Film, Apocalypse Now

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Il capitano Willard viene mandato in Cambogia per destituire del folle colonnello Kurtz, uomo tra i più rispettati nell’Esercito americano, che nella giungla ha creato un vero e proprio regno nel quale è venerato come un dio. Non esiste un solo motivo per vedere Apocalypse Now di Francis Ford Coppola (Palma d’oro al 32.mo Festival di Cannes). Ce ne sono decine di motivazioni. Prima fra tutte, vedere come uno dei grandi autori della Nuova Hollywood sia stato in grado di adattare un romanzo come Cuore di Tenebra di Joseph Conrad, ampliandolo e creando qualcosa di nettamente diverso, eppure credibile. Qualcosa che al cinema prende nuova vita. E poi la grandezza dell’operazione stessa. Coppola rischiò di non portare a termine il film, tentò il suicidio, stava per separarsi dalla moglie. Il protagonista, Martin Sheen, fu colpito da attacco cardiaco a seguito dell’abuso di alcool.  Le riprese  durarono quasi un anno e mezzo, due anni invece sono durate solo le operazioni del montaggio, mentre furono utilizzati 350.000 metri di pellicola, una cifra spropositata se si pensa al costo di questo materiale. E poi, dulcis in fundo, Marlon Brando diede vita ad una delle sue interpretazioni più intense,  pagata circa un milione di euro, una fetta sostanziosa del budget totale. E a 10 anni dalla sua scomparsa, certi momenti non si dimenticano.

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