Sopravvivere all’infarto, questione di testa

Di Francesca Fiorentino, Enxerio Channel

Solo qualche anno fa la persona in grado di superare un infarto sarebbe stata considerata una miracolata. La più nota delle patologie cardiache, infatti, non risparmiava quasi nessuno. Oggi possiamo fortunatamente usare toni diversi quando si parla di “mal di cuore”. L’80 % dei malati che si presenta all’unità coronarica riesce a tornare a casa.

Spesso, però, le persone colpite da infarto non riescono a riprendere la loro vita di sempre: il cambiamento della dieta, le terapie farmacologiche da seguire rigorosamente, l’attività fisica da controllare contriuiscono a creare un’atmosfera pesante che si rivela spesso fatale per l’ammalato. Basti pensare che la mortalità raddoppia a un mese dall’infarto e quadruplica un anno dopo. In certi casi ciò dipende dalla cattiva gestione dell’assunzione delle medicine, i noti farmaci antiaggreganti che rendono il sangue fluido.

Il panorama delineato dal Dipartimento Cardiovascolare dell’ospedale San Donato di Arezzo lascia poco spazio all’immaginazione: in Italia l’aderenza alle cure non supera il 50-60%. E allora cosa fare? Per prima cosa, lo scatto in avanti deve essere soprattutto psicologico. E’ vero, l’infarto non è più la malattia mortale di un tempo, ma è sicuramente un campanello d’allarme che non si deve ignorare. Quindi non bisogna considerare le medicine come una fastidiosa incombenza, ma come un vero e proprio salvavita.

Fondamentale, in tal senso, è l’appoggio dei familiari che davanti all’incuranza del paziente devono stimolarlo con forza e magari con un sorriso sulle labbra. Una dimostrazione di affetto che va ben oltre il semplice accudimento di una persona malata, ma diventa uno sprone per riprendere a vivere in maniera diversa.

Nuove terapie per l’allergia alimentare infantile

Di Francesca Fiorentino, Enxerio Channel

La Società Italiana di Pediatria ( http://www.sip.it/ )   fa  il punto sulle allergie alimentari, un disturbo che colpisce il 6-8% dei bambini tra i 12 e i 14 anni, nei primi 3 anni di vita. Con la crescita questa patologia tende a diminuire. Basti pensare che l’80% degli allergici al latte vaccino, una delle patologie più comuni, tollera questo alimento entro il quinto anno di vita.

Tra i sintomi più frequenti di questo tipo di malattia i più frequenti sono l’orticaria, l’asma e la rinocongiuntivite. Fattori che vengono curati essenzialmente con la dieta ad esclusione, cioè eliminando l’alimento che provoca la reazione immunologica. Tuttavia negli ultimi tempi si sta sperimentando con successo una nuova tecnica curativa, la desensibilizzazione orale. In sostanza si somministra al paziente una quantità sempre crescente della sostanza che provoca allergia, in modo che l’organismo si abitui poco alla volta fino a tollelarlo definitivamente.

Questa tereapia viene effettuata in genere in regime di Day Hospital, proprio oer evitare che il piccolo possa subire uno shock anafilattico. A volte, però, è il medico a prescrivere dosi specifiche dell’alimento incrimanato. E’ ovvio che un percorso del genere abbia dei tempi di attuazione molto lunghi; si rivela fondamentale, dunque, la collaborazione della famiglia che in certi casi deve fronteggiare l’insorgenza di alcuni effetti collaterali della terapia come prurito, mal di pancia e difficoltà nel deglutire. Problemi che possono essere linitati con una mirata somministrazione di farmaci.

La motivazione de noartri

Di David Di Luca

Molti quando vengono a sapere che mi occupo di motivazione e sviluppo personale mi chiedono: ma sei di quelli che raccontano in giro che hanno guadagnato un pacco di soldi semplicemente cambiando modo di ragionare, e che fanno delle riunioni con un sacco di gente dove poi saltano su un palco come degli ossessi per ore ed ore?

Mmmmm…vediamo. In tasca ho dieci euro interi e un paio di spicci da venti centesimi. Quanto a saltare per delle ore…. direi che preferisco starmene al computer a guardare dvd mentre lavoricchio ai miei siti. Sapete: un pezzetto di dvd, una toccatina al tale blog, un’occhiata a cosa si muove a livello di notizie…  E alle quattro del pomeriggio, una bella merendina a base di frutta (vado pazzo per le banane).

Insomma, non esattamente quello che uno si aspetterebbe da chi scrive articoli di motivazione e gestisce un sito sull’argomento. Sapete una cosa? C’è stato un periodo in cui anch’io mi sono chiesto chi me lo faceva fare. A un certo punto, mi sono reso conto che non avevo milioni in banca, e che non avevo certo stravolto la mia vita.

Però… occuparmi di pensiero positivo e simili mi aveva certamente aiutato in più di un aspetto. Senza quello, non sarei mai diventato giornalista professionista. Non sarei stato capace di capire, come è successo recentemente, quali erano le migliori scelte che potevo fare date certe condizioni. 

Insomma, posso affermare senza tema di smentite che la qualità della mia vita è molto migliorata grazie allo studio dei temi legati alla motivazione. Il che poi era anche il risultato che cercavo.

Basilea 3, timori e paure. Banche, ancora più difficili i rapporti con le imprese?

Un guest post di Patrizio Gatti, www.planconsulting.it/blog

L’ innovazione di Basilea 3 e i nuovi requisiti patrimoniali suscitano timori e paure non solo nel sistema bancario ma anche e soprattutto nel sistema imprese…..

Un eccesso di rigore rischia di congelare la ripresa ostacolando la crescita e lo sviluppo….questi i timori dell’ Associazione Bancaria Italiana.

Il rischio è che le banche, per adeguarsi ai nuovi parametri mettano in atto ricapitalizzazioni chiudendo i rubinetti dei finanziamenti e rendendo ancora più difficili i rapporti con le imprese.

Secondo il Governatore della Banca d’ Italia, Mario Draghi, le banche italiane «saranno in grado di muoversi verso livelli patrimoniali più elevati con gradualità, assicurando al tempo stesso il sostegno alle imprese e all’economia». Aggiunge che le aziende di credito italiane sono complessivamente solide, hanno requisiti patrimoniali superiori ai minimi, nella media internazionale e in molti casi sono migliori.

Alcune banche hanno patrimoni inferiori alla media internazionale ma il capitale è di qualità migliore.

E proprio perché la qualità del capitale delle banche italiane è migliore di quello delle concorrenti estere, avranno meno problemi con la nuova calibrazione dei requisiti richiesti.
Secondo Draghi, inoltre, il fatto che il processo di transizione di Basilea III sia molto lungo e graduale permetterà a tutte le banche di raggiungere i livelli di patrimonio previsti dalle nuove norme e senza eccessivi problemi. «Ma, naturalmente, qualche banca dovrà lavorare più delle altre».

(Fonte:http://ilsole24ore.it/, http://www.abi.it/)

E tu cosa ne pensi ? Lascia il tuo commento

A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi Ufficio Finanziamenti Plan Consulting

Nanotecnologia e lotta ai tumori

Di Francesca Fiorentino, Enxerio Channel

In un mondo in cui le nanotecnologie dominano la nostra vita quotidiana (cellulari, computer, tessuti, cosmetici e via di seguito), stupisce la limitata diffusione di questi marchingegni in campo medico. Un’esigenza, invece, che diventa pressante soprattutto quando si parla di lotta ai tumori. Nella cura delle neoplasie è fondamentale che il farmaco sia indirizzato proprio sul tessuto colpito dalla patologia.

Le sostanze curative potenti (molte delle quali derivate dal letale gas-mostarda utilizzato durante la Prima Guerra Mondiale) si dimostrano inutili e in ultima analisi anche pericolose se non usate a dovere. Ecco perché l’utilizzo di micro vettori capaci di trasportare i medicinali in maniera “intelligente” diventa sempre più necessario. E molte equipe mediche, come quelle del Methodist Hospital Research Institute a Houston, in Texas, coordinata dal nostro Mauro Ferrari, stanno lavorando senza sosta per cercare il nano-mezzo più giusto per centrare l’obiettivo.

A quanto pare la forma peggiore per il trasporto di molecole è la sfera. A funzionare, invece, è la semi-noce di cocco, capace di trasportare molecole diverse, ognuna con un compito ben preciso. Il meccanismo somiglia molto alle navicelle spaziali, anche se per ammissione dello stesso Ferrari è molto più facile arrivare sulla Luna che colpire un tumore. O meglio, si conosce nel dettaglio il meccanismo di azione, con l’immissione del cosiddetto Rna silenziatore, che interferisce con la produzione di proteine delle cellule tumorali, ma ancora non è chiaro come fare arrivare a destinazione queste molecole di Rna, evitando la loro distruzione.

Sii semplice quando comunichi qualcosa…

Un guest post di Giancarlo Fornei, www.giancarlofornei.com

Foto di Giancarlo ForneiCicerone, uno degli oratori più conosciuti del mondo antico, amava ripetere:

“Niente è così incredibile, che l’oratoria non possa rendere accettabile”.

Parafrasando Marco Tulio Cicerone, mi permetterei di riformulare la sua frase:

“Niente è così incredibile, che l’oratoria non possa rendere accettabile, se usiamo un messaggio semplice, breve e diretto”.

Molti anni fa, quand’ero giovane ed ero a Parma ad imparare il mestiere dell’Account, mi hanno insegnato a parlar chiaro e in maniera semplice, senza tanti giri di parole e, soprattutto, paroloni.

Oggi, che sono passati molti anni e vengo riconosciuto da tutti come un “buon comunicatore”, mi permetto di offrire anche a Te, lo stesso consiglio.

Dunque, se Vuoi essere persuasivo e convincente nella Tua comunicazione, sii semplice quando comunichi qualcosa.

Esprimi concetti brevi, netti e semplici.

Ti meraviglierai di scoprire quanto le Tue parole possano essere “persuasive” ed accettate dalle persone che hai davanti.

Ricorda: più è semplice il messaggio che emetti, più le persone sono disposte ad accettarne il contenuto.

Credo che molti politici dovrebbero far loro questo banale consiglio di comunicazione.

E Tu, sei semplice quando comunichi qualcosa?

Un abbraccio e lasciami un commento al post.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale, Scrittore & Mental Coach
“Il Coach delle Donne”

L’ottimismo è il segreto per una vita serena

Di Francesca Fiorentino, Enxerio Channel

Senza scomodare grandi personaggi della cultura italiana che dell’ottimismo, “profumo della vita”, hanno fatto una bandiera, dobbiamo ammettere che vedere il lato rosa della realtà ha i suoi bei vantaggi, soprattutto in termini psicologici. E’ quanto dimostra uno studio condotto dagli americani della Wake Forest University e pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology. In sostanza, se vediamo positivamente gli altri, se li mettiamo in buona luce, vuol dire che siamo più stabili emotivamente.

Al contrario, coloro che vedono negli altri dei nemici da abbattere, che tendono solo a vederne i difetti, sono persone che non hanno una grande percezione di se stessi. Gli scienziati americani sono giunti a questa conclusione chiedendo ad un gruppo di studenti del college di esprimere dei giudizi su colleghi che conoscevano. Nella maggior parte dei casi esisteva una relazione regolare fra determinati tratti della personalità della “cavia” e la percezione delle caratteristiche degli altri. Chi percepiva più positivamente gli altri era a sua volta gioviale e felice (oltre ad essere giudicato positivamente dagli altri elementi del gruppo).

Il discorso era opposto nell’altro caso: chi vede coloro che lo circondano in modo negativo, è maggiormente soggetto alla depressione e assume comportamenti antisociali. La ricerca statunitense non ha nulla a che vedere con la morale, cioè non è un invito ad essere buoni, o peggio ad essere “ciechi” in nome di una fantomatica e consolatoria bontà d’animo; non è forzando certe tendenze del proprio carattere che ci si sente meglio. Lo studio, però, può essere la giusta occasione per riflettere sinceramente sul proprio modo di rapportarsi con familiari, amici, colleghi e semplici conoscenti.

Senza dimenticare che valutare troppo ottimisticamente un’altra persona è pericoloso in egual maniera, perché si rischia di perdere di vista la realtà.

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