Alzheimer, individuato il meccanismo che lo sviluppa

alzheimerAlcune notizie ci rendono felici non solo per l’importanza che esse posseggono, ma per la soddisfazione che siano legate ad equipe scientifiche italiane. Non si tratta solo di campanilismo, quanto di notare come in assenza di sostegno da parte degli enti pubblici, studiosi e medici di casa nostra continuino a lavorare per ottenere risultati significativi.
Stiamo parlando dello studio a cura del Nico (Neuroscienze Institute Cavalieri Ottolenghi), Università di Torino, che fa luce sui meccanismi che impediscono al cervello di rigenerarsi e quindi di favorire l’Alzheimer. La patologia, infatti, è legata all’accumulo nel tessuto cerebrale di peptidi di β amiloide (Aβ); i ricercatori torinesi hanno individuato la relazione che lega la presenza di questa molecola ai principali meccanismi di morte e ricambio cellulare. Focalizzarsi su questo ci può permettere infatti di favorire il processo di ricambio cellulare e frenare lo sviluppo dell’Alzheimer.

Alzheimer, test individuerebbe la malattia prima della manifestazione

adult helping senior in hospitalUna patologia grave come l’Alzheimer non è sconvolge solo la vita dei malati, ma anche quella dei familiari delle persone che si ammalano. Ecco perché qualunque notizia legata alla possibilità di una cura o di prevenzione della malattia viene sempre salutata con un cauto ottimismo. L’ultimo aggiornamento sul versante della prevenzione è legato ad un sofisticato test di diagnosi precoce, fatto attraverso un normale prelievo del sangue, che stani la malattia al suo esordio, quando ancora essa non presenta alcun sintomo.

Uno studio britannico, condotto dai ricercatori di Oxford e pubblicato su Alzheimer’s & Dementia, ha dimostrato che nel sangue di persone predisposte all’Alzheimer siano presenti delle proteine con anni di anticipo rispetto alla manifestazione della malattia. Lo studio condotto su un campione di 452 persone sane, 220 con declino cognitivo lieve e 476 con l’Alzheimer, si è rivelato esatto nell’87% dei casi.

Fino ad oggi la maggior parte delle sperimentazioni iniziate tra 2002 e 2012 per prevenire o curare l’Alzheimer, sono fallite miseramente per il 96%; questo perché i pazienti entrano a far parte dei trial clinici con la malattia in fase avanzata e sintomi già presenti. Se l’Alzheimer ha il suo esordio almeno 10 anni prima della comparsa dei primi sintomi, è giusto poter individuare la futura malattia con anni di anticipo al fine di poter valorizzare appieno le sperimentazioni. Il test in questione dovrà essere ora convalidato su un campione maggiore di persone.

Test casalingo per scoprire l’Alzheimer

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

alzheimerUn test che in pochi minuti può rivelare i primi segni di declino cognitivo e di conseguenza il rischio di essere affetti da Morbo di Alzheimer; è quanto messo a punto dagli studiosi della Ohio State University, che hanno pubblicato la loro ricerca sul Journal of Neuropsychiatry and Clinical Neurosciences.

Basta un quarto d’ora per rispondere ai quesiti relativi a mese, data e anno di nascita. Domande che mettono alla prova la fluidità verbale, accompagnate da prove quali l’identificazione di una foto, calcoli e ragionamento, oltre alla richiesta di fare alcuni disegni ed esercizi di memoria.

Il metodo è stato sperimentato su più di mille persone al di sopra dei 50 anni e si è rivelato efficace quanto quelli più articolati. Tra le persone che effettivamente sviluppano serie patologie degenerative a livello neurologico, l’80% è stato rintracciato proprio grazie all’esame.

Naturalmente, riuscire ad individuare per tempo piccoli e grandi segnali sull’attività del cervello, può aiutare a stabilire un percorso terapeutico in gradi di limitare i danni della malattia. Soprattutto se il test si effettua ciclicamente.

Ginnastica e settimana enigmistica, così il cervello vive di più

Di Francesca Fiorentino. www.enxerio.com

Ci sono solo due attività che preservano la nostra corteccia cerebrale dall’assottigliamento che provoca il decadimento intellettivo: fare ginnastica e mantenere allenato il cervello con letture e altre simili azioni. Lo dimostra uno studio effettuato dall’Università di Edimburgo attraverso una nuovissima tecnica chiamata trattografia, una particolare risonanza magnetica che riesce a seguire anche la più microscopica delle fibre nervose. La ricerca, pubblicata su Neurology, dimostra che in chi aveva effettuato attività fisica, aveva integre sei importanti aree cerebrali. I 691 soggetti che hanno partecipato allo studio, durato per 11 anni, hanno sempre datto attenzione nella loro vita (tutti classe 1936) allo sport, dimostrando una buona capacità cognitiva. Non solo lo sport ha contrastato il declino correlato all’età, ma ha anche impedito la perdita di massa cerebrale in quelli colpiti da un ictus. Gli stessi risultati si ottengono anche con esercizi mnemonici specifici, come dimostra invece lo studio italiano dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti/Pescara, insieme con i colleghi dell’Università di Enna e con quelli belgi dell’Università di Leuven. Basta infatti una blanda stimolazione del cervello con le parole crociate o la musica per mantenere attive le connessioni cerebrali, soprattutto in aree cognitive chiave, come la corteccia cingolare posteriore o la prefrontale mediale. Un piccolo sforzo, insomma, può servire per ottenere un grande

Test del sangue per individuare l’Alzheimer

Di Francesca Fiorentino. www.enxerio.com

Sconfiggere una patologia gravissima come l’Alzheimer con il solo prelievo del sangue potrebbe essere una realtà. E’ quanto sostiene lo studio di Emory University School of Medicine,University of Pennsylvania e Washington University e pubblicato sulla celebre rivista Neurology. Quello che hanno dimostrato i ricercatori americani è la presenza di biomarcatori che rilevano la presenza della malattia neurologica; la loro attenzione si è focalizzata sui livelli di 190 tra proteine plasmatiche e peptidi in 600 pazienti, sani, con decadimento cognitivo lieve e affetti da Alzheimer, che hanno preso parte allo studio. Quattro sono stati i marker individuati: l’apolipoproteina E, il peptide natriuretico di tipo B, la proteina C-reattiva e il polipeptide pancreatico. Le modifiche dei livelli di queste quattro proteine nel sangue sono state correlate con i livelli di proteine beta-amiloidi nel liquido cerebrospinale, note per essere collegate con la malattia di Alzheimer. Il prossimo passo di questa ricerca dagli esiti importantissimi è sviluppate un test diagnostico semplice e veloce per individuare ogni tipo di mutazione. La speranza è che questo possa avvenire in tempi relativamente brevi.

> L’intelletto in una cellula staminale

Di Francesca Fiorentino. www.enxerio.com

Uno studio internazionale coordinato dall’Istituto californiano Scripps di La Jolla ha individuato le cellule staminali dei neuroni responsabili dell’intelletto. Si tratta di un nuovo tipo di staminali, cellule che ancora si devono specializzare, dalle quali hanno origine i neuroni della corteccia cerebrale coinvolti nelle funzioni cognitive, sede delle funzioni cerebrali superiori, dove l’informazione viene integrata e dove si formano i ricordi e la coscienza.

La corteccia è composta da sei sottili strati fatti da neuroni e cellule della glia. Fino ad ora si pensava che i neuroni della corteccia avessero origine tutti da un unico gruppo di staminali le cellule radiali gliali (Rgc); lo studio dimostra invece che i neuroni hanno già una loro specifica diversità, evidenziando la loro singola peculiarità. Ad esempio gli strati inferiori sono costituiti da neuroni che si connettono al cervello più interno e regolano respirazione e movimento, quelli esterni contengono i neuroni che integrano le informazioni provenienti dai vari sensi e che collegano le due metà del cervello.

E’ questo livello esterno che conferisce agli esseri umani il pensiero astratto la pianificazione del futuro e la capacità di risolvere problemi. Con tutte le cautele del caso, la scoperta potrebbe anticipare la creazione di neuroni di tipo superiore che possano sostituire quelli danneggiati in casi di patologie neurologiche.

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