Zuccheri nemici del cervello. Lo dicono i tedeschi

glucCon un poco di zucchero la pillola va giù? Per carità, fermatevi! Avete mai pensato che le pillole le prendete proprio per l’eccessiva quantità di zuccheri ingeriti? Provate a ribaltare la questione e tutto vi sembrerà più chiaro. Una presa di coscienza, questa, che viene supportata da un recente studio tedesco secondo cui zuccheri e carboidrati sono dannosi per il cervello, poiché ne alterano struttura e la funzionalità. Un eccesso di glucosio può influire negativamente sulla memoria, provando un restringimento dell’ippocampo, la parte del cervello dedicata proprio alle funzioni mnemoniche.
Gli studiosi del Charité University Medical Center di Berlino, in Germania, hanno verificato se questa azione nefasta del glucosio si manifestasse anche in persone sane, senza cioè precedenti di patologie neurologiche; per questo analizzati i marcatori di glucosio di 141 persone sane, che sono state poi sottoposte a un test della memoria e ad altri esami.
Tutto coloro che avevano totalizzato risultati inferiori al test della memoria, avevano un ippocampo ristretto a causa dei livelli alti di glucosio.

Caffè e memoria, un matrimonio felice

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

caffè1E’ il giorno dell’esame, siete presi dalla frenesia; nella vostra mente tutto è nebuloso, indistinto, siete certi di aver studiato, ma lo avrete fatto abbastanza? Cosa succede se il feroce professore va a colpirvi sul vostro tallone d’Achille? Come si fa a pescare la risposta giusta in quel grande calderone di dati alla rinfusa che è il vostro cervello? Beh, se prima di sedervi davanti al plotone d’esecuzione (non prendetevela prof, ma un po’ ci somigliate) avrete consumato tre tazzine di caffè, meglio se dopo un blando esercizio di ripasso, la vostra memoria vi sosterrà fino all’agognato 30 e lode. Merito della caffeina, una sostanza che non solo eccita, ma attiva i meccanismi mnemonici. Sorseggiare questa quantità di caffè dopo aver studiato (non prima), facilità l’assimilazione dei concetti che restano fissati in testa per un periodo di tempo maggiore. A scoprire questo miracoloso effetto sulla memoria a lungo termine è stato un gruppo di ricercatori statunitensi (guidato dall’Università Johns Hopkins) il cui lavoro è stato pubblicato su Nature Neuroscience.

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