> Tecnologia? No grazie

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

Italiani popolo di amanti della tecnologia? Neanche per sogno. Secondo un recente sondaggio il 37,7% dei nostri connazionali non ama o addirittura disprezza ciò che è tecnologico, mentre il 32,7% accetta gli ultimi ritrovati informatici senza un eccessivo trasporto. Solo un 29,5% si dice entusiasta del progresso tecnologico e si autodefinisce un “dipendente”.

Refrattari a microchip e affini sono risultati i residenti al sud, al di fuori delle città medio grandi e grandi e con un titolo di studio che non supera la licenza media. A sorpresa i tecnofili più accaniti sono risultati quelli tra i 54 e i 64 anni, mentre i 25-34enni si sono dimostrati un po’ più intolleranti.

Quanto al potere della tecnologia, lo si apprezza perché consente di essere più efficienti, come sostiene il 46% degli intervistati, mentre il 42% è convinto che la tecnologia possa aiutare soprattutto a comunicare con gli altri o a semplificare la vita (39%). Chi la odia invece mal digerisce la sedentarietà figlia del progresso tecnologico, l’isolamento che spesso produce, i suoi costi elevati e la sua incomprensibilità.

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Spoilerare non è peccato

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

Il termine “spoilerare” è diventato familiare nel tempo. Questo neologismo inglese, che vuol dire sostanzialmente “rovinare”, viene usato dai giornalisti quando si danno informazioni preziose sui finali delle serie televisive o dei film, spiegando al lettore che in quel determinato articolo potrebbe scoprire elementi della trama di un’opera, tali da compromettere il suo divertimento; questo perché si è portati a ritenere che un finale svelato rovini la fruizione di un film.

Invece secondo uno studio dell’Università della California di San Diego, sapere come un film vada a finire non solo non rovina il gusto della visione o della lettura, ma anzi motiva lo spettatore/lettore. Gli studiosi dell’ateneo americano hanno sottoposto alcuni studenti alla lettura di storie di svariati generi scritte da scrittori quali Roal Dahl, Anton Cechov o Agatha Christie, proponendo un confronto tra la versione originale e quella spoiler.

Nessuno di loro aveva mai letto i racconti in questione, ma la maggior parte dei ragazzi ha dimostrato di apprezzare di più le storie quando ne conosceva la conclusione. E’ il classico “Effetto Colombo”, il leggendario telefilm interpretato da Peter Falk in cui da subito si conosceva il nome dell’assassino e in cui il gusto dello spettacolo era dato dalle implacabili deduzioni del poliziotto col trench, anche se la risoluzione del giallo era già sotto i nostri occhi.

Dunque, ciò che conta alla fine non è la trama ma come essa venga resa dal punto di vista emotivo, elemento che spiega alla perfezione perché ci piaccia tanto rileggere un libro che ci ha appassionato o vedere un film che abbiamo amato.

Ecco le prove dell’esistenza dei neuroni specchio nel cervello umano

Un guest post di Giancarlo Fornei, www.giancarlofornei.com

Foto di Giancarlo ForneiDopo vent’anni, ecco le prove dell’esistenza dei neuroni specchio.

Dall’università della California arriva uno studio che conferma la presenza dei neuroni specchio nel nostro cervello.

Finalmente possiamo affermare che i neuroni specchio esistono anche nell’uomo.

Quelle cellule che si attivano sia quando eseguiamo un’azione sia quando la vediamo compiere, sono state finalmente individuate nel cervello umano.

La conferma arriva su “Current Biology”, grazie a un gruppo di ricercatori dell’Università della California Los Angeles di cui fa parte anche l’italiano Marco Iacoboni.

Le prove della presenza di questi neuroni – seppur indirette – erano state scoperte nel 1991 nelle scimmie, dal gruppo di un’altro grande ricercatore italiano, il Professor Giacomo Rizzolatti (nella foto).

Questa volta i ricercatori hanno coinvolto 21 pazienti, registrando l’attività di singoli neuroni di aree frontali e temporali del cervello, durante interventi destinati a scoprire la fonte dei loro attacchi epilettici.

Seduti a un tavolo davanti a uno schermo, i partecipanti dovevano osservare una foto che ritraeva una persona che sorrideva o afferrava un oggetto, oppure sorridere o afferrare lo stesso oggetto a loro volta, mentre singoli elettrodi tenevano sotto controllo alcuni dei loro neuroni.

L’otto per cento dei quasi 1220 neuroni analizzati si attivava sia durante l’osservazione sia durante l’esecuzione della stessa azione.

Ecco quindi la prova mancante. Ma non è finita qui.

Questi neuroni specchi, infatti, si trovano in punti imprevisti, come l’area motoria supplementare e l’ippocampo, rafforzando l’ipotesi che nell’uomo esistano diversi sistemi specchio, ognuno con una propria funzione.

Tradizionalmente legati a imitazione, empatia e linguaggio, i neuroni specchio sembrano avere molto altro da raccontare.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale, Scrittore & Mental Coach
“Il Coach delle Donne”

ps

tratto da un articolo molto bello di Andrea Gentile su Mente & Cervello di giugno 2010

Tatuaggi sulla pelle? Voglia di comunicare…

Un guest post di Giancarlo Fornei, www.giancarlofornei.com

Foto di Giancarlo ForneiBasta andare una giornata al mare o in una palestra, per notare quanto sia diffusa la mania del tatuaggio.

Nel mondo dell’immagine di oggi, i tatuaggi sono ormai un accessorio “quasi” irrinunciabile.

Ce li hanno tutti (o quasi, appunto): insegnanti, studenti, intellettuali, manager, politici, personaggi dello spettacolo, giocatori di calcio e, naturalmente, gli adolescenti.

Ma perché le persone sentono l’esigenza di dipingersi il corpo?

Mi verrebbe da pensare che il motivo più ovvio ed anche il più banale, sia quello di considerare il tatuaggio come un semplice ornamento per abbellire il corpo.

Una sorta di aggiunta estetica, un po’ come un gioiello, un profumo, un accessorio di abbigliamento, ecc.

Ma avendo insegnato comunicazione proprio in un corso per tatuatori a Navacchio, in provincia di Pisa (Toscana), so bene che dietro al tatuaggio c’è molto più di un semplice elemento di estetica.

Analizzando il mondo del tatto, infatti, si scopre che il vero fascino di questo “dipinto” sulla pelle sta tutto nella sua forte valenza simbolica.

Il tatuaggio è un simbolo e come tutti i simboli, comunica qualcosa.

In una società come la nostra, dove si tende sempre più ad uniformarsi, ad annullare l’individuo e la sua personalità, ecco che il tatuaggio diventa un modo per “diversificarsi” dalla massa, per dimostrare di avere una propria personalità.

Insomma, chi decide di tatuarsi lo fa per comunicare qualcosa, per raccontare la propria storia, le proprie idee, i propri valori, sulla pelle.

Approfitto per salutare tutti i ragazzi che ho conosciuto a Navacchio tra dicembre dell’anno scorso e il gennaio di quest’anno.

Un’esperienza bellissima, che mi ha portato a conoscere un mondo – quello dei tatuatori – particolare, con persone molto sensibili e creative.

E tu, ami i tatuaggi?

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale, Scrittore & Mental Coach
“Il Coach delle Donne”

Ptc, quelli che pagano: DonkeyMails

Di David Di Luca, www.enxerio.com/david

Intanto, che diamine è il Ptc?

Significa Pay To Click, ovvero Pagati per cliccare. Il funzionamento è semplice: mentre navigate, vi appaiono dei banner sul browser o vi arrivano delle email con dei link. Voi ci cliccate su, e per questo viene accreditato un tot sul vostro account.

Quando arrivate a un cifra x, chiamata payout, potete farvi accreditare la sommetta su Paypal o sul vostro conto bancario.

Attenzione però: ci sono quelli che pagano davvero… e quelli che non lo fanno. In questo caso, come del resto accade ormai sistematicamente anche con BeRuby, questi di DonkeyMails  mi hanno mandato dei soldi sul serio.

Intendiamoci, non si diventa ricchi con queste cose. Perlomeno non da soli. Ma se si fanno iscrivere altre persone… il discorso può farsi moooolto interessante.  Perchè si ricevono delle commissioni anche sulle persone che si iscrivono sotto di noi… ù

Questo però è tutto un altro paio di maniche. Se siete curiosi, qui sotto trovate il link. Ovviamente, se lo seguite vi iscrivete sotto di me, e quindi è uno dei tanti modi per offrire un caffè al vostro affezionatissimo.

http://www.donkeymails.com/pages/index.php?refid=davidone1967

Pesce, la nostra ricchezza alimentare

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

Versione Audio

Mangiare bene e stare in forma, un binomio inscindibile per la nostra salute, sempre più specchio di ciò che mangiamo. Spesso e volentieri medici e dietologi consigliano di aumentare il consumo di pesce, preziosa fonte di Omega 3.

Uno studio pubblicato sulla rivista americana Nutrition, Metabolism Cardiuvascular Disease dimostra che il pesce ha anche altre qualità: il tonno è fra i più ricchi di selenio, i latterini contengono tantissimo calcio, mentre le sarde hanno una quantità di potassio superiore a quella delle banane. Per non parlare di ferro, iodio e zinco e delle vitamine del gruppo B e della vitamina D, fondamentale, quest’ultima, per fissare il calcio alle ossa.

I prodotti ittici, insomma, risultano maggiormente sazianti rispetto alla carne bovina e di pollo. Ricordate quindi di consumare del buon pesce per due o tre volte a settimana in porzioni da 100 grammi, preferendo la cottura alla griglia o al forno (in assoluto la migliore), una modalità che permette al pesce di mantenere intatte le sue qualità nutritive, in particolare l’apporto di vitamina D, trasformandolo in arma numero uno contro la fibrillazione atriale, la più comune forme di aritmia cardiaca.

Libri, “Topi” di Gordon Reece: mi prende…

Di David Di Luca, www.enxerio.com/david

Il volume è disponibile su Amazon.it

Premetto che non amo molto i cosiddetti “bestseller”. Ritengo che l’importanza di un libro debba essere giudicata dal tempo. Tuttavia, ogni regola ha le sue eccezioni.

Così, quando mia sorella mi ha consigliato questo libro, mi sono detto ma figurati, sarà la solita storiella ben scritta ad uso di massaie che di tanto in tanto leggono. Il libro è rimasto lì, nella pila di roba da leggere.

Poi, sapete com’è, ogni tanto capita che uno dice: vebbè, diamo una sbirciatina. E qui, mi sono ritrovato impelagato, tanto da lasciar momentaneamente perdere gli altri libri che sto leggendo in questo periodo. Voglio sapere assolutamente come va a finire.

Sì, perchè Gordon Reece è un ragno, e la narrazione di questo libro è la sua tela. Io ovviamente ci faccio la figura della mosca, anzi del moscone. Ma non importa. La storia di questa ragazzina, del suo essere vittima del bullismo, del suo 16esimo compleanno davvero fuori dall’ordinario, a circa metà del libro diventa così complessa che sei costretto a chiederti: e ora cosa succederà?

Il che, credo sia il massimo complimento per un thriller….

Quando l’ho finito, magari posto altre impressioni.

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