Aziende e magazzini-Just-in-time a tutti i costi?

Un guest post da www.planconsulting.it/blog

Un tempo le aziende avevano enormi magazzini;

oggi usando l’ elaborazione elettronica dei dati, le informazioni sugli ordini vengono trasmesse in tempo reale e le aziende possono produrre solo quello che serve, consegnarlo nel minor tempo possibile, senza neppure far transitare il prodotto dal magazzino.
Ma cosa più importante possono controllare e seguire le preferenze dei clienti e fare una produzione programmata. In tal modo si abbattono i costi connessi con il mantenimento delle scorte e la gestione del magazzino.
Allora Just-in-time a tutti i costi?

E’ sbagliato pensare di poter applicare il metodo del “just-in-time” (scorte tendenti a zero) ad ogni tipologia di azienda.

Sarebbe fantastico avere zero scorte, zero attese, zero ritardi, zero burocrazia, zero inefficienze…….In realtà la presenza di una certa quantità di scorte per alcune aziende, soprattutto di piccola e media dimensione, il più delle volte è utile se non addirittura indispensabile.

Senza scorte si rischia di non poter soddisfare in tempo la domanda dei clienti o addirittura un blocco della produzione per mancanza di materie prime.

Al contrario una quantità eccessiva di scorte può comportare l’ immobilizzazione del capitale circolante e di conseguenza maggiori oneri finanziari che vanno ad influenzare il risultato economico.

E’ quindi necessaria una oculata gestione degli approvvigionamenti e degli stock in tutte le imprese, indipendentemente dalla loro dimensione.

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A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi Ufficio Finanziamenti Plan Consulting

Occhi specchio dell’anima (e non solo)

Fonte: www.naturaebenessere.it

Anche in questo caso la saggezza popolare trova grandi conferme nella ricerca ricerca scientifica. Quando si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima, non si tratta solo di un modo di dire, ma di una verità inconfutabile. E’ proprio dallo sguardo che noi riconosciamo una persona. Lo sostengono i ricercatori dell’Università di Barcellona, secondo cui gli occhi sono la prima cosa che guardiamo in una faccia familiare, per riconoscerla in fretta e per carpire delle informazioni utili.

Lo studio, pubblicato nella rivista Computational Biology, rivela che subito dopo gli occhi, il nostro sguardo si concentra sulla forma della bocca e subito dopo sul naso. Utilizzando dei software visivi, i ricercatori hanno scoperto che gli occhi possono essere sufficienti per riconoscere un volto familiare, mentre non lo sono il naso e la bocca. Atri fattori, come l’età della persona, non sono presi in considerazione.

“La stanza delle torture” di Cinzia Donati

Di David Di Luca

La stanza delle torture

Oggi un… “postino” veloce veloce per raccomandarvi il libro di un’amica. Si tratta di una serie di interviste a personaggi di varia foggia & natura. Come tutti i libri di questo tipo ci consente di trarre spunto dalle vite dagli altri, e quindi alle fine si impara qualcosina. Insomma… compratelo. Basta fare clic qui.

“The Attractor Factor” di Joe Vitale

 Recensione di Giancarlo Fornei

Attractor FactorDevo ammettere che non conoscevo Joe Vitale e neppure il suo splendido libro Attractor Factor. L’ho letto per puro caso, dopo che mi era stato suggerito da un amico (come spesso accade il passaparola è fondamentale).

12 euro spesi bene, spalmati in 219 pagine che contengono una marea di informazioni su come attrarre verso noi stessi la ricchezza.

Semplice nella scrittura e pieno di consigli interessanti. Nella parte finale scivola un po’ sulla spiritualità ma è del tutto naturale scoprendo il personaggio che lo ha scritto. Bello, lo consiglio da leggere, utile anche per definire bene obiettivi.

Voto da 1 a 10: 9 e mezzo.

Buona lettura, puoi trovarlo a questo link

Andare in bicicletta (ma anche nuotare) non si dimentica mai

E’ come andare in bicicletta. Un adagio popolare che però ha anche importanti fondamenti scientifici. Lo dimostra lo studio pubblicato su “Nature Neuroscience”, secondo cui pedalare è uno di quegli automatismi che non si scordano. Rimettersi in sella e partire non è mai un problema per nessuno e lo stesso discorso vale per sciare, mangiare con le bacchette e nuotare. Il segreto di questa capacità del nostro cervello sta in una cellula nervosa che regola i meccanismo dei ricordi motori.

In pratica per noi è più facile ricordare come si fanno correttamente gli addominali piuttosto che una poesia di poche righe. Il motivo sta nei collegamenti tra le cellule nervose che stimolano l’apprendimento. In particolare gli scienziati hanno focalizzato la loro attenzione sulle connessioni tra cellule nervose nel cervelletto, la parte che immagazzina dati sul coordinamento dei movimenti, scoprendo che un particolare tipo di cellula, il cosiddetto strato molecolare interneuronale, fa da “custode” agli impulsi neuronali.

In sostanza, come sostenuto dal dottor Peer Wulff, esiste una cellula che traduce i segnali che provengono dal cervelletto in un particolare codice che a sua volta diventa ricordo. Questo meccanismo, inoltre, funziona ogni volta che apprendiamo una nuova abilità motoria. Chi ha sofferto di disordini cerebrali, come l’infarto o la sclerosi multipla potrebbe, grazie a questa ricerca, ricominciare a fare una vita normale grazie a protesi in grado di riprodurre questi meccanismi nervosi.

“Il giorno prima della felicità” di Erri De Luca

Il giorno prima della felicità

Di Paola Romagnoli e Andrea Masanotti

La storia e’ ambientata a Napoli  durante il  dopoguerra in un palazzo   nel cui   seminterrato un bambino vive da solo . Solo l’enigmatico portinaio conosce la sua situazione e si preoccupa di i portargli i pasti . L’orfano vive solo e libero.

Va a  scuola  e nel tempo libero gioca a pallone nel cortile del condominio, innamorato del riflesso della bambina del terzo piano che giunge fino alla sua stanzetta.

Soltanto  quando sara’ un po’ cresciuto  avra’  un compagno per   giocare a carte  : il portiere del palazzo, un uomo in grado di percepire i pensieri della città e di  raccontare tante storie su  Napoli.

Il ragazzo si vedrà raccontare gli eventi precedenti alla sua nascita, quando la città , con le sue giornate di eroica resistenza, si era preparata al giorno di felicità della liberazione.

Quando tornerà la bambina del terzo piano, ormai una donna e con un passato misterioso, il custode dovrà anche prepararlo a vivere il giorno di felicità che attende il giovane con la tensione di un agguato e la forza di portarlo lontano dalla sua fanciullezza.

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E’ ufficiale: essere ragazze è faticoso

Fonte:  www.naturaebenessere.it

Un luogo comune, supportato ora da una ricerca scientifica. Le donne sono effettivamente più sensibili degli uomini e la dimostrazione arriva da uno studio condotto dal National Institute of Mental Health.

L’attività cerebrale di un campione, formato da 34 fra ragazzi e ragazze tra i 9 e i 17 anni, è stato monitorato grazie alla risonanza magnetica. Nelle ragazze le aree del cervello deputate alle emozioni e alle relazioni interprersonali (come l’amigdala, l’ipotalamo e l’ippocampo) sono più pronunciate rispetto ai maschi, soprattutto con l’avanzare dell’adolescenza. Questo spiegherebbe perché le “femminucce” abbiano una maggior propensione alla depressione e vivano con inquietudine e angoscia i rapporti interpersonali.

Il riconoscimento e l’appartenenza sociale sono al centro dei pensieri femminili e a una maggior aspettativa in questa direzione corrisponde inevitabilmente anche una maggior delusione quando la tanto desiderata approvazione non si verifica.

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