Delitto sulla scogliera – Cap II

C’era un motivo se Coen preferiva parcheggiare la macchina un po’ discosto da casa. Anzi, a voler essere precisi, di motivi ce n’erano almeno due. Il primo era che nel cortile condominiale era assai difficile trovare posto. Si arrivava quasi alla lotta al coltello ogni volta che si dovevano assegnare i posti auto. Per contro, bastava spostarsi di quei trecento metri per trovare una simpatica e comoda piazzola delle sue brave strisce bianche. Non che fosse mai completamente vuota nemmeno quella. ma quei tre-quattro posti finivano sempre per esserci. 

E qui veniamo al secondo motivo. Andare dalla piazzola fino a casa significava fare quei cinque minuti a piedi, che a sua volta voleva dire comunicare alle gambe che ancora esistevano, nonostante una vita passata in gran parte davanti a un computer.

Una volta arrivato a casa, Coen depose nell’ordine consueto le due borse che si portava sempre dietro. Una conteneva perlopiù la biancheria, pulita quando partiva, sporca quando tornava. Ed era quella che veniva scaricata per prima. L’altra invece conteneva il computer portatile, i quaderni che Coen era solito imbrattare con le sue elucubrazioni , una mezza biblioteca di libri e altri ammennicoli tra cui diversi blocchetti di buoni pasto. Era una sua caratteristica precipua, questa di riempire borse e valigie all’inverosimile. Si trattava di qualcosa di simile a una versione casareccia del principio di Parkinson. Si poteva anche paragonare ai parcheggi per auto: per quanto grandi tu li potessi fare, finivano sempre col riempirsi. 

Mentre Cohen rifletteva su questa bizzarra caratteristica della realtà, venne riscosso dal tipico clic-clac di una chiave infilata nella toppa. Giusto il tempo di voltarsi e la porta si apre, siamo sinceri, sorprendendolo un po’. 

“Ciao mamma.”

“Ciao ciccio.”

La madre di Coen era ancora giovane, se si tiene conto del fatto che alla sua nascita aveva appena ventitrè anni.

Tuttavia, spesso il nostro aveva dovuto sollecitarla acciochè si trovasse degli interessi, specialmente ora che i figli erano ormai grandicelli. Sapeva di gente che a ottantatrè anni ancora giocava a tennis. Certo, anche a lui la faccenda pareva un tantino azzardata, ma è pure vero che la maggior parte delle volte essere vivi comporta correre dei rischi. 

“Tutto bene?”

“Sì, si.”

“Faceva caldo a Roma?”

“Ma, guarda, stanotte sono riuscito a dormire piuttosto bene.”

“Allora, poi com’è andata ?”

“Gliel’ho detto. Ora poi consegno le dimissioni. Poi devo rimanere ancora due mesi, ma sostanzialmente è cosa fatta.”

“Come l’hanno presa?”

“Come la devono prendere? Naturalmente dispiace a tutti, ma davvero non ce la facevo più a fare avanti-indietro.”

“Sì, povero ciccio. Io non ho mai capito come facevi.”

“Vabbè, il lavoro mi piace, lo sai. E poi lì non ci stavo male. Ma francamente ho finito le pile.”

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Info David Di Luca
http://w http://faiunpassoavanti.wordpress.com/

4 Responses to Delitto sulla scogliera – Cap II

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