Film, Corpo celeste

corpo_celeste_rohrwacherIl film è disponibile su Amazon.it

Il giurato Nicolas Winding Refn ha pianto, la presidentessa di giuria, Jane Campion, si è sentita dentro al film. Per Alice Rohrwacher aver partecipato in concorso alla 67.ma edizione del Festival di Cannes con Le meraviglie è stato un vero trionfo che l’ha portata a conquistare il prestigioso Grand Prix della Giuria, riconoscimento secondo solo alla Palma d’Oro.

E’ sbocciata l’autrice toscana, confermandosi come una delle più intelligenti e originali autrici italiane. Un talento che seppur acerbo si era già mostrato nella sua opera prima, Corpo celeste, presentata sempre a Cannes nel 2011, ma nella sezione Quinzaine des Realisateurs.

E’ la storia di Marta, una ragazzina di tredici anni che lascia la Svizzera per trasferirsi con madre e sorella a Reggio Calabria, città dei genitori. Vive con disagio il confronto con quel microcosmo arcaico, intriso di una religiosità che quasi sfocia nella superstizione, un conflitto che si acuisce quando per Marta arriva il momento di prepararsi alla Cresima.

Forte ed evocativo nelle immagini, il film della Rohrwacher segue con delicatezza il percorso di crescita di questa ragazza (Yle Vianello, bravissima) e nello stesso tempo non risparmia qualche critica ironica e  pungente ad una società sfilacciata, abbagliata dal miraggio del successo televisivo e sempre più anonima.

 

Film, Gomorra

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com 

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Esce in questi giorni il nuovo film di Matteo Garrone, Reality, l’opera che è valsa al regista capitolino il Gran Prix della Giuria al Festival di Cannes 2012 e che rappresenta il ritorno dietro la macchina da presa a quattro anni da quel grande spaccato della cultura partenopea che è stato Gomorra. Anche in quel caso Cannes premiò l’inventiva di Garrone e il coraggio nel raccontare una storia politica di profonda violenza, tratta dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano. L’opera, uscita nel maggio del 2008, non fu solamente una delle pellicole più interessanti di quella stagione (assieme a Il Divo di Paolo Sorrentino, premiata nella stessa edizione di Cannes), ma fu anche un grande successo commerciale. Nel primo fine settimana di programmazione incassò infatti oltre un milione e ottocentomila euro, arrivando a oltrepassare una quota finale di oltre dieci milioni di euro. Non è un dato da sottovalutare vista la ‘qualità’ della storia raccontata, che solo apparentemente sembra ‘locale’, ma per le dinamiche profonde finisce per riguardare tutti, attingendo a quell’universalità propria dell’arte. Sono quattro le storie che Garrone, coadiuvato dagli sceneggiatori Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Gianni Di Gregorio e Massimo Gaudioso intrecciano nel film; Pasquale è un sarto di grande bravura a cui vengono commissionati stock di vestiti di alta moda dalle grandi griffe. Sfruttato dal suo capo, decide di accettare l’offerta di un imprenditore cinese per guadagnare di più. Don Ciro consegna agli affiliati del Clan Di Lauro la mesata, ossia il risarcimento per un parente morto o in carcere. Questo stipendio non può essere più erogato a Maria, poiché il figlio è passato dalla parte degli scissionisti. Sarà tradita da Totò, il ragazzino che le porta la spesa e che la farà uccidere dai sicari del clan. Poi ci sono Franco (uno straordinario Toni Servillo) e Roberto, ovvero un imprenditore che lavora illegalmente nel settore dello smaltimento dei rifiuti e il suo giovane assistente. In un primo momento felice e orgoglioso per quel lavoro prestigioso, Roberto decide di mollare quando scopre il baratro che si nasconde dietro a quella attività che, attraverso l’occultamento di tonnellate di rifiuti tossici, inquina l’ambiente e provoca malattie mortali. Infine Marco e Ciro, due scugnizzi che tentano di mettersi in proprio svincolandosi dai boss locali, che per tutta risposta li ‘cancelleranno’ senza colpo ferire. Il film tocca delle vette stilistiche altissime (la sequenza iniziale dell’omicidio nel solarium, accompagnato da una straniante canzone neomelodica) e momenti di grande efficacia dal punto di vista drammaturgico (il dialogo tra Servillo e il capofamiglia proprietario del terreno dove Franco scarica i rifiuti, momento degno del più grande Eduardo). Capolavoro.

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