>”Il favoloso mondo di Amélie”

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com 

Il film è disponibile su Amazon.it

Ci sono dei film che pur non essendo dei capolavori assoluti riescono a dire qualcosa di nuovo sulla realtà umana, diventando per questo dei veri e propri cult, baciati dal grande successo di pubblico.

E’ quello che è successo alla pellicola diretta dal francese Jean-Pierre Jeunet, Il favoloso mondo di Amélie, un’opera che nel 2001, anno di uscita, fece gridare al miracolo per la visionarietà dello stile coloratissimo, per il modo insolito di sviluppare il racconto, partendo dalla descrizione dei piccoli piaceri quotidiani, per la bellissima colonna sonora firmata da Yann Tiersen, per l’ambientazione mozzafiato e  per il talento di un’interprete deliziosa, Audrey Tautou.

Fisico longilineo ed esile, grandi occhi scuri e caschetto nero, la Tautou era l’attrice perfetta in grado di incarnare la creatura meravigliosa che rispondeva al nome di Amélie Poulain, cameriera in un bistrot di Montmartre a Parigi, donna solitaria perennemente immersa nei suoi fantasmagorici pensieri, fragile ragazza troppo legata al proprio mondo immaginario per vivere davvero.

La sera della morte della principessa Diana (un puro pretesto narrativo), scopre dietro ad una mattonella del suo bagno una scatola di latta appartenuta anni prima ad un bambino chiamato Dominic Bretodeau; Amélie inizia a immaginare la vita di quel ragazzino, i giorni a scuola, le prime cotte per le donne più grandi e decide di regalargli un sogno rintracciandolo e restituendogli quel piccolo tesoro. La missione riesce alla perfezione e spinge Amélie ad un progetto impossibile: aiutare gli altri a realizzare i propri piccoli e grandi desideri.

Ma anche per lei è in arrivo una rivoluzione chiamata Nino (Mathieu Kassovitz), un giovane uomo che, alla stregua della sua dolcissima compagna d’avventure, preferisce rinchiudersi nel suo mondo stravagante (raccoglie le foto che la gente butta al di fuori delle macchinette automatiche e le cataloga in un album), piuttosto che confrontarsi con la realtà. Quello di Amélie è un corteggiamento lungo e periglioso e va a buon fine solo nel momento in cui, come suggeritole dal saggio vicino di casa, la ragazza non decide di lanciarsi nel mondo.

Favola moderna, apologo sul grande potere dei sogni, racconto furbo e pieno di coraggiose iperboli estetiche, il film di Jeunet è tutto questo e molto ancora, visto che da allora ha rappresentato un nuovo modello di narrazione per i giovani cineasti, sempre più pronti a raccontare la vita da inediti punti di vista. Noi consigliamo di vederlo perché apre il cuore alla speranza che possa esserci sempre qualcosa di positivo, partendo da quanto di più prezioso possediamo: la fantasia.

>Elogio della serenità

Di David Di Luca, www.enxerio.com/david


Ogni tanto rifaccio la lista dei miei valori. Sapete, quell’utilissimo esercizio nel quale butti giù una sorta di hit parade delle cose a cui tieni di più. L’altro giorno poi mi è capitato di confrontare la lista di adesso con quella, tipo, di dieci anni fa. Sono rimasto stupito di come io mi sentissi lo stesso, ma molto fosse cambiato senza che me ne rendessi conto.

Per dire: al numero uno della lista di dieci anni fa (ne avevo trentacinque) c’era avere una cifra x in banca. Il due era avere successo nel mio lavoro, inteso a ben vedere soprattutto come riconoscimento da parte del “mondo”. Al tre, avere una casa di proprietà. E alla via così. Niente di che: erano cose che sentivo, in cui credevo. La mia sincerità nello stendere la lista era stata totale.

Lo stesso era accaduto questa volta. Eppure, il passare del tempo è strano. Sembra che trascorra una goccia alla volta, poi ti rendi conto che si è formato un oceano. Piccoli quotidiani cambiamenti ti portano insensibilmente a diventare molto diverso da quello che eri, senza che per questo tu ti senta un’altra persona.

Insomma, direte voi a questo punto, cosa diamine è cambiato in questa benedetta lista?

Che al numero uno adesso c’è: essere sereno.

Ovvero, la coscienza del fatto che qualunque cosa accada, ho tutte le risorse per affrontare la situazione. Non perché dispongo di chissà quale superpotere, non perché ho raggiunto chissà quali obiettivi,  ma per il semplice fatto di essere umano.

Finché ho una testa per pensare, posso sempre lavorare sul mio atteggiamento, ed è solo questo che mi serve. Non i soldi, non la casa di proprietà, non la bella macchina, non i viaggi vattelappesca dove. Perché alla fine, gira che ti rigira, è proprio la  serenità ciò che cercavo in questi gingilli. La sensazione di avere il controllo sulla mia vita. Ma per averlo non mi serve null’altro che essere sereno.

Lettura consigliata : Seneca, De tranquillitate animi

>Tumore della pelle, arriva l’applicazione dell’I-Phone per prevenirlo

Di Francesca Fiorentino. www.enxerio.com

Di applicazioni per il telefonino ce ne sono tante, molte delle quali addirittura inutili. Ecco perché la notizia di una app che sia in grado di verificare eventuali anomalie cutanee non può che fare piacere. Essa consente di immortalare con una foto la comparsa di un neo che prima non c’era e monitorarne l’evoluzione.

Come funziona la UMSkinCheck? Semplice, si compiono ventitré scatti, rigorosamente nudi, in diverse posizioni e in differenti punti del corpo, le immagini vengono poi comparate ad un database di vari tipi di tumori della pelle. In un periodo come questo in cui ci si sottopone spesso a stressanti bagni di sole, può essere dunque molto utile avere la possibilità di controllare momento per momento lo stato di salute della pelle.

Negli Stati Uniti, nazione in cui l’applicazione sarà presto disponibile, ogni anno a più di 2 milioni di americani viene diagnosticato un tumore cutaneo e tra questi circa cinquantamila scopriranno di avere un melanoma, la forma più grave.

L’applicazione include anche una sorta di calcolatore di rischio che valuta la possibilità di contrarre la malattia a seconda della familiarità della patologia, inoltre l’app prevede una password, in modo da proteggere la privacy di tutti coloro che scattano le foto.

> Merendine più leggere

Di Francesca Fiorentino. www.enxerio.com

Nei giorni scorsi abbiamo già avuto modo di parlare della crescita esponenziale del numero di bambini affetti da ipertensione, una patologia legata ad un cattivo stile di vita e ad un’alimentazione squilibrata. Ecco perché molte aziende del settore hanno deciso da qualche tempo di modificare il contenuto calorico delle merendine.

E’ bene non demonizzare il prodotto in sé. Come in ogni questione relativa alla dieta non è il singolo dolcetto a fare male, ma il consumo spropositato. Secondo i dati resi noti dalla Aidepi, l’Associazione delle Industrie della Pasta e del Dolce italiane, nel 2008 una porzione media di gelato apportava 210 kcal, ora ne fornisce 190; per le merendine si è passati da 200 kcal di una porzione media a 180 kcal.

E ancora, il contenuto medio di acidi grassi trans è passato dai 4 gr/etto del 2008 agli attuali 0,4 gr/etto; il sodio nei cereali da colazione si è ridotto da 0,9 a 0,6 gr/etto, gli zuccheri nei biscotti sono passati da 35 a 33 gr/etto, con l’impegno di arrivare a 30 grammi nel 2014. Sebbene legato ad interessi puramente economici, questo segno di buona volontà da parte delle aziende dolciarie non può che essere valutato positivamente, ma molto può e deve essere ancora fatto.

Non basta infatti riportare la scrupolosa tabella con i valori nutrizionali dell’alimento in questione,gli esperti del settore suggeriscono ad esempio che si possa lavorare sulle quantità, riducendole e di conseguenza facendo diminuire il costo della merendina.

> L’inattività, un male mortale

Di Francesca Fiorentino. http://www.enxerio.com

C’è un’attività umana mortale tanto quanto fumare sigarette. Si tratta della pigrizia totale, l’assoluta mancanza di movimento, un atteggiamento letale che secondo quanto pubblicato recentemente dalla prestigiosa rivista The Lancet ha provocato numerosi decessi.

I dati della ricarca sono stati raccolti da un gruppo internazionale di 33 studiosi, provenienti da diversi Paesi del mondo. Chiariamolo subito, quello che serve per rimanere in forma non è l’agonismo sportivo. Bastano solo 30 minuti di passeggiata al giorno per almeno 5 giorni a settimana, magari solo per fare la spesa o 20 minuti di sport almeno 3 volte a settimana, per scongiurare pericoli a livello del sistema cardiovascolare.

Ebbene, un terzo della popolazione mondiale non raggiunge questa soglia e tra questi sono tantissimi gli adolescenti. Dicevamo del tasso di mortalità legato all’inattività: nel 2008 le vittime sono state 5,3 milioni su un totale di 57 milioni di morti in tutto il mondo per malattie, un numero equivalente ai decessi causati da sigarette o obesità. Se il livello di inattività calasse almeno del 10%, si potrebbero salvare ogni anno mezzo milione di vite umane.

> Assimilare è meglio che rifiutare….

Foto di Giancarlo ForneiUn guest post di Giancarlo Fornei, www.giancarlofornei.com

Ciò che importa siete voi.

Nessun maestro va bene per tutti.
Nessun libro risulterà stimolante per tutti.

E’ una cosa che deve partire da dentro.

Solo voi siete colui che deve attivare il cambiamento nella vostra esistenza.

Anzichè respingere ciò che può aiutarvi a stare bene, che cosa siete disposti ad accettare per potere crescere?

Il rifiuto è spesso un modo per deviare i messaggi.
E’ un meccanismo di autodifesa.

Se rifiutate il libro, l’idea o il metodo che vi viene proposto, avrete anche ragione, ma non uscirete mai dalla situazione in cui vi trovate.

Tutte le persone di successo che conosco, con gli anni hanno accettato di adottare degli strumenti nuovi nella loro vita, hanno speso migliaia di dollari per crescere a livello personale e per studiare come autodidatta, e non se ne sono mai pentite.

Il segreto sta nel non rifiutare o nel disapprovare,semplicemente nell’assimilare…

Uno splendido estratto da Attractor Factor, il primo libro diJoe Vitale che ho letto (da quel giorno, ho letto tutti i suoi libri).

>Cibi crudi, pro e contro di una nuova moda.

Di Francesca Fiorentino. www.enxerio.com

Con il caldo che ci non dà tregua sono sempre di più le persone che preferiscono mangiare cibi non cotti. I crudisti, ossia coloro che mangiano esclusivamente cibo crudo, sono ancora pochi, ma questo tipo di pensiero si sta lentamente diffondendo e come ogni nuovo fenomeno va analizzato nella sua interezza.

Va detto infatti che su internet circolano varie piramidi crudiste che non hanno alcun valore dal punto di vista nutrizionale. Non solo, ma va sfatato quel mito secondo cui gli alimenti non cotti siano da preferire perché mantengono inalterate le sostanza contenute all’interno. Il calore, infatti, migliora digeribilità e sicurezza igienica dei cibi e alcuni studi hanno ulteriormente dimostrato che una lieve cottura fa aumentare il potere antiossidante di molti ortaggi e favorirne l’assorbimento da parte dell’organismo.

Non si tratta quindi della quantità di sostanze nutritive, che effettivamente si perde nella cottura, ma del fatto quelle sostanze siano più facilmente assorbili dal corpo. Come i folati di cavolfiori, broccoli, asparagi cotti a vapore. La cottura migliora anche la biodisponibilità del licopene, il pigmento rosso antiossidante dei pomodori, così come aumenta la qualità di carotenoidi e acido ferulico in carote, spinaci, peperoni e molti altri vegetali.

Detto questo, anche i cibi crudi hanno comunque degli aspetti positivi. Le carote crude posseggono più polifenoli, mentre i i broccoli crudi possiedono una maggior quantità di sulforafano. Nel caso degli alimenti di origine animale la crudità non presenta particolari vantaggi nutrizionali, mentre comporta dei rischi, essenzialmente di tipo igienico. La cottura riesce infatti a distruggere salmonelle, germi vari e parassiti che possono provocare intossicazioni gravi.

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