Cancro alla prostata, no al test Psa a tappeto

Di Francesca Fiorentino, Enxerio Channel

Il carcinoma alla prostata è una delle patologie che spaventa di più l’uomo (il più diffuso fra la popolazione maschile, che mette a rischio un uomo su sedici, sopra i 50 anni d’età), ma la paura non può in nessun caso trasformarsi in un eccesso di diagnosi (e conseguente aumento di terapie superflue), per questo un numero sempre maggiore di urologi sconsiglia vivamente l’esame del Psa, se non in determinati casi e sempre sotto stretta osservazione medica (no ai test volontari insomma).

Il Psa è un enzima (che serve per mantenere fluido lo sperma dopo l’eiaculazione) da cui si può risalire alla possiblità per il paziente di manifesare una patologia di tipo neoplastico. Ad esempio, livelli di PSA sotto 4 nanogrammi per millilitro sono generalmente considerati normali, mentre tra 4 e 10 ng/mL indicano un rischio di tumore più alto del normale. Tuttavia il rischio stesso non sembra direttamente proporzionale al livello. Gli esperti della Società Italiana di Urologia Oncologica, riuniti a Roma per il loro congresso nazionale, sono stati decisamente chiari nel riferire che un esame di massa per il carcinoma alla prostata non è necessario.

Il test serve nei casi a rischio, per chi ha familiarità o mostra dei sintomi, non come screening a tappeto. Per tutti gli altri è comunque consigliabile una visita dall’urologo, ma senza alcun obbligo. Tutto ciò però non deve sminuire l’impostanza dell’esame del Psa nella prevenzione del tumore. Secondo un recente studio pubblicato da “The Lancet Oncology” lo screening ha dimezzato i decessi, ma i rischi di sovradiagnosi sono concreti (tanto più che molto spesso il tumore alla prostata non è aggressivo e non sarebbe necessario intervenire).

Se il malato è giovane, infatti, e la neoplasia particolarmente grave si può agire con tempestività, ma nel caso di un paziente in età avanzata, in cui la presenza del cancro non cambia l’aspettativa di vita residua, la qualità di vita peggiora proprio davanti all’angoscia e alle terapie a cui spesso si finisce per sottoporsi, anche se non necessarie. Solo il parere di un urologo preparato può allora spiegare se procedere con i trattamenti mirati oppure vigilare sulla situazione senza però fare passi affrettati.

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Info David Di Luca
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