Razzismo, il cervello degli xenofobi funziona in maniera diversa

Di Francesca Fiorentino, Enxerio Channel

Quelli “strani” sono loro, adesso è ufficiale. Stiamo parlando dei razzisti e in maniera più allargata di tutti quelli che nutrono pregiudizi nei confronti del prossimo. Secondo una ricerca condotta da un team di neuroscienziati italiani, il cervello di queste persone funziona in maniera diversa.

L’indagine, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Current Biology, si è avvalsa di esami molto particolari. Ad un campione di 40 universitari, in parte bianchi e in parte neri africani residenti in Italia, sono state mostrate delle immagini di alcune persone a cui venivano conficcati degli aghi sul dorso delle mani. L’arto aveva la pelle di diversi colori.

Successivamente, gli studenti sono stati sottoposti ad una speciale stimolazione che permetteva di catturare le reazioni di empatia. In generale, molti di loro di fronte alla sofferenza degli altri hanno reagito come se il dolore fosse il proprio. Di segno opposto però la reazione di chi aveva mostrato atteggiamenti xenofobi inconsci: loro si sono dimostrati indifferenti.

Quale utilità abbia questo studio è presto detto. L’idea dell’equipe di scienziati italiani è quella di rimarcare l’importanza dell’educazione all’empatia per sconfiggere il razzismo.

Da zero a dieci, passando per uno

Di David Di Luca, www.riassumendo.com

Se volete che la valutazione della vostra vita passi da 1 a 10, occorrerà che dapprima passi da 1 a 2, poi da 2 a 3, e così via. Ovvero: non potete davvero aspettarvi che tutto cambi da un momento all’altro. Ma potete decidere di cominciare a cambiare, adesso.

Contate fino a dieci o a cento se siete arrabbiati. Pensate che in questo momento state diventando più intelligenti, più fortunati, più felici. L’alternativa è continuare a vivere come sempre. Se siete felici, allora è tutto ok. Se non lo siete, a mio parere vale comunque la pena di provarci.

Per approfondire, potete leggere questo articolo del buon Steve Pavlina (in inglese :-))http://www.stevepavlina.com/blog/2007/08/a-better-life/

La tecnologia aiuta le donne curiose

Di Francesca Fiorentino, Enxerio Channel

Chi ha detto che le donne non sanno apprezzare la tecnologia, che litighino con il computer o con i cellulari ultima generazione? Una recente ricerca condotta dalla London School of Economics sostiene che sono proprio le femminucce a conoscere i risvolti più particolari in campo di hi-tech e con uno scopo ben preciso: spiare i propri compagni.

Non è un primato proprio invidiabile, ma il 14% delle donne che hanno partecipato al test (effettuato con la collaborazione della Nottingham Trent University) ha ammesso di spiare con regolarità le mail dei mariti. Il 13 % poi sbircia sul telefonino del coniuge per leggere gli sms. Il bello è che questo desiderio di conoscere proprio tutti i dettagli della vita del partner le spinge ad incrementare le loro conoscenze informatiche.

Un misto di curiosità e intraprendenza che le rende quindi qualificate in campo tecnologico. Gli uomini, invece, sembrano essere meno curiosi. Solo l’8% di quelli interpellati per la ricerca britannica dice di leggere le mail delle mogli, mentre il 6-7% controlla i messaggini sul telefonino e la cronologia web.

L’importante è…gestire

Di David Di Luca, www.riassumendo.com

Quante volte ci siamo detti: farò la tal cosa quando tutto sarà perfetto? La perfezione non esiste da nessuna parte. Se aspettiamo che la situazione sia perfetta non partiremo mai. Dobbiamo imparare a gestire emozioni e disagio.

Facile? Manco per niente. O meglio: è facile per coloro che sanno fare piccoli passi con costanza. Anche qui purtroppo entra in gioco il perfezionismo: si pensa di premere un interruttore, e zac! tutto funziona. No, belli. Quell’interruttore va premuto più e più volte, soprattutto quando sembra che la cosa non funzioni. Perchè è vero che il pensiero si può cambiare in un attimo, ma poi il pensiero deve cambiare la materia, che è certo più densa. Avete mai provato a muovere qualcosa di denso? Ci vuole sforzo, non basta pensarlo.

Quindi, assurdo pensare che il pensiero positivo cancelli le emozioni. Diventeremmo delle macchinette, ed è di questo in genere che ha paura chi poi lascia perdere lo sviluppo personale. No, no, le emozioni ci sono, ci devono essere, guai se non ci fossero. Ma dobbiamo impedire nel modo più assoluto che ci boicottino. Dobbiamo imparare a gestirle. E si cominicia decidendo di farlo. Da notare che la decisione non va presa una volta sola, ma più e più volte, in modo che il pensiero riesca a smuovere la materia.

Fantasia e ozio sono utili all’imprenditore?

Un Guest Post di Patrizio Gatti, www.planconsulting.it

Ieri , 19 aprile 2010 mentre uscivo da un cliente a Massa,  ho incontrato , dopo  20 anni , un amico ,Fabio , che vedevo spesso quando si frequentava la scuola superiore , la Ragioneria, negli anni 80 .

Dopo i saluti entriamo nell’argomento del lavoro .

Egli mi racconta che è a capo di una piccola impresa e,  oltre a lamentarsi per gli insoluti che riceve e per la restrizione del credito,  mi dice che non riesce più a “lavorare divertendosi” ed  a stare bene nella sua azienda come qualche anno fa .

Un pò preoccupato,  mi confessa  inoltre , che non riesce a pensare a cose innovative e positive poiché per stare dietro a tante stupidaggini non ha tempo per  ragionare di soluzioni  importanti per la sua crescita aziendale.

Tra le varie cose gli ho consigliato di scremare ciò che è importante da ciò che non lo è ,  ricordandogli  che per far fiorire le idee e farle germogliare occorre del  tempo libero , utile anche per  tornare a sognare per risvegliare la FANTASIA .

Nel salutarci Fabio mi dice che dovremmo vederci più spesso perché ogni tanto un po’ di motivazione gli avrebbe fatto comodo.

Tornato in ufficio sono andato a rivedermi un articolo che mi è rimasto impresso , letto qualche anno fa nella rivista “L’impresa  N.3/2004 -Libri Scheiwiller Periodici srl “ – “ Né Ozio, né lavoro di Emilio Paccioretti” Pag.VIII- che in questo colloquio mi è stato utile.

Infatti come riportato nell’articolo :

L’imprenditorialità è un atto creativo ma non legato ,come l’arte alla sfera dell’espressione o del linguaggio , bensì al fare concreto coordinato come sintesi di diversi momenti operativi. Insomma una sorta di ozio produttivo.

Per Generare nuove idee , per immaginare nuovi orizzonti occorre che l’operatività quotidiana non soffochi la creatività , ma vi sia un tempo anche per questa. Ozio e Lavoro , quindi, non sono in antitesi ma trovano una felice sintesi nella figura dell’imprenditore .”

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