maggiore plasticità cerebrale per essere curate.

Il commento di Marco Galeazzi al mio ebook Penso Positivo

Un guest post di Giancarlo Fornei, www.giancarlofornei.com

L’ebook è disponibile su Autostima.net

Oggi pubblico il lungo commento di Marco, un giovane amico di Spello, un bellissimo paesino in provincia di Perugia, vicino ad Assisi.

Marco lavora come impiegato amministrativo in un’azienda di Terni, ma il suo sogno è quello di aprie un suo studio da dottore commercilalista.

Sono certo che riuscirà a raggiungere il suo obiettivo, perché lo “sento” pieno di motivazioni e con una gran carica positiva.

A Marco, il mio grazie per il suo bel commento, ricco di particolari e l’auspico che presto, molto presto, possa esaudire il suo desiderio.

Un abbraccio

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale, Scrittore & Mental Coach
“Il Coach delle Donne”

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Il commento di Marco Galeazzi a Penso Positivo
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Il libro di Giancarlo Fornei, a mio avviso è uno dei migliori volumi di  ‘ Nuova psicologia applicata ‘. Tratta magistralmente le motivazioni che ci portano a decidere di intraprendere un percorso di sviluppo e miglioramento personale.

Una strada non semplice se non si ha una profonda motivazione di miglioramento. Magari non siamo soddisfatti della ns. sfera economica, lavoriamo e facciamo una professione che non ci piace, vorremmo conoscere la donna della ns. vita:  in pratica dobbiamo fare decisi il primo grande ma importante passo  ed essere responsabili delle ns. azioni.

Giancarlo Fornei nel suo meraviglioso volume ci insegna il tema della responsabilità. Innanzi tutto dobbiamo pensare in modo positivo, proiettando il ns pensiero e vivere le emozioni di felicità tipiche di chi a superato i propri obiettivi, quelli più impegnativi.

In modo tale che quando li affrontiamo nella realtà  abbiamo la giusta aspettativa di lungo periodo che ci spetta di diritto.

Poi non importa poi se qualche ostacolo ci rende la vita dura ciò che conta è la ns. consapevolezza di essere vincenti e imparare, anche dai ns. errori. Infatti una delle pietre miliari dell’ ottimismo realistico dice  che nella vita nulla è pervasivo ma tutto è estemporaneo.

 Ci tengo molto a precisare che il pensiero positivo, o ottimismo realistico è il miglior atteggiamento che tutti dovremmo acquisire perché migliora la ns. personale ‘ mappa della realtà ‘.

Chi pensa positivo crede in sé e nelle sue potenzialità : si stima.  

L’ autostima è un profondo senso di sicurezza che deriva dalla consapevolezza di credere in sé stessi: nelle proprie capacità e potenzialità. Non c’ è autostima se per primi non sappiamo di volerci bene.

Volersi bene è prendersi cura di sé e non essere causa del ns. personale degrado fisico ed emotivo. Dobbiamo ancorarci verso il ns. successo e imparare a gestire la ns fortuna investendo, anche in noi stessi acquisendo le giuste competenze per il ns. continuo e costante rinnovamento.

Non c’ è pensiero positivo senza realismo. Perché ? Il principale ostacolo al ns miglioramento siamo noi. 

Convinzioni limitanti, idee sbagliate e credenze tipiche del ns. ambiente di vita concorrono a formare la ns. personalità e il ns. carattere.  Dovremmo definire a tavolino quali aspetti della ns. vita non sono ancora perfetti e prendendone coscienza ci dobbiamo autorizzare a cambiare gli schemi che non vanno.

Come fare ? Semplicemente autorizzandoci a perseguire il ns. miglioramento, contando anche su libri come quello proposto da Giancarlo Fornei.

La valenza di due piccole parole ‘ IO POSSO ‘ ci spinge a incorniciare la ns. vita in un contesto più amplio nel quale padroneggiamo quello che un tempo erano le ns. insicurezze. Anche  imparando a parlare con un linguaggio  positivo e propositivo ricordando che il ns. inconscio esegue solo comandi positivi e non riconosce il ‘ non ‘.

Marco Galeazzi – Spello (PG)

Lavorare oggi

Di David Di Luca

Adesso i miei genitori sono molto più tranquilli (o rassegnati) ma credo che per un certo periodo un po’ di preoccupazione l’abbiano provata. Se mi metto nei loro panni, capisco bene che non è confortante vedere il proprio figliolo aggirarsi per casa in pigiama per la maggior parte della giornata. Oltretutto, quando si appartiene a una generazione per la quale il lavoro è quello nei campi o nelle officine, o al limite quello in ufficio. Comunque, certamente per loro non si lavora in pantofole, con il caffellatte in mano, sbatacchiando ad una tastiera.

Questo, comunque, è ciò che sta accadendo un anno dopo aver lasciato quello che potremmo definire un lavoro “classico”: ero dipendente, con tanto di assicurazione ferie bollini. Trovavo la situazione piuttosto comoda, in realtà, specialmente dopo 15 anni di quella che potremmo chiamare “libera professione” (ho avuto prima una partita Iva, poi collaborazioni, CoCoCo ecc.). E diciamoci la verità, non avevo quella grande intenzione di andarmene. Lo stipendio non era enorme, ma riuscivo a gestirmi e a vivere in maniera sopportabile lontano dal nido familiare. Insomma, diciamolo, ero orgoglioso del risultato che avevo raggiunto.

C’è chi dice tuttavia che l’Universo non ti dà quello che vuoi, ma quello che ti serve. Per una serie di situazioni che qui non hanno grande importanza, a un certo punto trovai più opportuno lasciare che rimanere. In realtà, fu una scelta assolutamente razionale, senza alcuna tinta drammatica. Nulla dura per sempre, ed evidentemente quell’esperienza aveva espresso tutto quello che aveva da esprimere.

Certo, la scelta fu resa relativamente più facile dal fatto che c’era un sussidio di disoccupazione su cui ricadere. Ma francamente, non credo fosse quello il punto. Ciò che davvero conta era che avevo riflettuto su ciò che davvero volevo, mi ero domandato se lo stavo raggiungendo o no, e mi ero comportato di conseguenza.

La conseguenza è stata che sono tornato a vivere con i miei, tanto per cominciare. Indubbiamente, con loro ho un rapporto più che sereno, ma anche se così non fosse stato, calcoli puramente economici sconsigliavano di trovare un posto per conto mio. Anche perchè (altra fortuna!) non ho famiglia, e voler stare per conto mio avrebbe sicuramente fatto di me un uomo, ma non avrebbe davvero giovato alle mie finanze.

Insomma, da molti punti di vista sono un privilegiato. Ci sono genitori che avrebbero detto ai loro pargoli: hai voluto la bicicletta, ora pedala. Ma il punto non è questo. Il punto è che occorre stare con i piedi per terra, anche quando l’istinto (o il condizionamento sociale?) ci dice che è bello soffrire per essere ‘indipendenti’.

Ora, se c’è qualcosa che ritengo di aver imparato negli anni passati lontano da casa e poi negli ultimi mesi, è che alla fine quello che ci rimane sempre è la nostra capacità di essere imprenditori di noi stessi. E qui, badate, non sto parlando di prendere un garage e fondarci la Apple.

Questa potrebbe essere una conseguenza. Sto parlando di rimanere sempre in contatto con quello che vogliamo realizzare, verificando periodicamente se ci stiamo avvicinando, oppure se ci siamo infilati in un cul de sac.  Se è così, forse dobbiamo imparare qualcosa di nuovo. In ogni caso, raramente conviene dormire sugli allori. Anche quando gli allori sembrano ‘sicuri’.

Giornata senza tabacco, in Italia si fuma di più

Sono oltre 12 milioni i fumatori in Italia. E’ quanto risulta dai dati diffusi in occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco, che si celebra il 31 Maggio su iniziativa dell’Organizzazione mondiale della sanità. Secondo i dati dell’Oms, il tabacco continua ad uccidere quasi 6 milioni di persone l’anno, tra le quali 600mila sono vittime del fumo passivo, e nel 2030 le vittime del tabacco potrebbero raggiungere gli 8 milioni.

L’Italia è stata una delle prime nazioni ad aver adottato misure di protezione per la salute dei non fumatori con la legge Sirchia del 2003 sul divieto di fumo nei luoghi pubblici. Nonostante ciò, il numero di aficionados delle sigarette è in aumento. Secondo dati della Doxa, fuma il 22,7% dei cittadini sopra i 15 anni: 6,5 milioni sono uomini, 5,3 milioni donne. Lo scorso anno la percentuale di fumatori era il 21,7%: in pratica, oggi fumano 500 mila persone in piu’ rispetto al 2010.

Oddio, è finito il telefilm

Di Francesca Fiorentino, http://www.enxerio.com

L’identikit dello spettatore tipico di telefilm e serie televisive è decisamente canonico e tra le sue caratteristiche principali ce n’è una che si distacca nettamente dalle altre: la fedeltà. Chi è solito guardare questo florido genere televisivo lo fa con una passione ed un’abnegazione rari.

Ecco perché in mancanza della propria serie preferita molti possono subire un contraccolpo psicologico durissimo. Così, seguendo l’onda di un fenomeno nuovo, un gruppo di ricercatori americani si è dedicato ad analizzare quella che chiamano relazione parasociale, ovvero quel sentimento di simpatia fortissima che lega uno spettatore al suo personaggio di riferimento, sia esso il Dr. House o Carrie Bradshaw e che spinge lo stesso spettatore ad entrare in “crisi” quando lo spettacolo arriva alla fine.

La sindrome dell’ultima puntata è di fatto uno stress, certamente non di grande intensità visto che in una scala da 1 a 10 può arrivare a 2,5, ma ugualmente forte. Lo studio condotto dalla psicologa Emily Moyer-Guse dell’Ohio University è partito dal 2008, anno in cui lo sciopero degli sceneggiatori bloccò le produzioni televisive per svariati mesi.

Tra i più colpiti dalla sindrome quelli che seguivano i serial per rilassarsi, chi trovava divertenti le avventure dei personaggi oppure chi tentava di dare una botta di vita ad una quotidianità logora. Nessuna differenza notevole è stata ravvisata tra tra maschi e femmine.

Interessante invece notare quali siano stati i rimedi per risolvere la sindrome: la maggior parte delle persone analizzate si rivolgevano a internet, mentre solo il 15% faceva sport e il 18% passava più tempo con amici e parenti. Inutile dire che per gli spettatori cronici il DVD della propria serie preferita è un vero toccasana.

Canta che si abbassa (la pressione)

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

Audio (Youtube)

Può sembrare un’operazione fine a se stessa, ma stilare l’elenco delle cose che ci fanno sentire meglio ha in realtà un’utilità medica da non sottovalutare, o meglio, ridere, ascoltare musica, canticchiare sono attività che oltre ad incidere positivamente sul nostro buon umore hanno importanti ripercussioni sul nostro stato di salute.

Lo conferma uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Osaka in Giappone. A godere dei benefici derivanti da uno stile di vita più rilassato è la pressione arteriosa che si abbassa sensibilimente.

La ricerca, che ha coinvolto un’ottantina di adulti divisi in quattro gruppi, si è svolta grazie a delle sedute di un’ora ciascuna, ogni due settimane e per tre mesi, durante le quali le persone inserite nei primi tre raggruppamenti cantavano, ascoltavano musica oppure assistevano ad una sit-com, partecipando a delle vere e proprie sessioni di “yoga della risata”, mentre quelle che facevano parte dell’ultimo gruppo non svolgevano alcuna attività specifica.

I soggetti sottoposti a “cura” del sorriso e del canto hanno registrato una riduzione media della pressione rispettivamente di 6 e 7 mmHg (millimetri di mercurio), un beneficio che si è protratto anche dopo il termine di periodo dello studio.

Nonostante i ricercatori nipponici non abbiano saputo spiegare il perché di questo abbassamento, la motivazione è facilmente deducibile da altri studi del passato che hanno indagato proprio sul legame tra respirazione e ipertensione: un ritmo del respiro più lento e controllato influirebbe sull’attività del sistema nervoso simpatico responsabile della vasocostrizione e quindi dell’innalzamento della pressione.

Ecco perché il canto potrebbe essere un alleato piacevole nella lotta alla pressione alta.

Riviste, torna “Autografo”

Fonte: Edizioni Interlinea

Dall’estate 2011 Interlinea e il Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia tornano a pubblicare “Autografo”, una delle riviste di letteratura italiana più autorevoli, fondata da Maria Corti e interrotta dopo la sua morte.

I nuovi direttori del semestrale, caratterizzato da numeri monografici sui maggiori problemi e autori del Novecento, sono Maria Antonietta Grignani e Angelo Stella, mentre fanno parte del comitato scientifico Franco Contorbia, Gabriele Frasca, Gianfranca Lavezzi, Anna Longoni, Niva Lorenzini, Clelia Martignoni, Anna Modena, Giuseppe Polimeni e Carla Riccardi, con un comitato scientifico internazionale.

Il primo numero della nuova serie è intitolato La “scommemorazione”. Giorgio Manganelli a vent’anni dalla scomparsa: volume monografico con gli atti della giornata di studi (Pavia 11 novembre 2010), con inediti e immagini, di pagine 272. Il prossimo numero sarà dedicato ad Andrea Zanzotto, con inediti e testimonianze, in occasione dei suoi 90 anni.

Chi si abbona può anche acquistare numeri arretrati della rivista di cui restano le ultime copie.

è possibile utilizzare il modulo allegato oppure andare sul sito di Interlinea  all’indirizzo www.interlinea.com/autografo o inviarci un’e-mail all’indirizzo ordini@interlinea.com.
Restiamo a disposizione per eventuali chiarimenti al numero    0321 612571    e ringraziamo della fiducia e dell’attenzione.

Con un cordiale saluto.

Link:
AUTOGRAFO

IL PROSSIMO NUMERO DELLA RIVISTA
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I NUMERI DISPONIBILI DI “AUTOGRAFO”

Centro Manoscritti Università di Pavia

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