Film, Corpo celeste

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Il giurato Nicolas Winding Refn ha pianto, la presidentessa di giuria, Jane Campion, si è sentita dentro al film. Per Alice Rohrwacher aver partecipato in concorso alla 67.ma edizione del Festival di Cannes con Le meraviglie è stato un vero trionfo che l’ha portata a conquistare il prestigioso Grand Prix della Giuria, riconoscimento secondo solo alla Palma d’Oro.

E’ sbocciata l’autrice toscana, confermandosi come una delle più intelligenti e originali autrici italiane. Un talento che seppur acerbo si era già mostrato nella sua opera prima, Corpo celeste, presentata sempre a Cannes nel 2011, ma nella sezione Quinzaine des Realisateurs.

E’ la storia di Marta, una ragazzina di tredici anni che lascia la Svizzera per trasferirsi con madre e sorella a Reggio Calabria, città dei genitori. Vive con disagio il confronto con quel microcosmo arcaico, intriso di una religiosità che quasi sfocia nella superstizione, un conflitto che si acuisce quando per Marta arriva il momento di prepararsi alla Cresima.

Forte ed evocativo nelle immagini, il film della Rohrwacher segue con delicatezza il percorso di crescita di questa ragazza (Yle Vianello, bravissima) e nello stesso tempo non risparmia qualche critica ironica e  pungente ad una società sfilacciata, abbagliata dal miraggio del successo televisivo e sempre più anonima.

 

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