Le regole del gioco

Si fa un gran parlare in questi giorni del megajackpot del Superenalotto. C’è chi viene anche dall’estero a giocare. Il Codacons ha proposto di mettere un tetto alle vincite. E in effetti questa convinzione diffusa che giocare alla lotteria può essere davvero  un modo per far soldi a molti sembra un tantino diseducativo. Del resto, anche i siti di scommesse online più seri mettono un bel disclaimer, una noticina in cui si fa presente che il gioco deve essere un divertimento, e non una forma di investimento. Insomma, quello che spendi è come un biglietto del cinema, dove il film lo vedi, non è che ti consegnano le pizze.

Personalmente, sono d’accordo con questa idea del gioco. Ogni giorno spendo il mio euretto in un gratta e vinci. Se vinco, vinco, se perdo perdo. L’emozione vale bene quello che pago. Tutto il resto è un di più. Del resto, se ci si riflette bene, ogni gioco è strutturato per far vincere il banco. Quindi, più gioco, più è probabile che io perda. Paradossalmente, si vince di più quando si gioca poco.

Business: quattro domande che portano lontano

Per approfondire: Come si diventa un venditore meraviglioso di Frank Bettger

Ho già avuto modo di segnalare le newsletter di Philip Humbert. La volta scorsa ho recensito un articoletto sulla presunta crisi economica che ci starebbe attanagliando. Stavolta invece riporto un brano dalla sezione “Strictly business”, dove si trovano quattro domande che a mio parere sono molto utili per chiunque voglia intraprendere un’attività, ma non solo. Secondo me bisognerebbe farsele anche nella nostra comunicazione con gli altri. Anche quella, a ben vedere, è un prodotto.

1. Esattamente, che cosa vendi?  Mary kay Ash, regina statunitense dei cosmetici, osservò che “non succede finchè qualcuno non vende qualcosa.  Quali sono i benefici del vostro prodotto? Oppure: perchè qualcuno dovrebbe scegliere proprio voi?

2. Qual è il tuo pubblico?  Chi ha bisogno del tuo prodotto? Se lo può permettere? Quanti sono i tuoi potenziali clienti?  Saranno in grado di apprezzare i benefici del tuo prodotto? E infine: compreranno da te?

3. Come li raggiungerai?  Quali saranno i mezzi attraverso i quali ti farai pubblicità per raggiungere il tuo pubblico? Quali strategie e canali userai? Nessuno comprerà da te se non ti conoscono e non hanno fiducia in te.

4. Puoi vendere abbastanza prodotti a un prezzo sufficiente per avere un profitto? Se la risposta è sì, la strada è quella buona.

Citazioni: castelli in aria con solide fondamenta

Se avete fatto castelli in aria, non buttate il vostro lavoro. Metteteci delle fondamenta sotto
Henry David Thoureau.

Thoreau (biografia su Wikipedia) fu sicuramente un americano un po’ atipico. Per due anni si ritirò a meditare nei boschi, e da quell’esperienza nacque anche un libro, Walden, dal nome del lago su cui si affacciava la sua casetta di tronchi d’albero.

La citazione ci invita a prendere i nostri sogni e renderli reali, facendo anche solo un piccolissimo passo verso di loro. Il che implica, tra l’altro, che essere sognatori non è un male. Anzi, è la premessa per fare grandi cose. Basta che ogni tanto ci ricordiamo di scendere sulla terra…

Sfigati in dieci facili lezioni – 3. Come odiare il proprio lavoro

In  Come scendere dal letto con il piede sbagliato e in Come avercela con il mondo intero abbiamo già appreso l’arte di accumulare una notevole quantità di stress. Adesso però massima attenzione: stiamo per trattare un punto molto ma molto importante. Siamo infatti arrivati in ufficio, in fabbrica, o comunque nel posto dove lavorate. E se qualcuno non stesse lavorando? Fa lo stesso: anche non avere un lavoro è pur sempre un lavoro. Quindi quel che segue va bene anche per voi.

Ora, perchè un lavoro funzioni a dovere, deve essere prima di tutto qualcosa che assolutamente ODIATE fare. Il massimo dell’efficacia si ottiene quando anche solo pensare di andare al lavoro vi sentite accapponare la pelle.  Meglio ancora se quando siete al lavoro pensate alle vacanze, e quando siete in vacanza vi tormentate al pensiero di quando tornerete al lavoro. Insomma, non basta che siano otto ore di estrema pesantezza. l’incombenza vi deve incubizzare anche quando siete altrove. Poi, ci sono un paio di suggerimenti che mi sento di darvi:

  • Evitate nel modo più assoluto di mettere creatività in quello che fate. Non sia mai! Domandarvi come rendere meno pesante il vostro lavoro oppure – orrore! – trovarci dei lati appassionanti potrebbe portarvi a passare più facilmente il tempo, e magari anche  – dio ne scampi! – a trovare piacevole l’attività con la quale vi guadagnate la pagnotta. Lo sanno tutti che il lavoro deve essere una sofferenza. Sennò non è lavoro: è divertimento. E nessuno vi paga per divertirvi, giusto?
  • Sforzatevi più che potete di avere rapporti pessimi con i colleghi. Non sono la vostra famiglia, dopotutto. Sono sicuramente lì che non aspettano altro che scavalcarvi, e quindi non ci si può fidare. Non concepite nemmeno per sbaglio l’idea che possano diventare degli amici. Del resto non esistono amici, solo conoscenti a cui facciamo comodo o che fanno comodo a noi. Quindi il problema non si pone. E’ facile arrivare a non poterli vedere proprio. Basta concentrarsi per benino su qualche loro difetto, anche minimo, purchè identifichiate la persona con quel difetto. Ricordate poi che, come gli altri in genere non capiscono nulla, così è anche con i colleghi. Quindi non perdete occasione per litigarci furiosamente non appena fanno qualche cavolata. Il che capiterà sicuramente almeno una volta al giorno. Nella vostra comunicazione mettete ogni sforzo per farli sentire meschini, incapaci, indegni della vostra considerazione.
  • Tagliatevi ogni via di fuga.  Non fate il tremendo errore di inventarvi un lavoretto part-time o anche solo di coltivare un hobby che sia pure in via ipotetica possa portarvi un giorno a mandare al diavolo il lavoro. Non interessatevi di come funziona l’economia, non investite in nulla ed anzi spendete tutto quello che guadagnate in serate fuori, vestiti, insomma tutto tranne che in qualsiasi tipo di investimento che potrebbe portarvi denaro extra. Ancora meglio: indebitatevi come si deve per auto, vacanze, e qualsiasi altra cosa purchè consumi denaro senza produrne neanche per sbaglio. Il perchè è ovvio: in questo modo arriverete a stramaledire il vostro lavoro, ma avrete la ferma convinzione di non poterlo mai lasciare se non volete morire di fame.

Ricchi di denaro o ricchi di risorse?

Per approfondire: Gestire il Denaro, di Richard Templar

I soldi fanno la felicità? A prima vista sembrerebbe di sì. Chi possiede molto denaro ha certamente molte possibilità in più rispetto a chi ne ha poco. Come recita il proverbio, però, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Non sempre avere dei mezzi vuol dire automaticamente saperli adoperare, o anche avere la volontà di adoperarli. Pensiamo a chi vince una grossa somma alla lotteria, e magari fino ad allora aveva dei problemi ad arrivare alla fine del mese. Dal momento che c’è una maggiore disponibilità di denaro, ci si aspetterebbe che aumenti anche la sua qualità di vita, cioè la sua felicità. Ma è sempre così?

Tutti noi conosciamo come tipica la storia di quello che vince una cifra stratosferica, la dilapida e poi torna ad essere lo stesso poveraccio di prima, anzi forse anche peggio, perchè magari gli eccessi lo hanno portato a rovinarsi la salute e/o i rapporti con gli altri. Certo, non succede sempre così, ma il fatto che consideriamo questa storia come tipica la dice lunga. La morale della favola è: se non sei in grado di gestire le tue risorse, finirai per perderle. 

Ne deriva che le risorse monetarie possono essere inutili o addirittura dannose se non si utilizzano insieme ad altri tipi di risorse che a seconda della nostra indole possiamo definire interiori, mentali o spirituale. Quel che è certo è che risorse di questo genere sono dentro  di noi e non fuori.

A questo punto, sorge il dubbio che i soldi dovrebbero forse essere utilizzati come un mezzo e non come un fine. Dovremmo essere noi ad usare il denaro e non viceversa. Senza contare che spesso chi guadagna molto denaro, e soprattutto riesce a tenerselo, alla fin fine ha potuto arrivarci soprattutto grazie alle proprie risorse interiori. 

 

Il sito del giorno: StevePavlina.com

Sono ancora un principiante sul come si fa un blog, così me ne sono andato a frugare là dove si ha una idea più chiara della faccenda, vale a dire fra gli americani. Il buon Google tra gli altri risultati mi ha fornito anche questo, www.stevepavlina.com , che sicuramente è uno dei blog più ben fatti e polposi che ho visto finora.

Pavlina tratta lo sviluppo personale a trecentosessanta gradi, dalla pura e semplice motivazione alla gestione del tempo. Da segnalare anche una sezione di file mp3, che vi potete caricare sul vostro riproduttore, cogliendo due piccioni con una fava: vi motivate e imparate l’inglese.

La domanda più importante

Per approfondire:
Come ottenere il meglio da sè e dagli altri di Anthony Robbins

Spesso i nostri pensieri consistono in domande che ci facciamo, e risposte che diamo a queste domande. Si parte dalle più semplici: cosa devo comprare oggi al supermercato?, oppure: cosa mi metto oggi? Si passa poi a questioni più complesse, del tipo: come faccio ad arrivare alla fine del mese? Insomma, il nostro cervello sembra essere una vera e propria macchina per rispondere a delle domande. Però bisogna stare bene attenti alle questioni che ci poniamo.

Un classico esempio di domanda improduttiva è: “Ma perchè capitano tutte a me?” Magari detta con la faccina triste. Si tratta di una domanda pericolosa, perchè non ha una risposta. O meglio, ha una risposta che non ci aiuta di certo ad affrontare le sfide che ci vengono proposte ogni giorno. Dal momento che il nostro cervello è una macchina che produece risposte, ne troverà comunque una. Sarà del tipo “Perché sei uno sfigato”, oppure, ancora peggio “perché sì”.

Quindi, dovremmo prendere l’abitudine di farci delle domande che ci servono. Personalmente ne ho trovata una che ritengo molto carina. Come posso migliorare questa situazione? Converrete con me che ci fa stare molto meglio rispetto alle domande di cui parlavamo qualche riga sopra. La nostra attenzione si sposta dalle cose come stanno alle cose come vorremmo che fossero. E, cosa estremamente importante, ci aiuta a intraprendere il cammino per andare verso le cose come le vorrremmo, anche facendo un passo piccolissimo.

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