Attività fisica contro il tumore alla prostata

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

Un po’ di sana attività fisica risulta determinante per fronteggiare una diagnosi di tumore. E’ quanto stabilisce un recente studio americano pubblicato sul Journal of Clinical Oncology che si è concentrato particolarmente sul cancro alla prostata, la più comune neoplasia tra le persone di sesso maschile; praticare attività per più di tre ore a settimana allunga la vita del 61%.

A tal proposito gli studiosi della Harvard School of Public Health, che hanno collaborato con scienziati della California University hanno verificato che i 2.700 uomini con accertato cancro alla prostata che praticavano abitualmente nuoto o corsa, tennis e bicicletta, per almeno tre ore a settimana, vedevano dimezzate le possibilità di morte.

Questo può essere legato al fatto che l’attività fisica influenzi quella degli ormoni correlati alla produzione di nuovi vasi e alla proliferazione cellulare, fattori centrali nella crescita di un tumore.

In Italia l’Istituto Superiore di Sanità stima l’incidenza di questa malattia al 12 per cento secondo dati relativi al 2005 con una percentuale di sopravvivenza a cinque anni superiore al 70 per cento. E se si riesce ad aggiungere un po’ di movimento in più, il valore può essere ulteriormente incrementato.

Green economy: a Santa Luce l’energia verde prodotta da una stalla

Fonte: Agenzia ILogo

Una potenza tutta green di 2,6 megawatt tra energia elettrica e termica da biogas e fotovoltaico e un taglio di circa 7000 tonnellate di CO2 l’anno. Questo grazie ad un progetto dell’azienda agricola Fattorie Toscane a Santa Luce (Pisa), nel cuore di un territorio ad alto valore ambientale e paesaggistico che da tempo scommette sull’economia verde basata su  energie rinnovabili e agricoltura di qualità.

Si tratta di uno dei primi allevamenti di grandi dimensioni nella nostra regione ( 2500 capi) che punta ad unire la tradizionale linea di produzione di bovini da carne, in prevalenza femmine scottona allevate secondo i rigidi canoni di qualità Coop, a quella dell’energia da fonti rinnovabili. Ma la novità è che il biogas, in prevalenza metano, sarà estratto solo utilizzando gli scarti aziendali come il letame, a differenza di altri impianti che usano cereali togliendoli quindi all’alimentazione umana. In più sarà impiegato un nuovo prototipo di essiccatore che trasformerà una parte degli scarti in concime ad alto valore biologico. Sono queste le linee guida del progetto di Fattorie Toscane presentato oggi, insieme al nuovo logo del Comune “Santa Luce pura energia” disegnato da Irene Taddei,  nella nel Municipio di Santa Luce alla presenza del sindaco Federico Pennesi, del titolare Gianni Pesce e dell’agronomo Stefano Repetti.

Il biogas sarà estratto da un mix di biomassa di origine zootecnica, il letame composto in massima parte da stalliere permanenti su paglia per circa il 95% del totale, e sansa di olive di provenienza aziendale. Dopo un processo di fermentazione di circa 30 – 40 giorni, grazie all’azione congiunta di vari microrganismi in appositi contenitori, si svilupperà una grande quantità di gas, in prevalenza metano, che sarà poi utilizzato in un cogeneratore per produrre energie elettrica e termica.

In totale la potenza sarà pari ad un megawatt, per una produzione di circa 8000 MWh di energia elettrica l’anno ( in grado di soddisfare il consumo per più di 1200 famiglie), che verrà ceduta alla rete pubblica. In più sarà prodotto un megawatt di energia termica, acqua calda di recupero, che sarà utilizzata per l’essiccazione di quella parte di biomasse che non saranno trasformate in biogas. Si tratta del cosiddetto “digestato”, il substrato residuo del processo di fermentazione che diventerà concime biologico ricco di elementi organici e di elevato valore agronomico; caratteristiche che ne rendono indicato l’uso come fertilizzante in alternativa ai tradizionali concimi chimici.

La produzione di energia in un impianto di biogas prodotto da digestione di biomasse agricole, è un processo a bilancio zero di CO2 e quindi rientra nel pieno rispetto del Protocollo di Kyoto. La produzione e vendita di energia prodotta da un impianto a biogas da materia prima agricola costituisce poi un concreto esempio di attività economica “sostenibile”, capace di apportare notevoli benefici all’azienda agricola, al territorio e all’ambiente nel suo complesso. Insieme alla centrale di biogas sarà riqualificata tutta la stalla già esistente con il conseguente miglioramento del benessere animale.

Saranno realizzate opere di mitigazione e fasce alberate per ridurre l’impatto visivo degli impianti e prevista l’installazione di una copertura sul tetto con pannelli fotovoltaici, per una potenza nominale di 600 kW per una produzione di energia elettrica sempre immessa in rete, pari a 753 MWh annui. Il progetto nel suo complesso avrà un costo complessivo di circa 9 milioni di euro e la prima fase, quella che riguarda la produzione del biogas, sarà realizzata entro l’anno.

“Pensiamo di ammortizzare i costi del biogas in tre anni – spiega Gianni Pesce titolare di Fattorie Toscane – sia grazie alla vendita dell’energia ma anche abbattendo i costi come quelli dei trasporti del 90% e quelli per lo smaltimento del letame. In più – aggiunge – saremo autosufficienti per quanto riguarda l’utilizzo dei concimi, miglioreremo tutta la qualità ambientale dell’area e abbiamo in programma l’assunzione di 5 nuovi dipendenti ”.

“Il nostro impegno è quello di sostenere con forza tutte le iniziative che vanno nella direzione di uno sviluppo della green economy del territorio  – commenta il sindaco di Santa Luce Federico Pennesi – in particolare per quanto riguarda le energie da fonti rinnovabili e le attività legate all’ambiente. Proprio a Santa Luce – ricorda –  tra breve inizieranno i lavori del più grande parco eolico della Toscana costruito dalla Fera e  di una centrale a biomasse della Ago Santa Luce. In pochi anni da zero sono nate 10 nuove imprese che operano nell’energia rinnovabile tra cui la cooperativa Macchia Verde che ha riunito varie realtà legate alle biomasse. Un successo senza precedenti – conclude Pennesi–  frutto anche di scelte condivise con i cittadini e che ci permetterà di essere uno dei primi comuni toscani in grado di cedere energia pulita”.

Libri, “Fiabe dal Nord”

Fonte: Ufficio Stampa Infinito Edizioni

Due splendide fiabe inedite riunite in un unico libro, piene di delicatezza e poesia, adatte per lettori di ogni età. Due storie di gradevole incanto che faranno appassionare i bambini e riflettere gli adulti, vergate dall’ottima penna della scrittrice Daniela Tazzioli e illustrate dal genio dell’artista modenese Pino Ligabue.

Nella prima fiaba – “Come catturare l’aria” – un famoso commerciante di salmone affumicato scandinavo ha un curioso hobby, che pratica in ogni città del mondo in cui si reca per lavoro. Ma dopo tanti anni…

“Lo sai che se non li tieni allenati, gli occhi perdono l’abitudine di distinguere l’aria?”.

Nella fiaba “Dove far passare il tempo” temi centrali sono l’amore, la natura, il rispetto per il prossimo e per il mondo in cui viviamo. E, un pochino, anche la noia.

“…Il sentimento del tempo che non passa mai si stava trasformando in tempo che non basta mai”.

I proventi dei diritti d’autore del libro sono destinati all’associazione Modena Terzo Mondo (MTM), attiva a livello mondiale nell’aiuto ai bambini in difficoltà.

Gli autori

Daniela Tazzioli, modenese di origine, è cittadina italo-svizzera. Ha pubblicato racconti e poesie in raccolte collettive e il romanzo “Puro Amore”con Infinito Edizioni. Vive e lavora a Basilea.

Pino Ligabue nasce casualmente a Modena, ma si considera Spezzanese. Gioca tanto da piccolo che si dimentica di diventare grande ed ora che è vecchio continua a giocare. Scrive e disegna per i bambini, tra i suoi disegni il più noto è il pellicano simbolo nazionale della giornata della donazione degli organi

Pubblicare un libro: pagare o non pagare? Questo è il problema

Di David Di Luca

Pubblico di seguito un mio intervento sul sito NetEditor,  ispirato da questo racconto.

Ho anche trovato un bel librino da leggere, Esordienti da spennare. Giusto per non perdere il vizio di segnalarvi prodotti…

Caro Stefano,  molto ficcante questo raccontino, che secondo me ha un tot di tratti autobiografici, nevvero? Dicono del resto che Moravia cominciò pubblicandosi da solo il primo romanzo, che poi, dicono sempre,  fu il suo capolavoro.  Personalmente, non sono mai stato contrario all’autopubblicazione.

Ho praticato poco questo tipo di editori, voglio dire, quelli che chiedono un contributo all’autore. Prima dell’avvento di Internet pensavo seriamente di pubblicare qualcosa a pagamento, ben cosciente che avrei dovuto comprarmene x copie, e ben cosciente anche del fatto che le avrei usate per regalarle ad amici e parenti e poi, perchè no, per provare ad organizzare una presentazione a mie spese in qualche sala della circoscrizione, giusto per vedere come veniva. Come te, non ho mai messo insieme cinquemila euro che mi fossero abbastanza di troppo da poterli mettere in quella faccenda.

Adesso per fortuna c’è il Web, coi siti che ti permettono di depositare il tuo bravo filino Pdf, e se la gente vuole il tuo libro ne stampano anche solo una copia e gliela mandano, sparandoti la quota che ti spetta direttamente in banca. Fantastico. Adesso basta lavorare sulla promozione.  E le varie Palomar, come si dice dalle mie parti, si ciucceranno “i diti”.

Un abbraccio D.

Otto porzioni di frutta e verdura salvano il cuore

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

Volete proteggere il cuore? Non bastano più le cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura suggerite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2003, ma bisogna consumarne ben otto. Chi si sottopone a questa “dieta” tutta verde ha il 22% di probabilità in meno di morire per patologie cardiache e ai vasi. Inoltre, secondo i ricercatori, a ogni porzione in più di frutta e verdura, quantificata in 80 grammi, più o meno una piccola banana o una carota, corrisponderebbero 4 punti percentuali in meno di rischio cardiovascolare.

Questa percentuale è il frutto di uno studio realizzato da numerosi istituti europei coordinati da Francesca Crowe, ricercatrice dell’Università di Oxford, studio che ha passato al setaccio i dati provenienti dallo European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC), progetto finanziato dalla Comunità Europea che ha messo in relazione dieta, stili di vita, fattori ambientali e l’insorgenza di tumori e altre malattie croniche come quelle cardiovascolari.

Dunque, più si mangia sano, meglio è e da questo punto di vista gli italiani se la cavano alla grande, visto che il nostro è uno dei paesi del Vecchio Continente in cui si superano le 6 razioni di frutta e verdura nell’arco della giornata.

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