Buzz Marketing

Da qualche giorno anch’io sono stato preso dal virus di Facebook. Lì per lì avevo messo su due righe di profilo, e lo avevo lasciato dove stava. Poi però è successo che sempre più persone mi contattavano per “chiedermi l’amicizia”.  E a quel punto ho cominciato a rendermi conto di quanto questo “giochino” in realtà sia utilissimo.  Per rinsaldare vecchie amicizie e farne di nuove. Ma anche, perchè no, per promuovere le nostre attività.

Oltretutto, proprio stamani mi è capitato di leggere su Html.it un articoletto che ci ricorda come, in definitiva, il miglior marketing sia sempre il passaparola tra amici…

http://webmarketing.html.it/articoli/leggi/2952/buzz-e-viral-marketing/

Quasi quasi ne dico quattro al mio capo…

Un guest post di Mario Furlan, www.mariofurlan.com

Non ce la faccio più a lavorare sotto il mio attuale capo, un uomo spregevole che si diverte a umiliare i dipendenti, e finalmente tra un mese lo lascio perché ho trovato un altro posto. Prima di andarmene vorrei dirgli in faccia quello che penso di lui. Cosa ne dici?

Gianni

Dico che faresti male, malissimo. Ti toglieresti una bella soddisfazione, certo: che bello sfogarti dopo anni di vessazioni, che gusto nel rinfacciargli il suo comportamento! Però… però poi lui ti odierebbe. Egocentrico e dispotico com’è, non capirebbe che la colpa è sua. La attribuirebbe tutta a te. E si vendicherebbe parlando male di te nell’ambiente. Chi ti dice che non possa arrivare al tuo nuovo datore di lavoro e che non ti possa mettere in cattiva luce con lui? Dammi retta: meglio lasciare sempre buoni ricordi. Meglio una buona referenza che un nemico.

Ho iniziato il 2008 con tanti buoni propositi – in campo professionale e personale – ma verso febbraio li avevo già abbandonati. A Capodanno ero motivatissima, ma presto mi sono spenta. Perché? Mi conviene ripropormi obiettivi per il 2009?

Martina

Perchè ti sei demotivata? La risposta è semplice: perché la motivazione non è permanente. Come non lo è il mangiare: hai bisogno di nutrirti tutti i giorni, più volte al giorno. E se non mangi per qualche settimana allora sì che arrivi a uno stato di rigidità corporea permanente… Come il corpo, anche lo spirito va nutrito costantemente. Ciascuno ha le sue fonti motivazionali: trova la tua. Ti può servire immaginare vividamente di avere già ottenuto il risultato desiderato: pregusta la sensazione di vittoria, vedrai che sarai più disposto a stringere i denti per ottenerla. Perché ci vuole anche disciplina: come diceva Machiavelli, “senza di essa non si ha alcun risultato”. Se seguirai questa strada per tutto il 2009 i risultati arriveranno: garantito!

Book parade del 29.01.09

Come ogni giovedì pubblico la classifica dei libri più venduti sui siti di due nostri partner, Il Giardino dei Libri e Internet Bookshop Italia. Vi ricordo che acquistare su questi siti seguendo il nostro link è uno dei modi di sostenere il nostro sito se vi è stato utile. Gli altri sono acquistare una copia cartacea del libro “La strategia della Cipolla” e/o effettuare una donazione con Paypal e/o acquistare un ebook di Bruno Editore.

Il Giardino dei Libri

1. The Secret Rhonda Byrne

2. Theta Healing  Vianna Stibal

2. The Key – La Chiave Joe Vitale

Leggi la top 100

Ibs

1.La regina dei castelli di carta di Stieg Larsson

2. Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson

3. Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters

Insegnare ai docenti ad influenzare positivamente il rendimento scolastico dei loro ragazzi è possibile? La mia risposta è SI

Un guest post di Giancarlo Fornei, www.giancarlofornei.com

Da molti anni sostengo, sia come formatore esperto in comunicazione interpersonale e practitioner di programmazione neuro-linguistica (la scienza dell’eccellenza umana, che studia come capire gli altri e modellarne i comportamenti vincenti), sia come personal coach nell’ambito della valorizzazione delle risorse umane, che l’insegnante del futuro deve evolvere i suoi metodi formativi, senza limitarsi a “trasferire semplice know-how”, come un automa. Gli insegnanti hanno un ruolo delicato, molto importante, impegnativo. Possono e devono trasferire il sapere coinvolgendo i ragazzi, motivandoli con il loro atteggiamento propositivo e passionale. Oltre ai fondamentali della cultura, oltre a trasmettere il sapere, devono aiutare i loro ragazzi “a crescere caratterialmente”. I giovani hanno bisogno di dialogo, di essere ascoltati, motivati, incitati e persino capiti. Per crescere, i ragazzi hanno bisogno, oltre alle “conoscenze cognitive”, di insegnanti capaci di coinvolgerli emotivamente. Di insegnanti che comunichino sia i contenuti culturali sia e soprattutto, “valori”.

Anziché limitarsi a trasferire solo sapere, i docenti “evoluti” (come li chiamo simpaticamente io) dovrebbero interagire continuamente con i loro studenti. Guardarli spesso negli occhi quando parlano di sé o dei loro problemi, dando loro la giusta attenzione ed incitandoli a partecipare al dialogo. Dovrebbero smetterla di interromperli sempre o di parlare sopra le loro voci, rispettando anche il loro punto di vista (ciò non significa farsi sopraffare dai ragazzi, ma semplicemente dargli l’opportunità di sentirsi coinvolti). Mostrare un linguaggio del corpo con posture aperte, volte a mettere a proprio agio gli studenti. Imparare a sorridere un po’ di più, sin dal loro ingresso in aula, lasciando metaforicamente “fuori della porta” il sacchettino con i loro problemi (molti professori sono già incavolati prima ancora di entrare in classe). Muoversi tra i ragazzi anziché stare sempre dietro alla fatidica cattedra, in modo da far capire di essere uno “di loro”. Dovrebbero scendere dal piedistallo del loro titolo ed essere più semplici, più umili, consapevoli del proprio ruolo e della propria cultura anche se maggiormente alla portata dei ragazzi, che eviterebbero di avere la sensazione di avere di fronte una persona “irraggiungibile” (tipico di molti professori universitari). Sottolineare i propri discorsi con la mimica facciale, la postura e l’uso delle mani, o enfatizzarli in certi punti modificando il tono di voce, usando pertanto, tonalità diverse al posto della classica voce monocorde (che da la sensazione di avere di fronte una persona poco interessata alla materia che sta spiegando). Evitare di leggere il libro o tenere la classica lezione spiegando l’argomento senza alcun coinvolgimento emotivo, in maniera quasi “glaciale”, ma condirlo con le proprie esperienze e porre domande aperte, in modo da coinvolgere ed interagire sempre più spesso con i ragazzi.

Faccio il formatore da molti anni, trasferendo “sapere” e comunicando costantemente con chi ho davanti (a volte mi riesce di più, a volte di meno), ma soprattutto, mettendoci sempre tanta passione, perché credo in quello che faccio e spesso mi dispiace che i ragazzi mi facciano notare la differenza nel mio modo di fare lezione rispetto a chi mi ha preceduto. A volte mi viene da pensare che dovrei gioire di queste “differenze”, ma poi, riflettendo mi domando: Cosa sarebbe in grado di trasmettere la Scuola o l’Università con docenti e professori che applicassero quelle banali e semplici regole che ho esposto qui sopra? Non mi considero certamente il migliore, anche se nel mio piccolo le cose che ho citato le applico costantemente ed avrei da suggerire ancora moltissimi consigli. Altresì, evito di sembrare presuntuoso sostenendo che tutti i problemi che esistono nel mondo della scuola possano essere risolti grazie ad un comportamento del genere. Sono però fermamente convinto che un così bravo insegnante, che oltre a “trasmettere il sapere, lo facesse con passione e riuscisse a comunicare con i suoi ragazzi, sia con le parole sia con il linguaggio del corpo” riuscirebbe ad influenzare positivamente il loro rendimento scolastico.

Credo che la crisi che assale il mondo della scuola e, soprattutto molti docenti, sia frutto del fatto che “conoscono in maniera divina la loro materia”, ma incontrano non poche difficoltà a trasmetterla ai ragazzi, a farsi capire nonché a motivarli allo studio. Questi professori sono stati preparati molto bene dal punto di vista delle “competenze”, anche se purtroppo, almeno una buona parte di loro pecca nella capacità di trasferire le loro conoscenze e chi esercita questo mestiere con professionalità, sa bene che per uno che “vende cultura” questa parte è fondamentale. Pur riconoscendo che è solo la mia personale interpretazione, sono consapevole che bisognerebbe fare anche un altro tipo di riforma: formare i futuri insegnanti, docenti e professori, oltre che a trasferire contenuti a trasmettere ideali, obiettivi, testimoniare valori, trasmettere emozioni e motivazioni.

Sarebbe una rivoluzione culturale e forse, la mia è solo un’idea utopica, ma sogno una scuola in cui gli insegnanti trasferiscono il sapere col sorriso sulle labbra. In cui accanto alla matematica, la storia, il latino, l’inglese, ecc., ci sia spazio per insegnare ad ascoltare, a comunicare per capire gli altri nonché farsi capire. Sogno insegnanti e professori come “Robbins Williams nell’Attimo Fuggente”, capaci di comunicare con i ragazzi, ascoltarli e trasferire valori. Continuo a sognare una scuola in cui si smetta di costringere i ragazzi a studiare una materia con l’autorità, ma si cerchi di motivarli a studiarla perché coinvolti ed ammaliati dalla passione dello stesso insegnante, e credimi: la passione dei ragazzi viene dopo aver dato il buon esempio.

A tal proposito, permettimi di smontare un luogo comune: che i ragazzi oggi non hanno voglia di studiare. Forse per alcuni è così, anche se mi devi spiegare come può un ragazzo essere stimolato allo studio se l’insegnante di turno si limita a spiegargli la sua materia con freddezza, senza passione e senza far provare emozioni? Come può un ragazzo aver voglia di studiare se il suo insegnante non riesce a dare un senso allo studio, alla cultura e alla materia che insegna? Come vede lo studente questo professore? Posso dirtelo io?! Semplice: se intuisce che dall’altra parte non c’è nessun tipo di coinvolgimento, non farà assolutamente nulla per imparare la materia: né con le buone né con le cattive. Pertanto, anche punirlo risulterà inutile. Parlo spesso con ragazzi dai 17 ai 22 anni e posso garantirti che molti di loro aspettano solamente di essere coinvolti, ascoltati, motivati e guidati. E gli altri? Quelli che invece non hanno voglia di far nulla? Mi è rimasta impressa una frase di Don Lorenzo Milani (che ho letto nella splendida tesina che ha scritto una giovane studentessa, Enrica Costa, dal titolo “La comunicazione nell’insegnamento a scuola”): “Agli svogliati basta dare uno scopo”. Se sei un insegnante, fermati un istante a riflettere: quali sono le motivazioni, gli obiettivi e gli ideali che offri oggi ai Tuoi studenti?

Tu sai bene che uno dei problemi tipici dell’Istruzione in Italia è che “molti professori sono ben preparati professionalmente, conoscono la materia come le loro tasche, anche se pochi sanno comunicare bene, ed ancor meno sono quelli che sanno veramente coinvolgere i ragazzi e farsi capire”. Immagina per un istante se il mio sogno si avverasse: quali e quanti benefici ne potrebbero scaturire, sia per i ragazzi, che risulterebbero più motivati e coinvolti, sia per gli stessi docenti che sarebbero facilitati nel loro compito di formatori e ne risulterebbero più gratificati?! Mentre continuo a sognare, lascio aperta una porta: chissà se da qualche parte, nel mondo della Scuola e dell’Università, esiste qualcuno disposto a condividere il mio sogno? Ti giunga il mio più cordiale saluto e se hai delle domande da pormi su questo o altri argomenti, scrivimi ad info@giancarlofornei.com  farò il possibile per rispondere personalmente ad ogni email.

Delitto sulla scogliera – Capitolo X

L’ufficio di Gabriele non presentava caratteri che lo differenzassero dalla media. Era tutto giocato sui toni del bianco e del nero, con una totale assenza di grigi. Tavolo d’ebano, poltrona in sky, per la verità non molto dirigenziale. Ma si sa, Gabriele era uno che non si montava la testa. Ecco, se c’era qualcosa di fuori dalla norma in quel posto, mancavano scaffali con annessi faldoni, e poi i quadri appesi alle pareti. Vabbè che l’arte astratta ci ha abituati un po’ a tutto, ma queste tele suscitavano in chi le guardava l’impressione di essere contemporaneamente ovunque e da nessuna parte. Qualunque essere umano medio avrebbe istintivamente voltato lo sguardo.

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“Secondo me. la questione è che l’hai preso troppo di petto. Niente di male, sei solo nuova di queste cose. Avevi fretta di ristabilire il contatto, e non ha tenuto conto del tipo che è. Vedi, gli umani hanno una mente molto complessa, e il nostro Coen non fa eccezione. In fondo lo sanno benissimo che quella fisica non è l’unica esistenza possibile. Ma compatiamoli: sono talmente abituati a pensarlo che quando qualcuno gli ricorda come stanno le cose vanno nel panico. E poi c’è da considerare anche un altro aspetto.

                    “Cioè?”

                    “La prossimità.”

                    “La prossi-che?”

                    Gabriele si esibì in quello che probabilmente era uno dei sorrisi più larghi del suo repertorio. “Come spesso succede, mia cara Federica, si tratta di un concetto che sembra complicato visto da lontano e semplicissimo visto da vicino. E’ valido non solo per voi umani, ma per ogni forma di vita senziente. Ciascun essere vivente è capace di grandissime imprese. Anche quello apparentemente più debole può raggiungere mete che vanno oltre la propria immaginazione. Ma che succede quando progetti un viaggio di migliaia di chilometri? Può capitare che una simile lunghezza ti spaventi, e che il panico ti induca a rinunciare. Il che è un peccato, in tutti i sensi. Sai bene come la pensiamo da queste parti di chi spreca i propri talenti. Eppure, tutto dipende da come percepiamo ciò che ci circonda. Ogni oggetto complicato è tale solamente nei nostri pensieri, e comunque può sempre essere suddiviso in parti, vale a dire in oggetti più semplici.”

                    “Forse ho capito. – interloquì a questo punto Federica – E’ un po’ come quel proverbio sul fatto che anche un viaggio molto lungo comincia con un passo.”

                    “Ehi, ma qui abbiamo una ragazza sveglia! Sì – ammise un compiaciuto Gabriele – il concetto è più o meno quello. Ma c’è dell’altro. Non solo il lunghissimo viaggio di cui sopra inizia con un piccolo passo, ma è tutto fatto di piccoli passi. ”

                    “Quindi, se uno si rende conto di questo, ogni cosa diventa molto più facile. Non ci sono più scuse per mettersi in viaggio.”

                    “Già. A quel punto, la rinuncia semplicemente non è più un’opzione valida.”

                    Federica appoggiò le mani sul tavolo, socchiudendo gli occhi. “Capisco. Anzi, come dicono gli inglesi, I see. Con Mario sono stata un po’ troppo precipitosa.

                    “E’ solo entusiamo, mia cara, solo entusiasmo, – minimizzò Gabriele agitando in aria la mano destra – unito magari alla mancanza d’esperienza. Comunque, non è accaduto nulla di irreparabile. Hai solo restimolato ricordi e sensazioni legati alla vostra storia che magari lui non ha gradito moltissimo. Però adesso basterà trovare un modo meno traumatico per entrare in contatto con lui.”

                    “Per esempio?”

                    “Bè – fece Gabriele alzando il sopracciglio destro – pure a lui prima o poi capiterà di sognare, noh? E se un fatto illogico accade nei sogni, non è più così inaccettabile…”

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Stazione Centrale Milano, City Angels ed Sos Exodus trasferiti in Galleria Tonale. Giovedì alle 10 inaugurazione delle nuove sedi

Pubblico volentieri questo comunicato dell’associazione fondata dall’amico Mario Furlan

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Stazione Centrale, City Angels ed Sos Exodus trasferiti in Galleria Tonale
Giovedì alle 10 inaugurazione delle nuove sedi
 
 
Milano, 25 gennaio 2009 – City Angels ed Sos Exodus sono le due associazioni “storiche” presenti in Stazione Centrale. Gli Angels sono attivi dal 1994, Sos Exodus dal 1990. Gli Angels si occupano di prevenzione e contrasto alla criminalità, aiuto a senzatetto ed emarginati e assistenza a passeggeri e cittadini; Sos Fondazione Exodus di aiuto a senzatetto, emarginati, tossicomani, etilisti. Le due associazioni da sempre collaborano tra di loro.
In seguito alla ristrutturazione della Centrale le due associazioni sono state entrambe trasferite in Galleria Tonale, in un tunnel sotto la massicciata ferroviaria. Le loro nuove sedi verranno inaugurate giovedì 29 gennaio alle 10 del mattino con una conferenza stampa con Mario Furlan, fondatore degli Angels; Don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus; Maurizio Rotaris, responsabile del centro Sos di Exodus in Stazione; e un responsabile della comunicazione delle Ferrovie dello Stato.
Durante la conferenza stampa presso la sede dei City Angels sarà presentata la mostra fotografica di Fabrizio Capsoni, che ha documentato l’attività umanitaria degli Angels in Stazione e sulle strade milanesi. Nel pomeriggio nella sede di Sos Exodus si svolgeranno presentazioni fotografiche e proiezioni di filmati aventi come tema la Stazione e gli emarginati che la frequentano. Mentre venerdì sera alle 20,30 nei locali di Sos Exodus si esibirà la Bar Boon Band.

Il narrare come straniamento: riflessioni leggendo Sklovskij

A 41 anni suonati, e con qualche quintale di carte imbrattate, ho cominciato ad interessarmi di teoria della letteratura. Come spesso capita, una materia che all’università non potevo soffrire è diventata una passione ad anni di distanza.

Comunque, avevo da anni sugli scaffali questo libro di Sklovskij, Teoria della prosa. Mmmmh, formalisti russi… Ci vuole un attimo per entrare nella loro logica. Però è interessante quando dice che l’arte è fondamentalmente straniamento. Cioè, è carino quando vi faccio vedere con occhi nuovi qualcosa che vedete tutti i giorni. Che poi è il modo in cui nascono tutte le idee creative…

Continuo a leggere e vi faccio sapere. Intanto, eccovi il link ai libri di Sklovskij su Ibs

http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&xy=sklovskij&shop=4616

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