Film, “Breakfast Club”

A cura di Redazione Spettacoli
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L’incipit è di quelli che non si dimenticano. Le note di “Don’t You Forget About Me” dei Simple Minds ci portano alla sequenza che ci presenta i cinque protagonisti del film, un gruppo di adolescenti che per punizione, a vario titolo, sono costretti a passare il sabato nella palestra della scuola. Si tratta di tre ragazzi, Brian, un candido secchione, l’atletico Andy e il rabbioso John e due ragazze, la chic Claier e la problematica Allison. Quando il preside Vernon assegna loro un tema dal titolo “Chi sono?” dovranno inevitabilmente fare i conti con le proprie paure ed insicurezze, ma saranno anche in grado di tirare fuori la propria originalità. Così, dopo gli iniziali screzi, iniziano a sentire una profonda vicinanza gli uni alle altre.
Cult movie del 1985, Breakfast Club, diretto dal veterano John Hughes rappresenta l’apice dei teen movies degli anni ’80, un’opera che con leggerezza e toccante realismo è riuscita a dipingere tutte le differenti sfumature di un’età bella e terribile, un periodo della vita in cui non si è ancora certi di se stessi ma che ci dà la possibilità di sperimentare.
Hughes non è stato certo il classico autore con la A maiuscola, uno di quelli impegnati a tradurre in immagini ardite e sofisticate la propria idea di mondo, ma nella sua lunga carriera, fermata dalla morte prematura a soli 59 anni, ha saputo però più di ogni altro interpretare gli umori di un pubblico giovane, raccontandone la vita con incredibile profondità unita ad una comicità mai volgare. Ecco perché oggi ci manca così tanto e rivedendo il film a 30 anni di distanza non possiamo fare a meno di notare che c’è un po’ di quei cinque ragazzini in ognuno di noi.
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