Prima notte a Londra

Ho già avuto occasione di proporvi un racconto di Claudia. Me ne ha inviato un altro, che mi fa piacere condividere. Spero vi piaccia. D.

Racconto Di Claudia Bertuccelli

Quando scesi dall’aereo era già buio.

Non saprei dire esattamente che ore fossero, so solo che mi sentivo euforica e spaventata allo stesso tempo. Dopo aver effettuato con lo sguardo un breve giro di ricognizione dell’aeroporto, mi diressi verso l’autobus che mi avrebbe condotta nel centro città.

Per le prime settimane avrei alloggiato in una pensioncina economica, intanto mi sarei cercata una stanza in qualche casa che ragazzi e studenti condividevano.

No, la casa-famiglia non mi andava.

Avrei dovuto lavorare e riflettere, mi serviva tempo per me stessa.

Arrivai alla pensione quasi alle undici e mezza di sera, lasciai i documenti alla piccola e soffocante reception e mi defilai in camera mia.

Cristo, sembrava di stare in una bomboniera gigante, tanto era soffice ed imbottita quella stanzetta!

Carina certo, peccato che io soffrissi già di claustrofobia…

Pace, per il momento mi sarei dovuta accontentare.

Mi feci una doccia e m’infilai a letto, dato che non riuscivo a prender sonno, contai i motivi floreali sulla carta da parati sulla parete; ma senza grandi risultati.

Alle due di notte era sempre sveglia, anzi mi sentivo addirittura euforica.

Dunque…che fare…?

Semplice, sarei scesa nella piccola hall a bere qualcosa, magari a leggere un po’.

Ma all’improvviso, un suono catturò la mia attenzione…

Dalla stanza accanto alla mia, una voce leggiadra ma maschile stava leggendo qualcosa.

 Con l’orecchio appoggiato alla parete cercai di captare qualche parola. Ciò che udii mi sorprese assai, chi poteva mai leggere ad alta voce, alle due di notte, in inglese; Mrs. Dalloway di Virginia Woolf?

Premetto, io amo Virginia, ma alle due di notte e ad alta voce sarebbe bizzarro pure per me…ed io di cose bizzarre ne combino.

Misi la giacca e andai sulla terrazza, e con un lampo di genio decisi di saltare su quella dello strano vicino. Ma sul più bello, in fase di atterraggio dopo uno slancio felino, o quasi; atterrai su dei piccoli vasi fioriti.

Risultato, un gran fracasso!

E tutto questo, grazie ad una mia odiosa pantofolina rosa, rimasta incastrata alla balaustra in ferro della terrazza.

Così, contrariamente ad ogni mia speranza, dopo il tonfo, il fracasso ed il mio acuto gridolino di dolore; il misterioso lettore di Virginia uscì dalla camera.

Aprii un occhio lentamente e lo vidi, alto, pallido e moro. Sembrava un “vampiro”, ma direi affascinante…

Sarei voluta sprofondare tra i vasetti fioriti, ma dato che non avevo grandi scelte, accettai la mano che questo “vampiro” sconosciuto mi porse, stampandomi un sorrisino idiota sulla faccia.

E, con guance paonazze per la vergogna ed un filo di voce roca, molto punk ma poco cordiale, esordii uno sbiascicato:

-“Hello, I’m Claudia.”  

Il “vampiro” sorrise e si presentò in italiano, chiedendomi se stessi bene e se saltassi da una terrazza all’altra per abitudine.

Bè, anche se sempre intimidita, mi rilassai perché era italiano come me ed accettai il suo invito a colazione per la mattina seguente. Naturalmente avrei offerto io, giusto per riparare un po’ alla figuraccia…

Lui si chiamava Daniel, veniva da Milano ed adorava la Signora Woolf; almeno avremmo avuto qualcosa di cui parlare.

Così iniziava la mia vita londinese, in una pensione-bomboniera, con una nuova conoscenza compatriota ed interessante; ed un bel livido sul ginocchio sinistro.

Chi avrei dovuto ringraziare, Virginia Woolf o la mia pantofolina rosa?

Info David Di Luca
http://w http://faiunpassoavanti.wordpress.com/

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