Parkinson, arriva in Italia il Fox Trial Finder

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

MICHAEL J FOXQuando si può mettere a disposizione del prossimo la propria notorietà, nascono delle iniziative che definire filantropiche è poco. Michael J. Fox, volto noto del cinema americano anni ’80, da tempo affetto da morbo di Parkinson è riuscito a non lasciarsi sconfiggere dalla malattia, continuando a recitare (ha anche uno show televisivo tutto suo) e soprattutto aiutando coloro che soffrono per la stessa patologia. Arriva anche in Italia il Fox Trial Finder (www.foxtrialfinder.org), la piattaforma online della Michael J. Fox Foundation che consente ai pazienti di entrare a far parte di sperimentazioni cliniche e accedere così gratis a cure innovative sperimentali. La fondazione dell’attore ha collaborato con la Fondazione Grigioni per il morbo di Parkinson di Milano, per offrire ai pazienti italiani e ai loro familiari l’accesso a nuovi trattamenti terapeutici. Il progetto è stato già lanciato nel 2012 negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Irlanda, in Australia e in Canada e ha raccolto l’adesione di oltre 23.000 volontari. È sufficiente collegarsi al link che abbiamo inserito e compilare un modulo di registrazione per la raccolta di informazioni anagrafiche, geografiche e sulla storia clinica. I dati raccolti finiscono in un database che comprende gli studi clinici sul Parkinson attualmente disponibili e ne verifica la funzionalità con i volontari registrati, in base alle caratteristiche e alle corrispondenze espresse. Se il match viene trovato, il paziente potrà esaminare le opportunità e mettersi in contatto con il team di sperimentazione.

Le fave di cacao contrastano la degenerazione neurocellulare

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

frutto-del-cacaoMille proprietà importanti per la nostra salute, più una: la capacità di difenderci da gravi malattie neurologiche come l’Alzheimer e il Parkinson. Il cacao non smette davvero di stupire, stavolta grazie alla presenza di polifenoli che stimolano la neuroprotezione, attivando la sopravvivenza del fattore neutrofico cerebrale, Bdnf, in sostanza ciò che permette alle nostre cellule cerebrali di rimanere attive. La scoperta è stata fatta dall’Istituto di Ricerca Sbarro di Philadelphia e dalle Università di Siena e dell’Aquila, pubblicate poi sul Journal of Cellular Biochemistry. Dunque i polifenoli del cacao non svolgerebbero solo una semplice funzione antiossidante ma contrastano la morte neuronale. Questi risultati possono quindi aiutare i medici a prevenire il deterioramento cognitivo negli anziani e nelle malattie neurodegenerative, bloccando l’espansione delle patologie.

Malattie neurologiche, la soluzione è il funzionamento dei mitocondri.

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

mitocondrioNuovi studi hanno dimostrato che malattie come sindrome di Down, Malattia di Parkinson e Alzheimer sono legate ad un cattivo funzionamento dell’estrazione dei nutrienti dagli alimenti; questo deficit causa il malfunzionamento di un enorme complesso macromolecolare costituito da 45 proteine, che sottende l’attività respiratoria cellulare, fondamentale per rifornire di energia i nostri organi ed in particolare il cervello.

E’ quanto scoperto dai ricercatori dei dipartimenti di Scienze mediche di base, neuroscienze e organi di senso dell’Università di Bari, e l’Istituto di Biomebrana e bioenergetica del Cnr del capoluogo pugliese.

Il legame tra patologia neurologica e carenza nell’attività mitocondriale (i mitocondri sono le centrali energetiche delle nostre cellule) non era ancora stato evidenziato; ciò che emerge nettamente dall’importante studio italiano è che un difetto nella macchina che brucia i nutrienti indebolisce il cervello, stabilendo una connessione tra deficit mitocondriale e patologie neurologiche. Individuato il problema, i ricercatori hanno anche trovato una soluzione.

Elevare il livello di un neurotrasmettitore come l’Amp (acido adenosin-monofosforico) ciclico, corregge quei difetti del complesso macromolecolare responsabili delle malattie primarie mitocondriali, sindrome di Down, Alzheimer e Parkinson. Si può intervenire a livello genetico, introducendo a livello chirurgico l’enzima modificato direttamente nella zona cerebrale colpita dalla malattia, oppure veicolare il gene modificato legandolo ad un frammento di virus della mononucleosi, considerata la capacità del virus di penetrare le cellule.

Il terzo approccio, più soft, mira a correggere i difetti senza manipolazioni geniche, ma attraverso l’assunzione di farmaci, come il Prozac, che attivano il segnale infracellulare Amp ciclico.

Parkinson, è italiana la nuova tecnologia riabilitativa

Di Francesca Fiorentino. www.enxerio.com

E’ italiana la nuova tecnologia adoperata nel trattamento riabilitativo della malattia di Parkinson. Si tratta di una calzatura tecnologica chiamata FMS, acronimo di Foot Mechanical Stimulation, che stimola ka meccanica plantare. La FMS è importante come coadiuvante nella terapia farmacologica e agisce sull’alluce e sulla prima giunzione metatarsale della pianta del piede effettuando una stimolazione meccanica di 6 secondi.

Questa attività aiuta il paziente ad aumentare la velocità nel camminare e riduce sensibilmente il cosiddetto “freezing”, ossia il blocco motorio transitorio, un fenomeno diffuso tra i malati di Parkinson che si sentono come congelati e impossibilitati a muoversi. Adesso, dopo mesi di studi, la nuova invenzione sarà presentata oggi al 23° Simposio Mondiale sul Sistema Nervoso Autonomo delle Bahamas.

Lo studio intitolato “La stimolazione meccanica del piede migliora il cammino e il profilo cardiaco vagale dei pazienti parkinsoniani” viene presentato da 13 neurologi milanesi fra i quali anche la dottoressa Margherita Canesi. Dopo una prima seduta per la regolazione personalizzata effettuata da personale specializzato, la FMS può essere utilizzata direttamente dai pazienti a casa e calzata come una sorta di plantare tecnologico.

Parkinson, i benefici del caffè in uno studio canadese

Di Francesca Fiorentino. www.enxerio.com

Un aiuto contro i sintomi del morbo di Parkinson arriva dal caffè. Secondo alcuni studi il caffè, omeglio il suo componente principale, la caffeina, ridurrebbe sensibilmente il rischio della malattia, diminuendo gli spasmi motori. Secondo l’indagine condotta da un’equipe canadese, pubblicato sulla rivista Neurology, le persone che usano la caffeina hanno meno probabilità di sviluppare la patologia neurologica. Lo studio ha considerato 61 pazienti con malattia di Parkinson che abbiano mostrato sonnolenza diurna e sintomi motori. A metà dei volontari sono stati somministrati 100 milligrammi di caffeina due volte al giorno per tre settimane e poi 200 mg due volte al giorno per tre settimane, l’equivalente di due-quattro tazze di caffè al giorno. Coloro che sono stati trattati con il caffè hanno dimostrato un miglioramento della scala di gravità del Parkinson di circa 5 punti, con un incremento del movimento e una diminuzione della rigidità. La caffeina non ha invece migliorato la sonnolenza diurna, la depressione o il sonno dei partecipanti.

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