Aggiornamento sulla storia di Usui

Un guest post di Fabiana del Torto

Miei cari ricercatori,
vediamo come si può passare da una storia tramandata oralmente, diventata quasi una leggenda, senza “buttare via” il buono intento e la profondità dell’evento, ed arricchirla con un approfondimento concreto, reale, documentabile. Sto parlando della vera storia di Mikao Usui: di ciò che vi ho raccontato in un precedente articolo, e di ciò che mi pare sia doveroso dettagliare alla luce di documentabili prove moderne. Prendiamo e manteniamo quindi vera l’essenza della storia orale, non ripeterò in questa occasione tutti i dettagli, e arricchiamola con queste nuove conoscenze.

> Inizialmente in occidente si era creduto che Usui fosse cristiano, ma negli ultimi anni dopo minuziose ricerche sono state trovate documentazioni sulla sua vita e sulle sue origini. Usui discende da una famiglia buddhista della scuola Tendai. Da giovane è sempre stato uno studente molto volenteroso e nell’età adulta ha iniziato a compiere moltissimi viaggi, soprattutto in Cina, e poi spostandosi verso l’occidente, dove ha approfondito le sue conoscenze filosofiche e spirituali, studiando anche gli antichi Sutra. Un giorno si recò sul monte Kurama, a Kyoto l’antica capitale del Giappone in un ritiro di 21 giorni di digiuno e meditazione. Tornato a Tokyo iniziò a praticare Reiki alla sua famiglia e in seguito, nell’aprile del 1922 aprì una clinica Reiki in Harajuku, Aojuma, Tokyo.

Egli si dedicò alla cura dei malati, e all’insegnamento di Reiki, e successivamente aprì una seconda clinica più grande a Nakano fuori Tokyo. Nel settembre del 1923, ci fu un grande terremoto e Mikao Usui curò e salvò molte persone.

Morì il 9 marzo 1926 a Fukuyama nelle vicinanze di Hiroshima e suo figlio, avuto dalla moglie Sadako Suzuki, continuò ad occuparsi della clinica e delle guarigioni.

Oggi a Tokyo, nella zona Suginami, nel Tempio Saihoji si trova la tomba di Usui con un monumento commemorativo alla sua vita dedicata alla ricerca e all’ insegnamento di Reiki. Il lignaggio di Reiki conosciuto in occidente, ha come successore di Usui, il dott. Chujiro Hayashi, uno dei migliori allievi di Mikao Usui. Hayashi, medico e omeopata, che si occupò della clinica Reiki, anch’esso dedicò la vita alla cura, alla pratica e all’insegnamento di Reiki. Morì il 10 maggio 1940. La terza maestra di Reiki fu una esile signora giapponese, Hawayo Takata, che si presentò alla clinica di Hayashi con 2 tumori, per farsi curare. Guarì, e come riconoscimento iniziò ad apprendere la strada di Reiki con moltissima dedizione.

Lavorò a lungo nell’ospedale di Hayashi finchè si trasferì dapprima nelle Hawaji e poi in California. In USA aprì una scuola di Reiki e nel corso della sua vita preparò 22 Reiki masters. Fu l’inizio della grande diffusione di Reiki negli Stati Uniti. Hawayo Takata morì all’età di 80 anni nel 1980.

I suoi allievi master Reiki furono: George Araki, Dorothy Baba, Ursula Baylow, Rick Bockner, Patricia Bowling, Barbara Brown, Fran Brown, Phyllis Furumoto, Beth Gray, John Gray, Iris Ishikuro, Harry Huboi, Ethel Lombardi, Barbara McCullough, Mary McFayden, Paul Mitchell, Bethel Phaigh, Shinoby Saito, Virginia Samdahl, Wanja Twan, Barbara Ray, Kay Yamashita.

Dapprima negli Stati Uniti, successivamente in Australia e in tutta Europa, Reiki ha avuto in soli 20 anni una enorme diffussione in tutto il mondo.

Esiste anche a Tokyo un filone di Reiki della scuola tradizionale giapponese di Reiki sviluppato dagli allievi diretti del Dott. Hayashi. Si chiama Reiki Usui Shiki Ryoko Gakkai, ed era stata fondata proprio da Mikao Usui. Il nome significa: scuola di Reiki per la guarigione naturale di Usui. In Italia il sistema giapponese è stato portato dal Rev. Inamoto Hyakuten ed è chiamato Komyo Reiki. A livello di efficacia non c’è differenza alcuna ed a livello di pratica non esiste una reale differenza fra i 2 metodi Reiki entrambi validi e comunque sempre fedeli all’ insegnamento originale e tradizionale di Usui.

Alla domanda posta al maestro Paramhansa Yogananda:
” E’ più saggio l’Oriente o l’Occidente”
egli rispose:
” L’ignoranza è equamente ripartita in tutto il mondo”
Da: Aforismi per la vita Paramhansa Yogananda

Nel prossimo articolo continueremo il nostro viaggio nel mondo Reiki.

Continua…

Parlare col corpo aumenta la comprensione

Fonte: www.naturaebenessere.it

Potremmo dire che noi italiani siamo avvantaggiati rispetto ad altre popoli; ci piace parlare ed accompagnare le nostre parole con gesti delle mani e “smorfie” particolari. Un’abitudine che si rivela col tempo una strategia comunicativa vincente. E lo dimostrano i test fatti dall’equipe di neuroscienziati della Cornell University di New York secondo cui osservando una persona che accompagna a un racconto movimenti esplicativi si mettono in moto le stesse aree del cervello legate alla comunicazione, con aumento dei picchi nell’attività cerebrale.

I ricercatori hanno lavorato con dodici adulti, sottoponendoli per quattro volte all’ascolto di una favola di Esopo letta da una donna. In tre casi il racconto è stato accompagnato anche da un video in cui l’attrice arricchiva la lettura con gesti e movimenti. Dopo aver analizzato i tempi di risposta allo stimolo del cervello, raccolti tramite una risonanza magnetica, i medici hanno riscontrato una crescita sensibile dell’attività cerebrale, in corrispondenza del racconto mimato.

Ad essere stimolate, le aree del cervello che controllano la pianificazione e l’esecuzione delle azioni e quelle legate alla comprensione linguistica. Proprio per questo, nel caso del racconto mimato, l’area di Broca, deputata alla produzione del linguaggio, mostra una diminuzione dell’attività; altre parti del cervello preposte alla comunicazione gestuale lavorano di più.

Quelli che piacciono a me: Omar Falworth, “Conoscersi accettarsi migliorarsi”

 

Falworth è un autore bizzarro. La cosa che mi ha colpito di più la prima volta che ho letto “Conoscersi accettarsi migliorarsi” è stato il fatto che il colore dell’inchiostro cambiava mano a mano che si scorrevano le pagine.  Rosso… verde…indaco…blu… tutto insomma tranne che il classico nero.

Ma non finisce qui. Nelle pagine di questo libro troverete di tutto. Scritte di traverso, testo sparso, macchioline. macchiolone, freghi attraverso i paragrafi, continui cambi di corpo tipografico… tutto, insomma, perchè impariate la sottile arte dell’accettazione, che è poi la base di questo libro.

Con il tè bollente, aumenta il rischio di cancro

Fonte: www.naturaebenessere.it

Bere una tazza di tè rappresenta per molte persone una pausa corroborante in mezzo alle solite, frenetiche giornate di lavoro. Bisogna però stare molto attenti alla temperatura della bevanda; un recente studio iraniano, pubblicato sul British Medical Journal, rivela che assumere l’infuso a più di 70 gradi aumenterebbe sensibilmente il rischio di cancro all’esofago. Ecco perché è consigliabile aggiungere sempre un po’ di latte freddo (all’inglese insomma). L’esofago è un tubo che collega la bocca allo stomaco e circa mezzo milione di persone all’anno è colpito da tumore a questo tratto dell’apparato digerente. In genere si consideravano alcool e tabacco tra i principali fattori di rischio; le analisi degli studiosi di Teheran, invece, hanno aggiunto tra gli elementi scatenanti anche le alte temperature di bevande e cibo. L’equipe è partita analizzando la popolazione che abita in una provincia settentrionale iraniana, il Golestan, che ha il più alto tasso al mondo di questa particolare patologia, ma dove l’abitudine di fumare e bere alcool è molto bassa. I partecipanti all’esperimento erano invece tutti accaniti bevitori di tè.

Che fai, menti?

Un guest post di Giancarlo Fornei, www.giancarlofornei.com

Dimmi che non hai mai sperato, almeno per una volta, di cercare di capire se la persona che avevi davanti Ti stava mentendo! Io sì, ammetto candidamente di averci pensato, anche più di una volta.

Poi ho cominciato a leggere autori come “Vera F. Birkenbihl, Desmond Morris, Paul Watzlawick, Paul Ekman, Mackenzie Davey, ecc.” e qualche risposta, sul linguaggio del corpo, me la sono data.

Parto da un dato di fatto. Chi studia e si occupa di comunicazione, sa bene che il “linguaggio del corpo” è importantissimo ed ha un peso specifico molto alto, ben il 55%, nella comunicazione interpersonale.

Il linguaggio del corpo, insieme al “para verbale”, ovvero, come diciamo le parole, è gestito dall’emisfero destro del nostro cervello, pertanto, è guidato dall’inconscio. Quindi, ho una brutta notizia per Te: è praticamente incontrollabile.

Significa che io e Te, nonché tutte le altre persone che stanno leggendo l’articolo, comunichiamo con il nostro corpo molto più di quanto possiamo esserne consapevoli. Spesso, noi diciamo una cosa con le parole e il nostro corpo né comunica una diversa.

Per esempio, se volessimo analizzare gli atti e il movimento del nostro corpo quando accompagniamo una bugia, potremmo sorridere pensando ai bambini: quando dicono una bugia, inconsciamente sono portati a coprirsi la bocca con una mano.

Col passare degli anni, tendiamo a mascherare questo gesto inconscio: gli adolescenti muovono le dita intorno alla bocca, mentre noi adulti ci tocchiamo spesso il labbro superiore, il naso oppure le guance.

Un’altra delle cose che dobbiamo tenere in considerazione è che quando mentiamo, aumentiamo la frequenza con cui ci tocchiamo il volto. Lo facciamo già normalmente quando parliamo con le persone, ma studi scientifici hanno dimostrato che quando mentiamo portiamo più spesso le mani al volto.

Altri piccoli segnali possono essere il pizzicotto al mento; la pressione delle labbra; il colpetto al naso; la grattatina alla guancia o alle sopracciglia; la tiratina del lobo dell’orecchio o la lisciatina dei capelli.

Sembra che questi gesti non li facciamo solamente quando mentiamo, bensì anche quando non siamo molto convinti di quello che diciamo.

Ti consiglio, comunque, di non prendere alla lettera tutti questi gesti e condannare immediatamente la persona che hai davanti. In realtà potrebbe avere un semplice prurito al naso o alla bocca, che Tu interpreti in maniera errata.

Fai come suggeriva Carl Gustav Jang a un suo giovane studente: “Impara tutto quello che puoi sulla teoria, ma quando sei di fronte all’altro, dimentica il manuale!”

Lasciami pure un commento al post.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”

Autore di Penso Positivo e Donne in Crisi

Fotogrammi di successo

A volte nella nostra testa giriamo dei gran brutti film. Vero o no? Succede che uno si immagina le cose peggiori, e se le ripete e ripete un gran numero di volte. Il che tra le altre cose è uno dei modi più sicuri per far sì che queste profezie si realizzino.

Forse  è il momento di cambiarlo, ‘sto film. Di prederne coscienza del fatto che noi ne siamo i registi. Allora, vi consiglio questa tecnica che per me ha funzionato più che discretamente. Immaginate di vedere il film che scorre, e di infilare tra i fotogrammi neri un fotogramma bianco. Poi un altro, poi un altro ancora. Probabilmente anche a voi capiterà di sentirvi un po’ diversi. Magari non sulla cima del mondo, ma qualcosa è cambiato.

Per me, come dicevo, è una tecnica molto utile. L’ho messa in piedi ispirandomi a Anthony Robbins, ma anche sul principio della pubblicità subliminale. Sapete, quella che un tempo infilavano nei film per farci venire sete. Solo che in questo caso la usiamo a nostro vantaggio.

Un bel passo avanti.

Nati due gemelli da ovocita “supercongelato”

Fonte: www.naturaebenessere.it

Pochi giorni fa sono venuti al mondo due gemellini la cui nascita rappresenta un notevole passo avanti nel campo della fecondazione artificiale; i piccoli sono stati concepiti con una nuova tecnica di supercongelamento degli ovociti messa a punto dal centro di medicina della Riproduzione dello European Hospital di Roma.

Gli studiosi hanno notato che riducendo dagli attuali 196 gradi sotto zero a 210, la temperatura alla quale vengono congelati gli ovociti, il processo diventa nove volte più veloce e così si contribuisce a migliorare la salute dell’ovocita stesso, perché la parte più delicata, quella che contiene i cromosomi, viene protetta di più.

Anche la madre ottiene dei benefici visto che la velocità di tutto il meccanismo fa ridurre i cicli di stimolazione ormonale della donna. Utilizzando la tecnica dell’iniezione dello spermatozoo dell’ovocita (Icsi) sono stati ottenuti e trasferiti tre embrioni, dai quali sono nati i due gemelli.

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