Libri, “Falso e Falsi”

Fonte: Ufficio Stampa Edizioni Ets

Il volume è disponibile su Amazon.it

Il frontone di un tempio greco, la Gioconda, un Rolex, una pizza, un iPod, un biglietto da un dollaro, una pagina miniata, una foto di Elvis Presley, il coccodrillo griffe della Lacoste. Ecco una serie di immagini per rendere conto della complessità di un tema – il falso – che attraversa ogni ambito della nostra vita sociale e culturale, presente nella letteratura, nell’arte, nella storia, nella tecnologia, nella musica e nella moda, investendo di conseguenza diversi ambiti di studi.

Si rappresentano così molti aspetti della problematica del falso che in questo libro vengono discussi. Studiosi di ambiti disciplinari diversi, dalla filologia all’informatica, dalla semiotica alla letteratura e alla linguistica si sono confrontati sulla problematica del falso e della contraffazione, indagandone l’aspetto teorico e proponendo nuove letture, interessanti scoperte e accorte puntualizzazioni.

Luisa Scalabroni è Professore associato di Semiotica delle arti per i corsi di Scienze della comunicazione dell’Università di Palermo. Conduce ricerche nei settori delle arti figurative e della comunicazione pubblicitaria. Collabora al Laboratorio di Pubblicità e Comunicazione della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Palermo. Ha pubblicato fra l’altro Vanitas (1999), Amorelli. L’istinto del segno (2002) e Forme e ruoli della cornice nella rappresentazione pittorica (2008).

Arriva l’apparecchio acustico dentale

Di Francesca Fiorentino, http://www.enxerio.com

Svolta nel campo della cura della sordità; è stata costruita la prima protesi acustica al mondo in grado di trasmettere il suono attraverso i denti. Sarà commercializzata presto anche in Europa, dopo aver ottenuto il via libera dalla Food and Drug Administration americana.

La protesi, che non richiede intervento chirurgico e può essere facilmente rimossa, sfrutta la conduzione del suono attraverso le ossa, con risultati ottimi in termini di qualità dell’ascolto. Soundbite è composto da un piccolo microfono collocato nella parte esterna dell’orecchio ed è collegato ad un trasmettitore, posto dietro al padiglione auricolare, legato attraverso un filo sottile e trasparente. I suoni vengono raccolti e trasmessi attraverso un sistema wireless al dispositivo dentale, posizionato dietro all’ultimo molare.

La vibrazione dell’osso arriva fino alla coclea, la parte uditiva dell’orecchio interno, e arriva poi fino al cervello attraverso il nervo acustico. E’ una precisazione importante quest’ultima, poiché l’apparecchio è indicato solo per alcuni tipi di sordità, quelli in cui funzionalità della coclea e del nervo acustico è intatta.

Il sapere, senza l’azione, non serve a nulla…

Un guest post di Giancarlo Fornei, http://www.giancarlofornei.com

Foto di Giancarlo ForneiA cosa serve leggere tutti i libri del mondo se poi non metti in pratica il loro contenuto?

A nulla, assolutamente, a nulla!

Non mi stancherò mai di ricordarti, sia dalle pagine di questo blog sia durante i miei seminari, che il sapere, da solo, serve a poco.

Devi imparare a mettere in “azione” il sapere.

Devi leggere un libro, partecipare ad un seminario, ascoltare un audio corso e poi, agire subito!

Solo così, potrai far diventare Tuo, il sapere di qualcun altro.

Ricorda: il sapere, senza l’azione, non serve a nulla!

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale, Scrittore & Mental Coach
“Il Coach delle Donne”

Arriva l’autopsia virtuale

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

Audio (YouTube)

Potremo presto dire addio alla vecchia autopsia. Grazie ad uno studio inglese l’esame autoptico come noi lo conosciamo sarà soppiantato da un’analisi virtuale, ugualmente accurata ma meno cruenta. L’equipe del dipartimento di Medicina Legale dell’Università di Leicester ha messo a punto la cosiddetta “virtopsia”, un procedimento che utilizza la coronografia e la Tac multistrato per l’autopsia di cuore e coronarie.

L’esame avviene tramite l’iniezione di un liquido di contrasto nella carotide del cadavere (previo consenso dei familiari), e permette di vedere non soltanto l’interno dell’arteria, ma anche la sua parete. Secondo alcuni medici, questa metodica può integrare, ma non sostituire, il normale esame anatomo-patologico, l’unico in grado di evidenziare alterazioni della centralina elettrica cardiaca.

Ma dall’Inghilterra fanno sapere che continueranno a battere la strada tracciata, istituendo dei corsi online per aspiranti medici legali. Chi invece è già all’avanguardia negli studi sull’autopsia virtuale è la Svizzera dove il team dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Zurigo ha messo in piedi il progetto “Virtopsy”, una tecnologia che sfrutta la combinazione di Tac, risonanza magnetica, angiografia e biopsia per analizzare nel dettaglio eventuali danni a scheletro e cervello; è possibile anche tracciare il percorso di una pallottola all’interno dell’organismo.

La macchina poi effettua una copia in 3D del corpo analizzato, copia che poi potrà essere esaminata con attenzione certosina. Ad oggi sono state effettuate un centinaio di scansioni e nell’ottanta per cento le cause del decesso sono state determinate con certezza.

730 gratis a Pisa grazie agli studenti di Ragioneria

Di David Di Luca

Futuri ragionieri compilano gratis la dichiarazione dei redditi. Accade a Pisa, dove gli studenti dell’Istituto Tecnico Commerciale ‘Antonio Pacinotti’, sotto la supervisione del Caf-Centro Assistenza fiscale Acli, attiveranno dal 14 aprile un servizio completo di compilazione del modello 730 per il 2011 e di calcolo dell’Ici. Saranno  29 studenti della scuola ad occuparsi di ogni aspetto tecnico e pratico. I ragazzi compileranno i moduli on line alla presenza del cliente, manderanno i dati al Caf per il controllo, e nel giro di due settimane richiameranno per i risultati.

Tifo, passione a rischio per il cuore

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

Audio (Youtube)

Il tifo per la propria squadra può essere un rischio per il cuore dell’appassionato sportivo, in tutti i sensi. Per questo i ricercatori del Good Samaritan Hospital e dell’Università di Los Angeles propongono di usare farmaci come aspirina e betabloccanti per evitare attacchi cardiaci e consigliano ai supporters più esagitati di frequentare dei corsi di meditazione trascendentale per imparare a rimanere più calmi.

La scarica di adrenalina che si verifica nell’organismo durante una partita può essere infatti davvero letale; naturalmente ci riferiamo a coloro che già hanno dimostrato familiarità con patologie cardiovascolari. Ma a rischio sono anche le persone sane, specialmente se si tratta di fumatori o se non rinunciano ad alcool e droghe.

Durante i mondiali di calcio del 2006 in Germania si registrava un aumento di due volte e mezza dei casi di infarto e di tre volte di quelli di aritmie cardiache proprio nei giorni in cui scendeva in campo la nazionale tedesca. Tante anche le “vittime” del Super Bowl e in Canada quelle delle seguitissime partite di hockey.

Nube giapponese, esperti Ame-Aim-Ait: nessun pericolo per il nostro paese

Fonte: Ufficio Stampa Ame – Aimn – Ait

“Alla luce dell’imminente transito sull’Italia di una nube contente particelle radioattive scaturita dall’esplosione in Giappone, vogliamo rassicurare la popolazione che si trova nel nostro Paese sul fatto che, ad oggi, non esiste alcun rischio di contaminazione – hanno dichiarato in una nota congiunta l’Associazione Medici Endocrinologi (AME), l’Associazione Italiana Medicina Nucleare (AIMN) e l’Associazione Italiana Tiroide (AIT)”.

Non è, quindi, raccomandata alcuna misura terapeutica o preventiva, poiché il livello di radioattività è, infatti, estremamente basso e non eccede in maniera significativa la normale esposizione ambientale.

Tuttavia, alla luce delle continue notizie riguardanti l’esplosione della centrale nucleare giapponese a Fukushima, le 3 Società Scientifiche ritengono opportuno fare alcune precisazioni.

Le categorie maggiormente a rischio sono le donne in gravidanza e i bambini di età inferiore ai 10 anni. Per quanto riguarda le donne in stato di gravidanza, il vero rischio è a carico del feto, particolarmente sensibile agli effetti nocivi delle radiazioni. Nel primo trimestre di gravidanza, durante la formazione degli organi nel prodotto del concepimento, possono verificarsi malformazioni a vari organi e apparati. A partire dal secondo trimestre, quando la tiroide è già formata e funzionante, lo iodio radioattivo eventualmente assorbito dalla madre si accumula anche nella tiroide del feto. Questo può ridurre la capacità della tiroide di produrre ormoni e determinare un quadro di ipotiroidismo congenito. Un’altra categoria a rischio aumentato sono i pazienti affetti da insufficienze renale in terapia con dialisi, a causa di una ridotta capacità di eliminare le sostanze radioattive contaminanti e di una maggiore sensibilità alle radiazioni.

Nelle persone che si trovano nelle immediate vicinanze di materiale radioattivo che emette radiazioni con elevata intensità, i danni maggiori e più precoci sono al midollo osseo e all’intestino con conseguente suscettibilità alle infezioni, possibili emorragie e malassorbimento del cibo. Questa condizione si chiama sindrome acuta da radiazioni e si verifica solo per livelli di radioattività molto elevati, non raggiunti nel corso dell’incidente a Fukushima. Questa minaccia non riguarda, infatti, la popolazione generale ma solo il personale che si trova all’interno o nelle immediate vicinanze del reattore al momento dell’incidente.

Per la popolazione che vive nelle zone limitrofe, o che mangia alimenti contaminati provenienti dalle zone a rischio, il pericolo deriva dalla possibile ingestione con il cibo o inalazione dall’aria di sostanze disperse in seguito all’incidente. Caratteristico è stato il riscontro di latte radioattivo in seguito all’incidente di Chernobyl come conseguenza dell’erba contaminata mangiata dalle mucche.

Le sostanze rilasciate in seguito all’incidente sono, oltre allo 131I: lo Stronzio-90, assorbito dall’osso, che può causare tumori ossei e leucemia; il Cesio-137 che si accumula con preferenza nei muscoli; il Plutonio che è tossico soprattutto se viene inalato e può causare tumori del polmone.

Per arginare un’eventuale esposizione a sostanze radioattive,  la somministrazione di un eccesso di iodio non radioattivo, sotto forma di ioduro di potassio (KI) può ridurre, fino a bloccare, l’accumulo dello iodio radioattivo all’interno della tiroide.

Sulle possibili malattie che la popolazione giapponese rischia di contrarre a livello delle ghiandole endocrine, l’unica ghiandola endocrina che corre il rischio di ammalarsi in seguito alla contaminazione da sostanze radioattive è la tiroide. Tra le sostanze radioattive disperse nell’ambiente in seguito al danno del reattore di Fukushima, c’è lo iodio-131. Lo iodio si accumula nella tiroide e vi rimane per alcuni giorni. La tiroide, però, non è in grado di distinguere lo iodio radioattivo (131I) dallo iodio normale, non radioattivo. In presenza di elevate concentrazioni di 131I nei liquidi o nei cibi, questo si accumula nella tiroide e irradia le cellule di questa ghiandola. L’irraggiamento della tiroide da parte dello 131I, non necessariamente esita in un danno clinicamente rilevante. Lo 131I viene impiegato normalmente in diagnostica per lo studio della funzione tiroidea e non provoca alcun danno alle bassi dosi somministrate. Il nostro organismo, infatti, è dotato da sempre di sistemi per la riparazione dei danni indotti da basse dosi di radiazioni, a cui siamo costantemente esposti per la presenza di elementi radioattivi nel terreno e attraverso l’atmosfera con le radiazioni cosmiche.

Quando i danni prodotti dalle radiazioni eccedono la capacità riparatrice dell’organismo, possono tradursi in un danno clinicamente rilevante. La possibilità che questo avvenga aumenta con l’aumentare della dose di radiazioni a cui è esposta la tiroide. Per livelli di radiazioni elevati (superiori a 100 mSv nell’adulto) la probabilità di ammalarsi di tumore della tiroide aumenta in modo significativo. L’esperienza di Chernobyl ci ha insegnato che i tumori della tiroide indotti dalle radiazioni compaiono dopo circa 10-20 anni.  E’ necessaria, pertanto, anche se limitata alle sole zone esposte alla sorgente radioattiva, la sorveglianza medica per tutta la vita dei soggetti eventualmente contaminati

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