Armiamoci e camminiamo!

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com 

camminare2E’ pratico, è salutare, è utile. Stiamo parlando di camminare, una semplice attività che però può proteggerci da malattie gravi come ipertensione e diabete. Secondo una ricerca condotta dall’Imperial College di Londra, andare a lavoro sfruttando l’energia delle proprie gambe riduce almeno del 40% il rischio di queste patologie rispetto a chi sceglie l’automobile. I ricercatori hanno usato dati relativi a 20 mila britannici, notando che chi si recava a lavoro in bici aveva un rischio dimezzato di ammalarsi di diabete e ipertensione e che anche prediligere i mezzi pubblici e andare a piedi aveva i suoi benefici rispetto all’uso del mezzo privato o del taxi. Qualunque sia l’attività scelta, basta che alla base ci sia un po’ di movimento da introdurre quotidianamente e regolarmente.

Potassio salva cuore

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

cuoreMeno sale e più potassio (di cui sono ricche frutta e verdura) per stare meglio ed evitare i rischio di infarto e ictus. E’ quanto dimostra lo studio pubblicato sul British Medical Journal e condotto da Graham MacGregor della Queen Mary University di Londra.

Secondo quanto stabilito dall’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS), una persona dovrebbe consumare 5 grammi di sale al giorno, un obiettivo che vuole raggiungere nel 2025.
Si deve cominciare dalle piccole cose, ad esempio ridurre il consumo di sale di qualche grammo per almeno 4 settimane. Il passo successivo è quello di assumere più potassio, il cui effetto anti-ictus e anti ipertensivo verrebbe amplificato proprio dalla contemporanea riduzione nell’assunzione di sale.

Camminare e correre per una salute di ferro

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

correreQuante volte abbiamo parlato del grande potere dell’attività fisica, secondo un recente studio condotto al NIH/National Heart, Lung, and Blood Institute americano da Paul Williams e pubblicato sulla rivista Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology, camminare e correre abbassano il rischio di pressione alta, colesterolo alto e diabete, più in generale il rischio cardiovascolare. E più si cammina o si corre durante la settimana, maggiori sono i benefici per la salute.
Correre e camminare, pur con intensità diverse, sono attività che coinvolgono le stesse parti del corpo, quindi, e questa è la notizia, hanno lo stesso effetto benefico sul sistema cardiovascolare, l’importante è lavorare su distanze sostenute, più chilometri si fanno, meglio è.
Una passeggiata di buon passo può ridurre il rischio di ipertensione e di iperglicemia, tanto quanto lo jogging più sfibrante. E i numeri parlano chiaro: la corsa riduce il rischio di ipertensione del 4,2%, mentre lo jogging del 7,2%. Per il colesterolo il risultato è rispettivamente del 4,3% e 7%. Mentre per il diabete siamo sugli stessi benefici, più o meno il 12% per i corridori e camminatori, che però una maggiore riduzione delle malattie coronariche.

Sale, il nemico invisibile della salute

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

sale2E’ un nemico tra i più pericolosi per la nostra salute; è di certo l’alimento che dà sapore alle pietanze, ma il sale deve essere utilizzato con parsimonia per un uso smodato di questo miracolo della natura può portare alla morte per infarto, ictus e altri problemi cardiovascolari, legati ovviamente all’ipertensione. Ogni anno sono 2,3 milioni i decessi per questo tipo di patologie. Il quadro non è roseo: il 65% degli individui ne consuma quasi il doppio della dose giornaliera raccomandata (1,5-2 grammi). Sono i dati presentati a un convegno dedicato a nutrizione e rischio cardiovascolare che si è tenuto a New Orleans . Il problema è che spesso assumiamo più sale di quanto in realtà dovremmo, poiché non ci rendiamo conto che è già contenuto nei prodotti che acquistiamo al supermercato. Noi italiani siamo tra i peggiori d’Europa in merito al consumo di sale, solo in un’Ungheria se ne assume di più. La media di consumo di un italiano è 10,8 grammi al giorno, mentre per vivere basterebbe un grammo al dì e comunque, mai superare i due grammi.

>Preeclampsia, i danni di una malattia subdola

Di Francesca Fiorentino. www.enxerio.com

 Si chiama preeclampsia e si tratta dell’ipertensione in caso di gravidanza, riguarda attualmente il 5-10% delle gestanti ed è una delle complicazioni più temute dai ginecologi, visto che una volta su tre ci sono serie conseguenze per mamma e bimbo. Lo conferma una revisione degli studi sull’argomento pubblicata sulla rivista Pregnancy Hypertension da Andrea Luigi Tranquilli, direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’università Politecnica delle Marche di Ancona.

La preeclampsia, oltre a essere la causa principale di mortalità e malattia nella madre e nel periodo perinatale, è un fattore di rischio per lo sviluppo di numerose patologie nel resto della vita, eventi cardiovascolari gravi come ictus o infarto, trombosi venosa, insufficienza cardiaca, diabete di tipo due, ipotiroidismo e problemi cognitivi.

Sono alti i rischi anche per il piccolo: i bambini nati da una gravidanza con preeclampsia hanno una maggior probabilità di andare incontro nel corso della vita a ipertensione, insulino-resistenza e diabete, disturbi neurologici e patologie mentali. Al di là di questo elenco di patologie più o meno gravi il problema fondamentale è che l’ipertensione in gravidanza non si diagnostica facilmente e la diagnosi tempestiva è l’unico modo per poterla affrontare al meglio.

E’ bene iniziare controlli regolari della pressione prima della ventesima settimana, soprattutto se già si soffre di ipertensione (minima superiore a 90 mm/hg), di malattia renali, patologie dell’endotelio o autoimmuni, diabete o anche se la gravidanza è multipla. Tra i segnali d’allarme inseriamo lo smodato aumento di peso unito a forte ritenzione idrica (riconoscibile dal gonfiore di mani, piedi, labbra e così via).

Ipertensione infantile, cresce il numero dei piccoli malati

Di Francesca Fiorentino. http://www.enxerio.com

Dei numerosi primati toccati negli Stati Uniti in campo medico, quello che vede il crescente numero di ricoveri di under 18 a causa della pressione arteriosa troppo alta non è certamente invidiabile. Dal 1997 ad oggi il numero di ragazzi affetti da ipertensione è raddoppiato passando dai circa 12 mila ai 24 mila nel 2006. Sono statistiche rese note sulla rivista Hypertension. Se un tempo l’ipertensione infantile era strettamente legata ad altre patologie, ad esempio quelle renali, oggi non si può non tenere conto del cattivo stile di vita dei più piccoli, con particolare interesse per l’alimentazione. Si può ipotizzare che la più alta frequenza di dimissioni dall’ospedale registrata nel gruppo di bambini di età compresa tra i 10 e i 18 anni possa essere dovuta all’aumento dell’obesità. Inoltre, secondo lo studio, il rischio di ipertensione è più alto per i bambini rispetto alle bambine e per i piccoli che provengono da una famiglia a basso reddito.
L’ipertensione come patologia infantile, dunque, è una nuova realtà da non sottovalutare, poiché un bambino iperteso sarà in futuro un adulto iperteso e che i danni prodotti dalla pressione alta cominciano fin dall’infanzia. Tra le misure da prendere in considerazione c’è la riduzione del peso, il seguire una dieta sana e a basso contenuto di sale e svolgere almeno 40 minuti di attività fisica aerobica per 3-5 giorni alla settimana sono i primi passi da seguire. Se i genitori vorranno seguire i piccoli nello stesso percorso, allora i risultati saranno ulteriormente amplificati.

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