Un pomodoro allunga la vita

pomodori-coltivazione-vaso-orto-terreno-1Viva la pappa col pomodoro, urlava a squarciagola Gianburrasca e aveva perfettamente ragione, perché questo frutto della terra, rosso e gustoso, è ricco di sostanze fondamentali per il nostro corpo. E alcuni studiosi le hanno condensate tutte in una pillola che se assunta una volta al giorno protegge il nostro cuore dai malanni più frequenti. E’ quanto rivela una sperimentazione clinica pubblicata sulla rivista PLOS One e condotta da ricercatori delle University of Cambridge e Cambridge University Hospitals National Health Service Foundation Trust. Non parliamo di magia di un antiossidante dieci volte più potente della vitamina E, il licopene.

L’equipe britannica ha coinvolto un gruppo di pazienti con problemi cardiovascolari e un gruppo di soggetti sani di controllo e hanno dato loro o una pillola di pomodoro (contenente 7 milligrammi di licopene) al giorno o una pillola placebo. Monitorando la funzione circolatoria di tutti i soggetti, si è riscontrato un aumento del flusso sanguigno del 53% solo nei pazienti che avevano assunto la pillola di pomodoro, senza significative variazioni nei soggetti sani. Un’ottima notizia per chi soffre di patologie cardiache, poiché una migliore funzione circolatoria è legata al ridotto rischio di infarto e ictus.

Il pacemaker adesso è wireless

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

wireless-cardiac-pacemaker_1Un passo dopo l’altro, verso una qualità della vita migliore per i pazienti cardiopatici. L’ultimo step è la creazione del primo pacemaker wireless, lo stimolatore cardiaco che non avrà più tasche sottocutanee o nel pettorale, ma che si attiverà con una piccola batteria inserita direttamente nel cuore.
Una simile innovazione riduce l’invasività degli interventi e diminuisce le infezioni. I pacemaker di nuova generazione hanno recentemente ottenuto il marchio CE per l’immissione nel mercato europeo e saranno valutati anche in Italia dal Centro Cardiologico Monzino di Milano.
Lo stimolatore è più piccolo di quelli normali e si aggancia alla camera ventricolare tramite una sonda inserita dalla vena femorale, nell’inguine; un intervento che si porta a termine in meno di mezz’ora e che fino ad oggi si è rivelato sicuro nel 97% dei casi. Per i pazienti si accorciano i tempi di recupero post-operatorio (non ci sono suture da rimarginare) e si allungano invece i tempi di durata della batteria a 8-17 anni.

Stress, l’analisi dei capelli dice della salute del cuore

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

capelli-e-stressGuarda che capelli hai e ti dirò come funziona il tuo cuore. E’ quanto stabilito da uno studio condotto su oltre 280 anziani, pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism (JCEM). In sostanza lo stress cui siamo esposti nel tempo resta impresso sulla lunghezza del capello e misurandolo si può calcolare il rischio cardiovascolare di una persona. Dunque l’esame accurato del cortisolo, l’ormone dello stress, contenuto in un capello può verosimilmente stabilire il grado di salute cardiaca di un individuo. La ricerca porta la firma dell’equipe medica della dottoressa Laura Manenschijn dell’università Erasmo di Rotterdam. Sono stati in particolare gli ultimi tre centimetri del capello, quelli più vicini al cuoio capelluto, ad interessare maggiormente gli esperti, notando che quella breve sezione riassuma lo stress cui è stata sottoposta la persona nei tre mesi precedenti l’esame, con un’accuratezza migliore rispetto al prelievo di sangue.

Un algoritmo che salva la vita dei cardiopatici

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

cuore--180x140Numeri che possono aiutare un cardiologo a valutare meglio lo stato di salute di un cardiopatico. Sono quelli ‘sfornati’ dal sofisticato algoritmo che stima il rischio di morte per cause cardiovascolari o la necessità di trapianto di cuore per pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico.

MECKI, ovvero Metabolic Exercise Cardiac Kidney Index, è stato messo a punto da un team del Centro Cardiologico Monzino di Milano guidato da PierGiuseppe Agostoni e si basa su dati ottenuti dal test cardiopolmonare uniti ad altri parametri ecocardiografici e di laboratorio. Sono sei parametri che valutati insieme permettono di stabilire la gravità di un paziente nel modo più esatto possibile, al fine da stabilire un’appropriata terapia medica.

L’equipe medica ha raccolto i dati su un campione di 2700 pazienti di 19 ospedali diversi; gli elementi raccolti sono stati analizzati ed elaborati statisticamente in modo da correlarli alla sopravvivenza.

I valori che sono risultati determinanti per stabilire la sopravvivenza sono emoglobina, sodio, funzionalità renale, frazione di eiezione ventricolare sinistra, picco di consumo dell’ossigeno ed efficienza ventilatoria sotto sforzo. Ovvero, se questi elementi sono sufficientemente positivi, la sopravvivenza è possibile, altrimenti si valuterà con il proprio medico specialista la terapia più giusta per affrontare il problema.

L’algoritmo è gratuito, a disposizione di tutti, ma il sito internet del Monzino avverte che lo strumento è riservato ai medici e consiglia di svolgere il test con il proprio medico curante, in grado di interpretare i dati in modo corretto.

Stent, protocollo post operatorio congiunto tra cardiologi e chirurghi

Di Francesca Fiorentino. www.enxerio.com

Ogni anno cresce in Italia il numero di persone che vengono sottoposte all’impianto dello Stent, quella piccola rete medicata che dilata le coronarie ostruite e che permette al sangue di scorrere come prima dopo un’occlusione. Le terapie post-operatorie sono molto specifiche e prevedono l’assunzione di farmaci anticoagulanti che impediscono la formazione di nuovi trombi. Secondo una recente ricerca però dal 4 all’8% di questi pazienti finisce di nuovo sotto i ferri, per motivi non cardiologici, nel giro di un anno dall’impianto. Questo perché molti di loro abbandonano i farmaci per paura di un’emorragia. Per dare indicazioni precise è stato appena presentato il primo documento di consenso nazionale sulla terapia antiaggregante in pazienti con stent, a Stresa durante un evento congiunto delle due Società scientifiche che hanno coordinato i lavori, la Società Italiana di Cardiologia Invasiva (GISE) e l’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO); se il cardiologo teme l’abbandono delle terapie perché nei pazienti che non prendono i farmaci il rischio di infarti e ictus raddoppia, il chirurgo ha paura di operare un paziente con il sangue troppo fluido. Questi comprensibili punti di vista sono stati accomunati dalle quattordici tabelle che sono state stilate di concerto per orientarsi nella terapia. Per ottenere indicazioni sempre più precise i cardiologi stanno anche organizzando un registro nazionale per raccogliere nuovi dati e capire se e come cambierà l’aderenza alle cure con questo approccio.

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