You scrive nu poco to me in tua lingua

Buffo che tu abbia citato scrittori non “madrelingua” prchè proprio stamattia stavo pensando alla letteratura “Post-coloniale” e al successo che scrittori quali Rushdie hanno… ora e qui spero non parta il linciaggio… non amo tantissimo Rushdie, secondo me è un pochino sopravvalutato, ma sicuramente ha un ottimo “potenziale” che però la troppa pubblicità forse non gli ha fatto ben sviluppare. Invece adoro Anita Desai, anche lei non madrelingua i cui racconti sembrano “vibrare dai colori”… leggendoli in inglese è persino possiblie cogliere un errore o due di grammatica… piccolezze che potrebbero essere state addirittura errori aggiunti, senza volerlo, dai correttori di bozze… ma che non tolgono nulla alla bellezza delle sue pagine.
 

Riporto così come sta questo commento di Godot, perchè mi sembra molto calzante. Secondo me il punto quando si scrive non è “scrivere bene” nel senso di utilizzare una lingua corretta. Quello va bene per il temino a scuola. In particolare quando scrivo racconti posso anche uscire dal canonico e usare espressioni che magari nella lingua standard neanche esistono, ma che ciononostante si capiscono e hanno una loro forza espressiva. Certo non lo facevo quando scrivevo sulla cronaca cittadina della “Nazione”, ma nei racconti, se mi viene da essere un po’ “sperimentale” non mi tiro indietro. E anzi diciamo che molto del diletto sta proprio lì.

Info David Di Luca
http://w http://faiunpassoavanti.wordpress.com/

3 Responses to You scrive nu poco to me in tua lingua

  1. Godot says:

    Mmm… due volte di seguito che ti rompo le scatole con i miei commenti facendoti tirar fuori un post a sé … 😀 Scherzi a parte credo sia il bello dei racconti, “la sperimentazione”. Anzi, forse i racconti per lunghezza sono anche più adatti alla sperimentazione del romanzo, nel quale, sperimentando si rischia di far perdere il “filo” ai lettori. Insomma… il racconto può essere anche “sconclusionato”, a modo suo s’intende, proprio perchè tanto breve da poter essere letto facilmente per quanto strano possa essere.

  2. davidone1967 says:

    Sai Godot, a volte lo faccio apposta di essere “stralunato” quando scrivo… Perchè, se è vero che esistono delle tecniche ben precise, “artigianali”, per creare quello che si dice un racconto “ben formato”, è anche vero che uno può creare una bella cosa totalmente insipida. Allora ogni tanto lascio andare la penna dove vuole, e in genere questo mi aiuta a tirar fuori delle idee che neanche sapevo di avere. L’inconscio in questo è sempre un nostro grande alleato…

  3. Godot says:

    Sull’essere “stralunati”, beh, per me è una costante genetica… lo sono da quando sono nata, figlia di stralunati e nipote di stralunati!
    E’ vero lasciar andare la penna… o la tastiera… aiuta molto, ma quello che fa uno scrittore che sia veramente “uno scrittore” è forse proprio il sapersi fermare dopo, raccogliere le idee, strappare la pagina e scrivere quell’idea che era venuta fuori in maniera più consapevole. E qui torniamo all’etermo dilemma: “Scrivere o no”? Prendi a caso il mio blog… tutti i post sono scritti di getto e postati cinque minuti dopo, spesso senza nemmeno essere riletti… va bene… perchè è un gioco, prima di tutto per me… ed è gratis per chiunque voglia passare, ma scrivere per pubblicare è diverso e molto più difficile, almeno secondo me che ho ancora questo rispetto reverenziale per la carta stampata.

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