> Un test rivela i problemi di apprendimento dei bambini

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

Un semplice test di dieci minuti per capire se un bambino avrà difficoltà di apprendimento una volta raggiunta l’adolescenza. E’ quanto hanno messo a punto gli esperti del Bryn Mawr College in Pennsylvania. Guidati dalla professoressa Leslie Rescorla, gli studiosi hanno stilato un elenco di 310 parole, chiedendo ai genitori di spuntare ogni vocabolo che sentivano ripetere dal figlio.

Tra i circa 225 vocaboli conosciuti da un bambino di due anni e mezzo (il numero minimo è 77) venticinque di questi devono esserci per forza e si tratta di mamma, papà, ciao, giocattoli, cane, gatto, bambino, latte, succo di frutta, palla, sì, no, naso, occhio, banana, biscotto, macchina, caldo, grazie, bagno, scarpa, cappello, libro, andati, di più e la loro mancata conoscenza potrebbe essere indice di qualche problema di apprendimento assai più grave di un semplice ritardo linguistico.

Stando ai risultati presentati nel corso dell’annuale meeting di Vancouver dell’American Association for the Advancement of Science, il 20% dei bambini di 2 anni sarebbe linguisticamente più indietro rispetto alla maggior parte dei coetanei. Ci si dovrebbe preoccupare sul serio nel caso in cui un bambino fatichi ad apprendere nuovi vocaboli entro i 2 anni e mezzo o non conosca più di 50 parole a tre anni.

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>Le donne si cibano di emozioni

Un guest post Di Giancarlo Fornei, www.giancarlofornei.com 

La conferma che le donne si cibano di emozioni viene dalla vendita dei romanzi rosa.

Devi sapere che la narrativa è molto importante per le donne, che “leggono” le emozioni attraverso il linguaggio, le parole scritte nel libro.

E’ un genere letterario cui poche donne restano indifferenti.

Un modo per evadere dalla routine di tutti i giorni e fantasticare con la mente.

Attraverso il romanzo rosa, la donna riesce a vivere le stesse emozioni dei personaggi del libro, sino a immedesimarsi del tutto nella donna protagonista del romanzo.

Un modo come un altro di vivere quelle emozioni che, magari, la realtà della vita di ogni giorno le nega.

Del resto, se ragioni con me, la struttura di ogni romanzo è fatta apposta per avere e valorizzare un lieto fine.

Il romanzo inizia con un incontro casuale tra una lei e un lui, poi si passa a una fase in cui i due, pur tra mille difficoltà, s’innamorano, per arrivare inevitabilmente alla passione, dove posso garantirti che la donna viene letteralmente rapita, e, subito dopo – chissà mai perchè -arrivano anche gli ostacoli e i malintesi a mettere in pericolo il loro amore.

Sino a giungere, come già detto, a un meraviglioso lieto fine.

In tutta questa struttura la donna rivive la storia come se fosse la protagonista principale del romanzo, emozionandosi, in maniera positiva o negativa, per ogni passaggio.

Vive emozioni intense e partecipa a eventi dove l’amore è al centro dell’attenzione e trionfa sempre, proprio come se fosse in una favola.

Qualcuno ha addirittura elaborato una teoria secondo la quale gli uomini che appaiono nei romanzi rosa sono visti dall’immaginario femminile nello stesso modo in cui le donne che appaiono nelle riviste hard per soli uomini vengono viste dagli uomini.

Mi spiego ancora meglio: le riviste porno stanno agli uomini, come i romanzi rosa stanno alle donne.

Noi uomini fantastichiamo quando abbiamo davanti la foto nuda di un bel didietro femminile, le donne fantasticano con i personaggi maschili dei romanzi rosa.

Direi che ci rendono pan per focaccia.

Ma la stessa cosa funziona, oltre che per i romanzi rosa, anche per i film d’amore e per alcune riviste basate sui racconti o le storie vere.

Insomma: ne emerge un desiderio crescente di romanticismo, passione e sentimento, che permette alla donna di vivere intensamente delle emozioni.

Probabilmente, quelle stesse emozioni che la vita reale, quella di tutti i giorni, le riserva con il contagocce…

Tratto dal libro elettronico di Giancarlo Fornei pubblicato nel 2010: Cosa voglione le donne?

> Combatti il freddo con una passeggiata

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

Quando fa freddo, si è più indulgenti con se stessi in termini di cibo, con la scusante che l’abbassamento delle temperature spinge a mangiare di più. In teoria l’assunto è vero, perché per sviluppare calore il corpo ‘pretende’ del carburante in più, ma non tutti possono permetterselo.

Proprio quando le temperature esterne sono più rigide, si tende a restare più a lungo in ambienti chiusi e riscaldati e quindi non ci sarebbe alcun bisogno di esagerare con le dosi alimentari, visto che si riduce la capacità dell’organismo di produrre calore e quindi anche la spesa energetica necessaria per farlo.

Lo conferma uno studio pubblicato su Obesity Reviews, secondo cui proprio la progressiva riduzione dell’esposizione al freddo, che si è verificata negli ultimi decenni, potrebbe essere uno dei fattori che ha contribuito al dilagare dell’obesità. Quindi, invece di mangiare tanto bisognerebbe muoversi di più perché il movimento favorisce l’attività dei tessuti che, stimolati dalla ginnastica, producono irisina, ovvero l’ormone che trasforma il grasso bianco in bruno, ossia quel particolare tipo di grasso che crea energia bruciando calorie.

Evitati i panini carichi di ogni bendidio e scegliete invece di fare una bella passeggiata di mezz’ora, coperti ma non troppo. Brucerete calorie, aumenterete la quantità di grasso bruno che a sua volta vi toglierà di mezzo qualche chilo.

> Arriva “La Sfera dell’Influenza”, il nuovo e-book di David Di Luca

Di David Di Luca, www.enxerio.com/david 

Ho cominciato a buttar giù un nuovo libretto, che ho battezzato La sfera dell’influenza. Ovviamente, si tratta di una deformazione umoristica della “Sfera d’influenza” di Stephen Covey.  L’intento è quello di raccontare la storia di come sono venuto a contatto con la motivazione e soprattutto di come ho provato ad applicarla concretamente alla mia vita. Di seguito trovate introduzione e capitolo I. Ovviamente commenti e critiche sono benvenuti e incoraggiati. 

Introduzione

Ho ricominciato a scrivere questo libretto non so più quante volte. Mi dicevo: ma come pretendo di scrivere di motivazione? Non sono certo di questi tipi che da anni tengono seminari a folle oceaniche, facendo paccate di soldi e divertendosi come dei matti. No di certo. Sono quello che si potrebbe definire un bamboccione. A quarantacinque anni suonati vivo ancora coi miei, e mi domando che cosa farò da grande.

Ciononostante, sento di raccontare la mia esperienza, partendo da quando per la prima volta sono venuto a contatto con le tematiche della motivazione e dello sviluppo personale. Pensa che ti ripensa, alla fine mi sono detto: mica c’è bisogno di pormi come guru. Anzi, sicuramente sarò più utile raccontando come sono andate esattamente le cose. Se ce l’ho fatta io, davvero possono riuscire tutti.

Niente teoria dunque, niente generalizzazioni. Solo la mia storia, le mie considerazioni, assolutamente personali, come mi vengono e con parole mie. Sperando di poter essere utile a qualcuno. Se no, pazienza. In genere, si scrive perché si deve, non perché qualcuno ci legga. Se poi succede, tanto meglio.

I

 Tutto cominciò quando un collega della radio dove lavoravo mi invitò con aria misteriosa a qualcosa che aveva tutta l’aria di una riunione di carbonari. Venni trasportato in una villetta alla periferia della città, e di qui in una specie di ampia soffitta, arredata a salotto.

C’era un sacco di gente, di tutti i tipi. Un signore sulla cinquantina, giacca e cravatta, si sbracciò per un’oretta intorno a una lavana a fogli mobili, disegnando piramidi di cerchietti, cercando di dimostrare come facendo passaparola di prodotti per la casa si potesse arrivare a mettersi in tasca cifre non indifferenti.

Insomma, ero incappato nella presentazione di un sistema di multi level marketing. Ricordo che non ci capii granché. Tranne una cosa: che nel mio tempo libero, senza alcun impegno tranne quelli che mi sarei preso con me stesso, era possibile guadagnare. Poi, nel tempo, avrei constatato che ci volevano delle capacità di relazionarsi con il prossimo che non mi venivano granché spontanee. Tuttavia, fuori dalla sala delle riunioni che l’organizzazione teneva periodicamente, c’era una bancarella dove si potevano comprare libri e cassette di motivazione.

Fu lì che nacque il mio interesse alla materia, che nel corso di quasi un ventennio mi ha portato ad aprire un sito internet e a scrivere un paio di libbricini, di cui questo è il secondo.

> Cruciverba, salva-cervello

Di Francesca Fiorentino,  www.enxerio.com

Ci sarà un motivo se la leggendaria Settimana Enigmistica vanta numerosi tentativi di imitazione e, soprattutto, se può contare su un numero incredibile di lettori, affiancata da altri prodotti simili. ll motivo è che questo piccolo rito settimanale, con i suoi rebus, i cruciverba, le parole crittografate, è uno dei più grandi supporti contro il decadimento intellettuale. Lo sostiene uno studio della Washington University di San Louis pubblicato su Psychology and Aging che ha dimostrato come sottoporre per 16 settimane gli anziani a esercizi di parole crociate o di sudoku migliori la chiusura mentale e preservi l’efficienza intellettiva.

L’età media dei 183 partecipanti era di 77 anni e per prendere parte allo studio dovevano riportare un punteggio di almeno 24 al test Mini Mental State Examination, il più usato nella valutazione della demenza senile, non essere stati colpiti da ictus nei 3 anni precedenti, né essere sotto trattamento con farmaci antitumorali.

Per 15 ore alla settimana i partecipanti, divisi in due gruppi, il primo di soggetti attivi, il secondo di soggetti di controllo, sono stati sottoposti a massicce sedute di parole crociate, allo scopo di stimolare il ragionamento induttivo e invitati a ripetere a casa gli esercizi. I soggetti attivi sono risultati mentalmente più aperti a nuove modalità di ragionamento, mutando in molti casi la loro personalità, con miglioramento dell’umore e senza farmaci.

Un risultato, questo, che apre una vasta gamma di nuove opportunità terapeutiche. E se questo non vi è bastato, un altro studio della Berkeley University dimostra che un cervello che ha sempre svolto attività cognitive possiede minori depositi di sostanza Amiloide, presente in grandi quantità in caso di Alzheimer. Bisogna cominciare da giovani quindi a far allenare il cervello.

> Lo zucchero può dare dipendenza

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

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Qual è quella cosa che fa danni alla salute e rende dipendenti? Attenzione, non si tratta del tabacco o della droga ma dello zucchero. Ragion per cui secondo alcuni ricercatori della UCLA, l’università della California, anche la vendita di zucchero andrebbe regolamentata.

Sono tanti i motivi per cui la dolcissima polvere bianca è finita sul banco degli imputati: in primo luogo starebbe alimentando la pandemia di obesità in tutto il mondo e favorisce il diffondersi di patologie cardiovascolari come il diabete.

Non solo lo zucchero è notevolmente calorico, senza però apportare reale nutrimento, ma consumato in grandi quantità modifica il metabolismo, aumenta la pressione del sangue, altera gli equilibri ormonali e provoca danni al fegato.

Più o meno gli stessi effetti prodotti dall’alcol. Ciò che chiedono i ricercatori americani, dunque, è una massiccia campagna informativa sui danni dello zucchero, esattamente come si fa con le sigarette o con i superalcolici, magari imponendo tasse sulla vendita, seguendo l’esempio di nazioni come Danimarca, Francia e Ungheria che hanno già introdotto tasse sul cibo spazzatura, in particolare grassi saturi e bibite.

> L’uomo da battere

Di David Di Luca, www.enxerio.com/david

Si sente spesso dire che viviamo in un mondo competitivo. A momenti si ha anche l’impressione che chi arriva secondo sia già nel mucchio degli ultimi. Personalmente, sono convinto che un po’ di sana competizione non guasti, come del resto ogni stimolo che ci porta a migliorare.

Credo che il conquibus stia proprio qui. Al momento in cui davvero ci si convince che che il secondo è già ultimo, la competizione si trasforma, e da stimolo diventa fonte di frustrazione. Cioè, l’esatto contrario di quello che ci serve.

Quindi, bisogna rinunciare all’idea? Penso di no. Avere dei modelli è certo importante, e le mete ambiziose ritengo siano più un bene che un male. Probabilmente sta tutto nel tenere gli occhi bene aperti. Nel verificare che il nostro avvicinarsi al modello che ci siamo scelti ci porti a stare meglio, e non peggio. Perchè in definitiva è possibile che l’uomo da battere sia il nostro io di oggi, nè più nè meno.

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