Ti sposo, se il tuo DNA somiglia al mio…

Oggi_Sposi_2009_2010_gE’ incredibile quante cose si riescano ad addebitare alla genetica. Chissà se sono davvero tutte sensate o piuttosto non si preferisca fare ricordo ad un automatismo pericoloso. Nell’attesa di rispondere alla domanda, l’ultima notizia riguarda la scelta dell’anima gemella che secondo un recente studio americano obbedirebbe alle leggi del DNA. In sostanza si tende a sposare le persone con un DNA simile al proprio. Lo sostengono gli analisti della University of Colorado in uno studio pubblicato su Proocedings of the National Academy of Sciences.

Gli scienziati hanno notato, confrontando quasi due milioni di polimorfismi a singolo nucleotide, varianti rare del DNA, su 1.650 persone nate fra gli anni ’30 ei ’50, che le coppie avevano porzioni di DNA più simili rispetto agli altri.
La domanda che si pone, quindi, è naturale: come facciamo a sapere se l’uomo o la donna di cui ci siamo profondamente innamorati abbia o meno un DNA simile? Poca chiarezza al riguardo da parte dell’equipe universitaria.

E’ molto difficile stabilire quanto i nostri geni comandino tali decisioni, ma noi abbiamo scoperto che gli sposi erano più geneticamente simili rispetto agli altri individui, scelti a caso. Probabilmente tale forza è minore rispetto ai fattori sociali ma partecipa alla scelta in tutta una serie di elementi“. Si sceglie il proprio partner, in sostanza, per affinità culturali, sociali, religiose e via di seguito (e anche qui, il nesso non è affatto automatico) e si scopre che ci somiglia ‘internamente’. Misterioso, nulla da eccepire.

60 anni fa la scoperta della struttura del DNA

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

Watson-e-Crick-strutturaHa compiuto 60 anni la scoperta della struttura molecolare più studiata (e importante) del secolo, stiamo parlando del DNA che proprio il 15 aprile del 1953 veniva svelato al mondo da James Watson e Francis Crick in un articolo pubblicato su Nature. I due studiosi, che avrebbero poi vinto il Nobel nel 1962, descrissero la forma a doppia elica dell’acido desossiribonucleico, unite da quattro mattoni, adenina, guanina, citosina e timina, uniti a coppia; a disegnarne il bozzetto fu la moglie di Crick, la pittrice Odile Speed. Isolato nel 1869 dal biochimico svizzero Friedrich Miescher, il DNA fu lungamente studiato, ma è stata la descrizione accurata e realistica fornita dai due scienziati britannici, anche grazie agli studi compiuti in precedenza da Rosalind Franklin, mai valorizzati abbastanza dalla comunità scientifica di allora, a rappresentare il passo avanti nella medicina. Il DNA infatti contiene le informazioni genetiche primarie per la nostra vita, la scoperta della sua struttura ha dato il via ad una serie di studi essenziali per l’individuazione e la cura di malattie genetiche ed ereditarie.

Il 2012 della scienza, il Bosone di Higgs scoperta dell’anno

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

peter higgsUn anno sta per concludersi. Nulla di strano, succede di continuo, direte giustamente voi. Come succede di continuo che nel mondo scientifico si raggiungano dei traguardi memorabili, così importanti da cambiare per sempre il corso degli eventi.

Ripercorriamo insieme allora le scoperte più importanti del 2012, grazie alla classifica stilata da Science. Al primo posto c’è il bosone di Higgs, la particella di dio è quella che ci aiuta a comprendere come le altre particelle ottengono la massa.

Poi c’è la mappatura completa del Denisovan, un antico umanoide simile al Neanderthal, che è stato geneticamete “ricostruito” a partire dal frammento di falange del dito mignolo, dai ricercatori del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology. In questa graduatoria speciale ci sono anche gli studiosi giapponesi della Kyoto University che sono riusciti a trasformare delle staminali embrionali di topo in cellule uovo vitali. Subito dopo facciamo un salto nello spazio con la sonda Curiosity della Nasa, che si è fatta un giro su Marte.

Troviamo inoltre i ricercatori dell’Institute of Biochemistry and Molecular Biology di Amburgo che hanno utilizzato un laser a raggi X per svelare la struttura delle proteine. La tecnica genetica dei ricercatori della University of California Berkeley si piazza subito dopo (si fa per dire) con il Talens (Transcription activator-like effector nucleases), un metodo che dà la possibilità di modificare o disattivare specifici geni in esemplari in cellule umane malate. E’ la volta poi dei fermioni di Majorana, osservati per la prima volta dai ricercatori del Kavli Insitute of Nanoscience Delft.

Spazio anche al il progetto Encode, Encyclopedia of Dna Elements, messa a punto in trent’anni di lavoro dai ricercatori del National Genome Research Institute statunitense e dello European Bioinformatics Institute, una scoperta che ha reso possibile la ricostruzione di network genetici che sembrano sottostare ad alcune malattie autoimmuni come il diabete 1, l’artrite reumatoide, la malattia di Crohn e il lupus.

Non poteva mancare la robotica, con l’invenzione dei ricercatori della University of Pittsburgh, che sono riusciti a far muovere con la mente un braccio robotico impiantato su una paziente paralizzata. A chiudere questa classifica la scoperta dell’ angolo di mixing del neutrino da parte dei ricercatori dell’esperimento cinese Daya Bay Reactor Neutrino, uno studio che sarà importante per stabilire perché l’universo contenga più materia che antimateria.

DNA differenti nelle cellule umane

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

Si è portati a pensare che il nostro DNA, ovvero il codice genetico, sia lo stesso in tutte le cellule del corpo. Una ricerca della Yale School of Medicine rivela invece che alcune cellule staminali ottenute dalla pelle contengono variazioni genetiche che sono diffuse nei tessuti del corpo. Gli esseri umani dunque sarebbero un mosaico di cellule con differenti DNA. In particolare il 30% delle cellule dell’epidermide ospita le cosiddette Cnp (copy number variations) che sono segmenti di DNA che sono cancellati oppure duplicati; questo tipo di differenziazione è riscontrabile anche nel sangue e nel cervello. Un tempo si ipotizzava che queste variazioni si trovassero solo in caso di patologie tumorali, invece ci troveremmo di fronte ad un fenomeno fisiologico. Lo studio, quindi, mette in guardia sulla validità effettiva delle analisi genetiche classicamente intese, poiché sono condotte esclusivamente su campioni di sangue che potrebbe non rispecchiare esattamente il genoma di altri tessuti, come il cervello.

 

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