Film, Pulp Fiction

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com 

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locandina-pulp-fictionSta letteralmente dominando la classifica degli incassi in Italia con la sua ultima, strepitosa, fatica cinematografica, Django Unchained. Quando Quentin Tarantino torna in pista il suo è un passaggio che non può mai passare inosservato.

Fin dal suo esordio nel 1992 con Le Iene fece intravedere le sue grandi qualità di regista e sceneggiatore, confermate due anni più tardi con il suo capolavoro, Pulp Fiction, vincitore della Palma d’Oro a Cannes e di un Oscar alla migliore sceneggiatura originale.

Il cinema di Tarantino è un sofisticato miscuglio di generi e citazioni; l’ex commesso della videoteca  Manhattan Beach Video Archives di Los Angeles ha elevato il B-Movie, rileggendolo con gusto sopraffino ed esasperazione della violenza e con il suo secondo lungometraggio ha dato fondo alla sua genialità. Costruito con salti temporali degni del Rapina a mano armata di Stanley Kubrick, il film, ispirato alla tradizione letteraria pulp (genere nato negli anni ’20, che deve il suo nome alla cattiva qualità della carta su cui venivano stampati i libri, carta non rifilata di polpa di legno) intreccia più storie fra loro.

Ci sono Vincent e Jules, i due tirapiedi di Marsellus Wallace, che devono recuperare una valigetta appartenente al loro capo e per farlo non esitano a uccidere i ladri. Troviamo poi Mia, enigmatica moglie di Wallace, protagonista di una notte di follie con Vincent. Butch è un pugile a cui Wallace intima di perdere un incontro, e quando l’uomo rifiuta è costretto ad una spericolata fuga con la compagna Fabienne. Infine, Zucchino e Coniglietta (infine Pumpkin e Honey Bunny) stanno per compiere una rapina in un caffè, quando incontrano Vincent e Jules, di ritorno dalla loro missione.

Va da sé che raccontare la trama di Pulp Fiction è un delitto, poiché la bellezza dell’opera di Tarantino è proprio negli incastri temporali che è riuscito a creare, nella profondità dei dialoghi e nelle sequenze di culto; dal sermone di Jules, Samuel L. Jackson, al twist fra John Travolta e Uma Thurman, all’imprescindibile presenza del Signor Wolf, Harvey Keitel, colui che “Risolve problemi“. E dulcis in fundo in una colonna sonora straordinaria.

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