Viagra, i numeri di un grande fenomeno

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

viagraE’ uno di quei farmaci destinati ad essere ricordato nel tempo e non per speciali qualità terapeutiche; il Viagra, la pillolina blu che aiuta gli uomini con problemi di erezione, ha segnato, nel bene e nel male, una piccola rivoluzione.

Il prossimo 22 giugno scadrà il brevetto italiano ed è subito cominciata la sfida tra varie aziende produttrici di farmaci generici per assicurarsene la produzione. Diamo un po’ di numeri: dal lancio nel 1998 al 2011, sono stati consumati circa due miliardi e mezzo di pillole e 41,4 milioni di pazienti hanno provato il Viagra almeno una volta nella vita.

L’Inghilterra è il primo paese europeo per consumo, seguito dall’Italia, dove sono state oltre 60 milioni le compresse vendute, con una media di 4.300 pillole blu ogni 1000 uomini oltre i 40 anni. In Italia è il Lazio a guidare la classifica dei consumi con sette milioni e mezzo di pasticche consumate in dieci anni; subito dopo troviamo Toscana ed Emilia Romagna. Le città dove si registra il maggior consumo sono Pistoia, Roma e Rimini. Molto dietro troviamo le città del Sud Italia, con consumi al di sotto della media.

Qual è il momento giusto per una richiesta?

Un guest post di Marco Germani, http://meccanismipersuasione.blogspot.com/

Le poste italiane hanno recentemente introdotto una curiosa pratica presso i loro uffici postali: dopo aver pagato la tua bolletta o la tua contravvenzione, l’impiegato dietro allo sportello, ti presenta prontamente un rotolo di gratta e vinci e ti chiede se ne vuoi acquistare uno. Non so se l’azienda riconosca agli impiegati una percentuale su queste vendite ma, dall’entusiasmo e dalla costanza con cui gli impiegati tentano di piazzare i tagliandini, ho il sospetto che sia così.

Lontani sono i tempi in cui l’impiegato della posta era solo un pubblico funzionario, il cui unico obiettivo era quello di portare a casa il suo stipendio mensile, preferibilmente facendo il meno possibile. La privatizzazione dell’azienda ha trasformato ora gli addetti allo sportello in venditori, esponendoli agli inevitabili e numerosi rifiuti da parte dei potenziali acquirenti, mi domando con quali ripercussioni psicologiche a fine giornata.

Ad ogni modo, la mia riflessione è la seguente: dopo che un utente ha appena pagato un bollettino postale, spesso di una cifra importante e che nella maggior parte non sono soldi spesi con piacere, gioia e entusiasmo, è veramente nello stato d’animo adatto ad investire altro denaro in qualcosa che, per definizione, presenta bassissime possibilità di ritorno ? dalla lunga e costante serie di rifiuti che ho potuto osservare durante una mia recente permanenza in un ufficio postale di Roma, mi sento di poter dire che la risposta è no.

Una vendita come quella di un gratta e vinci, per sua definizione molto emotiva e poco razionale, il cui contraccambio del denaro speso è nella stragrande maggioranza dei casi pari solo a una fugace sensazione di suspance e di eccitazione per una potenziale vincita, è sicuramente molto influenzata dallo stato d’animo dell’acquirente. Le Poste Italiane sembrano non aver minimamente tenuto in conto questo fattore, introducendo la pratica sopra descritta.

Quale sarebbe invece un buon momento per proporre un gratta e vinci ? sicuramente dopo che il cliente ha speso dei soldi di sua volontà, per qualcosa di piacevole e per un importo non rilevante.

Nei moderni uffici postali privatizzati si può acquistare di tutto, dai libri ai cd a ogni sorta di articolo per la cancelleria. Dopo questi acquisti però, non viene stranamente proposto il gratta e vinci, mentre le possibilità di successo sarebbero certamente più elevate.

Uscendo dall’ufficio postale, un ottima circostanza per fare la stessa proposta sarebbe quella di un bar, dopo un caffè o altra consumazione da parte dell’utente. Tutti i bar vendono i gratta e vinci, ma non mi è mai capitato che un barista, dopo il pagamento della consumazione, mi faccia questa richiesta, ovvero tiri fuori il rotolo e mi proponga l’acquisto, magari con gli spicci che mi ha appena dato di resto.

Conoscere questo semplice meccanismo della vendita, ovvero che lo stato d’animo del potenziale acquirente influenza fortemente l’esito di una vendita emotiva, molti bar potrebbero aumentare considerevolmente il proprio fatturato, semplicemente introducendo questa pratica di routine presso i loro addetti di cassa.

Riflessioni di un ingenuo sul digitale terrestre

Di David Di Luca, www.enxerio.com/david

Qui da noi in Toscana il digitale terrestre ha ancora da venire, ma fino a un annetto fa stavo nel Lazio, dove invece lo switch-off era già avvenuto.

A sentire i suoi sostenitori, il digitale terrestre doveva essere una sorta di bacchetta magica che avrebbe moltiplicato la possibilità di espressione.  Infatti, mi capitò di vedere una televisione locale zeppa di televendite, che con il Dtt era passata da uno a quattro canali…  zeppi di televendite.

A parte questo trascurabile dettaglio, a costo di passare per luddista, confesserò che non capisco la necessità di stravolgere in questo modo le abitudini televisive dell’italiano medio. Per dire, mia mamma, che non è poi così anziana, non ha idea di come si faccia a gestire la cosa.

Senza contare che proprio in questi giorni il Tar ha preso l’AgCom per un orecchio per via della numerazione dei canali, che il digitale dovrebbe gestire in automatico, senza che noi smanettiamo per trovare l’emittente che ci interessa. Quindi, sull’1 Raiuno, sul 2 Raidue… sul 5 canale5… Tutto predeterminato. Molto bello. Sarà insomma più facile guardare RaiSet piuttosto che altro.

Tutto quanto sopra dando per scontato che al momento dello switch-off noi toscani vedremo ancora qualcosa, visti i casini che ci sono stati nelle altre regioni. Ci sarà da divertirsi soprattutto nelle zone dove i ripetitori se li sono installati i cittadini, perchè altrimenti non si vedeva un tubo. Questi o fanno l’abbonamento a Sky, oppure vedranno quelle che dalle mia parti si chiamano “le corse delle formicole” (per i foresti: vedranno statico ovunque).

Fortuna che (a) volendo,  Rai e Sky Tg 24 si vedono anche su Internet (b) Film e telefilm ci sono anche su Dvd.

La Torre di Pisa in mutande? Perchè no?

Di David Di Luca, www.enxerio.com/david

Ha fatto scalpore l’idea di qualche buontempone (che rivela peraltro anche un notevole senso degli affari) che ha pensato bene di riprodurre la Torre di Pisa a guisa di simbolo fallico sulle solite magliette, sciarpe, mutande ecc che da sempre riproducono il celebre monumento.

E’ il caso di dire: apriti cielo! La chiesa pisana ha espresso la sua perplessità su questo uso un po’ sui generis dell’immagine di quello che alla fine è pur sempre un edificio religioso, anche se non so quanti si ricordano che è così.

Il sindaco di Pisa Marco Filippeschi ha varato a velocità di curvatura un regolamento comunale che sanziona i gestori delle bancarelle che espongono i tremendi oggetti. Facendo così loro un’incredibile pubblicità.

Per quanto mi riguarda, forse per il mio spiritaccio labronico, la cosa non mi ha dato affatto fastidio. Vabbè, direte, sono i pisani ad essere colpiti. Quindi è ovvio che ci godi.

Ma non si tratta di questo. E’ che francamente, con tutto quello che si vede in giro, non capisco a chi debba far specie un simbolo fallico, oltretutto trattato con grande ironia. Nel 2011 forse sarebbe ora di lasciarsi la pisellofobia alle spalle. Con la esse davanti.

Oddio, è finito il telefilm

Di Francesca Fiorentino, http://www.enxerio.com

L’identikit dello spettatore tipico di telefilm e serie televisive è decisamente canonico e tra le sue caratteristiche principali ce n’è una che si distacca nettamente dalle altre: la fedeltà. Chi è solito guardare questo florido genere televisivo lo fa con una passione ed un’abnegazione rari.

Ecco perché in mancanza della propria serie preferita molti possono subire un contraccolpo psicologico durissimo. Così, seguendo l’onda di un fenomeno nuovo, un gruppo di ricercatori americani si è dedicato ad analizzare quella che chiamano relazione parasociale, ovvero quel sentimento di simpatia fortissima che lega uno spettatore al suo personaggio di riferimento, sia esso il Dr. House o Carrie Bradshaw e che spinge lo stesso spettatore ad entrare in “crisi” quando lo spettacolo arriva alla fine.

La sindrome dell’ultima puntata è di fatto uno stress, certamente non di grande intensità visto che in una scala da 1 a 10 può arrivare a 2,5, ma ugualmente forte. Lo studio condotto dalla psicologa Emily Moyer-Guse dell’Ohio University è partito dal 2008, anno in cui lo sciopero degli sceneggiatori bloccò le produzioni televisive per svariati mesi.

Tra i più colpiti dalla sindrome quelli che seguivano i serial per rilassarsi, chi trovava divertenti le avventure dei personaggi oppure chi tentava di dare una botta di vita ad una quotidianità logora. Nessuna differenza notevole è stata ravvisata tra tra maschi e femmine.

Interessante invece notare quali siano stati i rimedi per risolvere la sindrome: la maggior parte delle persone analizzate si rivolgevano a internet, mentre solo il 15% faceva sport e il 18% passava più tempo con amici e parenti. Inutile dire che per gli spettatori cronici il DVD della propria serie preferita è un vero toccasana.

C’era una volta… un libro che aiuta a crescere

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

E se invece che giocare con il videogame all’ultimo grido stimolassimo i nostri bambini a sfogliare un libro? Magari leggendogli tutte le sere una bella favola della buonanotte. Un’abitudine questa che fa bene ai più piccoli e anche ai genitori. Leggere, e sentir leggere ad alta voce, infatti, ha degli effetti positivi sulla salute del bambino e sul suo sviluppo emotivo e cognitivo.

Prima si inizia a svolgere questa bellissima attività e meglio è; in base a quanto stabilisce la teoria dello sviluppo precoce (Early Child Development) impegnare un bimbo di pochi mesi nell’ascolto di una fiaba stimola lo sviluppo neuronale. Tra le esperienze più interessanti che si svolgono in Italia segnaliamo il progetto senza fini di lucro, Nati per leggere, che ormai da 12 anni impegna pediatri e bibliotecari a fornire libri ai genitori desiderosi di coinvolgere i loro figli in questo appassionante lavoro.

Cominciare è importante, dunque, ma proseguire fino ai sei anni lo è ancora di più soprattutto perché in questa età si sviluppa la capacità di costruire immagini sotto lo stimolo della lettura; è meglio se a guidare il bambino in questa scoperta sia la voce della mamma o del papà, rispetto alla TV. I benefici di questo stile di vita si noteranno nell’adolescenza. Ragazzi con maggiore dimestichezza alla lettura avranno minori rischi di andare incontro a comportamenti aggressivi e antisociali.

Pulizie di primavera, ecco i rischi

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

La primavera è il periodo dell’anno in cui ci si dedica alle grandi pulizie; niente di più facile (e faticoso…), eppure dietro a questa canonica incombenza si possono nascondere tante insidie. Il monito viene dagli esperti dell’American Academy of Orthopedic Surgeons che hanno stilato un breve ma accurato vedemecum per ridurre al minimo il rischio di piccoli e grandi infortuni.

Nel 2010, infatti, più di 35 mila persone si sono fatte male utilizzando una scala, 41 mila hanno avuto incidenti facendo giardinaggio o utilizzando forbici, cesoie e quant’altro e più di 127 mila hanno avuto problemi utilizzando un tosaerba. Ecco perché si consiglia di utilizzare delle specifiche tecniche per sollevare e portare i pesi; quando si sta in giardino, inoltre, è bene prevedere delle pause tra un momento e l’altro per evitare che i movimenti ripetitivi possano distrarre la persona e portarla a farsi male. Se dovete pulire angoli piuttosto alti della casa, preferite le scale alle sedie, che in genere non sono tarate per sopportare un peso troppo alto.

La scala deve essere posizionata su una superficie piana e mai su terreno molle o umido. Inoltre, non bisogna mai sporgersi. Quanto al tosaerba, si raccomanda l’uso di un’apposita protezione per gli occhi (che rischiano di essere colpiti dai rami o dalle foglie tagliate). E se usate dei prodotti per lavare le varie superfici, assicuratevi che non siano tossici. In caso di tossicità riscontrata, allora meglio usare guanti e mascherina. Infine, bevete tanto. Si suda parecchio e i liquidi persi vanno reintegrati.

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