Che cosa succede davvero?

Di David Di Luca, www.enxerio.com/david

In qualsiasi situazione, ho trovato spesso molto utile chiedermi: che cosa succede? Voglio dire, che cosa succede davvero? Troppo spesso ci lasciamo prendere dal panico, mentre invece fare un bel respirone ed esaminare le circostanze per quelle che sono, con un certo distacco, può cambiare le nostre reazioni da così a così.

Quando si dice di qualcuno: quello o quella è capace di cavarsela spesso, è probabilmente perchè il quello o quella in questione non si lascia prendere dall’emotività, e cerca piuttosto di capire esattamente cosa succede.

E’ un po’ come con le paure: abbiamo timore di ciò che non conosciamo. Spesso però affrontando la questione più in dettaglio, in un certo senso facendo amicizia con ciò che ci spaventa, ci rendiamo conto che di impanicarsi così non ne valeva davvero la pena.

Quel peso sullo stomaco…

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

In gergo tecnico si chiama dispepsia, ma dietro a questa parola difficile si nasconde uno dei malanni più comuni, la cattiva digestione. Un italiano su cinque non riesce a digerire il pranzo; il pasto si “ferma” nello stomaco, provocando quella brutta sensazione di pesantezza e bruciore.

E’ difficile trovare dei farmaci che aiutino a sopportare la cosiddetta sindrome post prandiale, un disagio strettamente connesso alla vita che viviamo. In una società in cui obesità e stress vanno di pari passo, la pausa pranzo è diventata un’incombenza da consumare velocemente.

La velocità crea stress e di conseguenza una certa iperesensibilità gastrica, la cosidetta acidità. In caso di obesità, poi, i chili in più pesano sugli sfinteri, impedendo il corretto svuotamento dello stomaco. Ciò che emerge nettamente, però, è che esiste una forte correlazione tra cervello e stomaco.

Secondo una recente analisi dell’Università di Bologna disoccupazione e divorzi sono associati alla cattiva digestione, una patologia maggiormente frequente tra le donne, più sensibili a causa di una maggiore presenza di recettori nervosi nello stomaco. Colpiti anche gli anziani che producono meno saliva e meno bile e quindi digeriscono con difficoltà.

Ma come essere sicuri di avere davvero dei problemi gastrici? Anzitutto bisogna compiere delle analisi specifiche per verificare la presenza di Helicobacter Pylori e accertarsi di non essere affetti da celiachia. Quindi è consigliata la misurazione del PH gastrico e un’eventuale endoscopia per esaminare la condizione dei tessuti.

Certificata l’assenza di patologie serie, basterà seguire poche e semplici regole per digerire meglio: come evitare cibi elaborati e non esagerare a tavola soprattutto alla sera, fare pasti regolari, masticare con cura il cibo, limitare gli alimenti acidi.

Come tornare a volersi bene

Un guest post di Giancarlo Fornei, www.giancarlofornei.com

Foto di Giancarlo ForneiQuanto tempo è passato dall’ultima volta che ti sei guardata nello specchio e ti sei piaciuta?

Quanto tempo è passato dall’ultima volta che ti sei detta… “I love me, mi voglio bene”.

Quanto tempo è passato dall’ultima volta che hai apprezzato le scelte che hai fatto nel corso della tua vita?

Un giorno, un mese, un anno, due, cinque anni?

Anche fosse solo un giorno, direi che è ora di tornare a volerti bene, ad amarti per quello che sei.

Devi tornare a volerti bene senza mezzi termini, senza mediazioni, senza alcun tentennamento. Devi accettarti ed amarti per quello che sei.

Perchè se non ti ripeti da sola la frase “Io amo me”, è molto probabile che non troverai nessuno che lo farà al tuo posto.

Purtroppo, molti aspetti della vita lo dimostrano.

Amati, apprezzati, impara a volerti bene ed accadrà un miracolo: presto troverai persone disposte ad amarti, ad apprezzarti e che ti vorranno bene.

E’ così che funziona l’Universo, evita di scordarlo.

Ma come tornare a volersi bene, dopo che per mesi e anni ci siamo ripetutamente detti che non ci piacciamo, che siamo dei falliti, che la nostra è una vita di m….?!

Potrei suggerirti molti effetti speciali, strategie innovative, consigli fantasmagorici ma, in base alla mia esperianza di coach, che ha lavorato con tante “donne in crisi di autostima”, sono certo che alla lunga, non cambierebbe nulla.

No, amica mia, posso solo dirti come io stesso sono tornato a volermi bene.

Posso solo dirti come ho aiutato molte altre donne a tornare a volersi bene, a sorridere.

Posso insegnare anche a te, lo stesso banale consiglio che ho offerto a quelle donne che hanno fatto coaching con me.

Accettati per quello che sei.

Hai letto bene la frase?

Questo è il consiglio più banale e al tempo stesso più potente che possa darti.

C’è scritto: accettati per quello che sei!

Come raccontavo l’altro giorno in un’intervista su Radio Nostalgia Toscana, anch’io sarei voluto essere biondo, alto e con gli occhi azzurri.

Anch’io avrei voluto fare il modello o trasmettere in radio.

Purtroppo non è stato possibile.

Ma dopo la prima fase di rifiuto, di tristezza per quello che non potevo fare o essere, ho capito che dovevo accettarmi per quello che ero e che, paradossalmente, proprio l’accettarmi mi avrebbe permesso di potermi migliorare.

Probabilmente anche tu, come me, e come molte altre persone, non ti piacci e vorresti essere qualcun’altro.

E sicuramente anche per te, vale la stessa regola che è valsa per me: non puoi avere un altro corpo, un’altra faccia, un’altra personalità!

No, non è possibile.Tu sei quella persona, con quei pregi e con quei difetti. Ciò che ti rende unica, sono proprio quelle caratteristiche, quelle tipicità.

Perché cavolo vuoi buttarle via?

Se vuoi tornare a volerti bene, impara ad accettarti per quello che sei.

Dopo che ti sarai accettata per quello che sei, ti accadrà lo stesso miracolo che è capitato a me, e a tante altre donne (ed anche a qualche maschietto) che hanno avuto il coraggio di accettarsi: comincerai a volerti maggiormente bene e dentro di te si creeranno i presupposti per migliorati.

Piano piano, mentre imparerai a volerti bene, ad accettarti per quello che sei, imparerai a smussare i lati del tuo carattere e della tua persona che non ti piacciono.E per miracolo, comincerai a compiere quelle azioni che ti permetteranno di migliorarli, di cambiarli in meglio.

Adesso hai capito come puoi tornare a volerti bene?

Comincia subito ad accettarti per quello che sei.
Comincia ora, senza rimandarlo a domani.

Un abbraccio

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale, Scrittore & Mental Coach
“Il Coach delle Donne”

ps
hai letto il mio ebook Penso Positivo?
Non ancora?

Allora fallo subito, perché sono convinto che potrebbe aiutarti a tornare a volerti bene.

Sistema incentivante nei centri di responsabilità: attenzione ad ottenere l’effetto contrario!

Un guest post di Patrizio Gatti, http://www.planconsulting.it/blog

Il titolare di un’impresa che produce prodotti diversi in vari centri di costo, mi raccontava che ha voluto provare un sistema di incentivazione sui centri di responsabilità per i capi reparto se riuscivano a produrre diminuendo le spese di produzione minimo di  un 4% .

In realtà la Direzione non ha dato nessun premio in quanto l’amministrazione non aveva fatto adeguatamente i conteggi.

Infatti quest’ultima  ha inserito nel calcolo dei margini , anche costi non controllabili direttamente dai responsabili dei reparto , come le spese generali relative anche ad altri settori aziendali.

L’azienda in generale non aveva migliorato il reddito ,  però un  responsabile di reparto era riuscito a diminuire  i costi direttamente imputabili al suo centro di costo di un  5% .

Questo ha comportato che il middle management  aziendale si è risentito, e in azienda si è creato l’effetto contrario a ciò che si voleva impostare .

Purtroppo non era stato capito bene il meccanismo di incentivazione ed ora l’azienda sta cercando di rimediare .

Attenzione che se  vuoi improntare un sistema incentivante dovresti adottare  solo il conteggio di costi gestibili dai responsabili del centro di costo .

Le nuove applicazioni della robotica

Di Francesca Fiorentino, www.enxerio.com

Arrivano nuove soluzioni per una riabilitazione più efficace per le persone che hanno subito un ictus cerebrale e si tratta di soluzioni legate al computer. L’Italia è tra le nazioni più specializzate nella creazione di progetti robotici con applicazioni mediche; ultimo in ordine di tempo è il braccio meccanico, collegato al pc, che aiuta un paziente in riabilitazione post traumatica a riprendere la funzionalità dell’arto aiutandolo a “muovere” degli oggetti in uno scenario virtuale.

Questa macchina speciale si chiama Utra ed è stata realizzata dalla Humanware, un’azienda nata dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nell’ambito del progetto Robocare. Come scritto in precedenza, il paziente impugna il manipolo ergonomico e il sistema robotico rileva automaticamente la posizione nello spazio, trasferendo l’informazione al computer.

A questo punto un software speciale crea un ambiente virtuale tridimensionale dove il paziente viene “stimolato” a muoversi a seconda del caso specifico. Il 70% delle persone che hanno partecipato alla sperimentazione presso le cliniche fiorentine Ulivella e Glicini hanno dimostrato di saper usare con facilità il braccio robotico e dopo un allenamento costante di 60 minuti, 5 volte alla settimana, per due settimane, i loro movimenti erano diventati più fluidi, e il tempo impiegato per portare a termine il percorso stabilito dal computer si era notevolmente ridotto.

Dopo l’estate verrà messa a punto una nuova tecnologia, Motore, un braccio meccanico a batteria che comunica con il computer senza fili. La compattezza di questo supporto permetterà alla persona in riabilitazione di muoversi liberamente in uno spazio illimitato, monitorando attentamente la risposta e la funzionalità dell’arto.

La cosiddetta riabilitazione robotica sta assumendo quindi un’importanza sempre maggiore, grazie alla sua utilità e all’effetto motivante sui pazienti. Unico limite, l’elevato costo di queste tecnologie che non sono ancora costruite su scala industriale.

Il potere delle domande

Un guest post di Marco Germani, http://meccanismipersuasione.blogspot.com/

L’idea per l’articolo di questa settimana mi è venuta guardando il DVD del recente film “Silvio Forever” che ripercorre le tappe della vita e della carriera di Berlusconi, tra l’altro in modo completamente asettico e senza prendere alcuna posizione specifica, creando così un contenuto generale abbastanza scialbo e incolore, a mio giudizio.

Quello che mi ha colpito è un intervento di Berlusconi ad un convegno in cui, in modo scherzoso, spiegava una tecnica molto nota ai professionisti della vendita e relativa all’uso delle domande condizionate. Spiegava Silvio che, quando in gioventù (e forse ancora oggi !) aveva l’obiettivo di uscire con una bella ragazza, non commetteva l’errore di chiederle “vuoi uscire con me sabato ?” ma le poneva la domanda nel modo seguente “preferisci uscire con me venerdì o sabato ?”.

In quel modo, continuava nella sua spiegazione, il cervello della ragazza escludeva automaticamente l’ipotesi di dire di no e si focalizzava solo sulla scelta tra le due alternative proposte.

La richiesta dell’appuntamento non era nè più nè meno che una vendita e Berlusconi, definito in modo unanime, anche dai suoi detrattori più accaniti come un venditore eccellente (Indro Montanelli, all’interno dello stesso documentario lo definisce “il più abile piazzista del mondo) semplicemente applicava l’arte di vendere anche in quella circostanza.

Il vecchio adagio “chi domanda comanda” esprime una grande verità, con le domande si indirizza l’interlocutore nella direzione a noi più favorevole, non portandecelo a forza ma facendolo arrivare grazie alle sue stesse affermazioni. Con le domande si ottengono informazioni preziose, si identificano al meglio i bisogni e le esigenze della controparte, per poter poi modellare la nostra proposta in modo efficace. Fare domande però presuppone due abilità fondamentali:

1) saper formulare una domanda efficace
2) sapere ascoltare la risposta

Per il primo punto, strategica l’alternanza di domande chiuse (a cui si risponde con un si o con un no) e quelle aperte, in cui la risposta deve contemplare delle frasi complete. Le prime sono di fondamentale importanza nella fase iniziale del contatto. Quanti più “si” riusciremo a far dire al nostro interlocutore quanto più la strada verso l’accettazione sarà spianata. Le seconde, sono vitali per ottenere le informazioni relative ai bisogni del cliente di cui abbiamo parlato.

Paradossalmente, la maggior parte dei venditori ha poca pazienza o capacità di ascoltare. Mentre il cliente parla, sta già pensanso a cosa dire dopo e in che modo raggiungere la chiusura della vendita. Ascoltando invece attentamente la risposta, ripetendo quanto abbiamo appena ascoltato con parole nostre, per assicurarci di averlo capito, crea una grossa fiducia da parte dell’acquirente nei nostri confronti e ci avvicina certamente verso un esito positivo della vendita.

Tre consigli per alimentare la Tua Autostima

Un guest post di Giancarlo Fornei, www.giancarlofornei.com

Foto di Giancarlo ForneiImparare ad alimentare la Tua Autostima è più facile di quanto tu possa pensare.

Il vero problema non è apprendere dei sistemi per alimentare l’autostima, bensì cambiare il Tuo atteggiamento mentale.

E’ il Tuo atteggiamento che devi cambiare, se lo farai, sono certo che tornerai presto a guardati allo specchio e a sorridere.

Ad ogni modo, eccoti tre “banali” consigli per alimentare e accrescere la Tua Autostima:

1.  Torna a volerti bene.
Riscopri il piacere di amarti, di volerti bene, anche se commetti degli sbagli.

Se non lo hai mai fatto prima, comincia subito a volerti bene. Fallo ora, senza rimandare a domani; comincia col guardati allo specchio e dirti: “Mi piaccio per quello che sono, mi piaccio per come sono”!

Se non ti vuoi bene Tu, mi spieghi chi lo farà per te?
Nessuno!

2. Accettati per quello che sei.
Anch’io ho dei lati del mio carattere e degli aspetti del mio lato estetico che non mi piacciono.

Avrei voluto essere alto, biondo e con gli occhi azzurri.
Avrei voluto fare il modello…

ma purtroppo, non ho queste prerogative fisiche. Pazienza!
Non per questo mi “butto a mare” o, peggio, cerco di annientare la mia personalità.

Ho imparato ad accettarmi per quello che sono, con i miei limiti, i miei difetti.

Piuttosto, dato che c’erano delle cose che non mi piacevano, ho anche deciso di lavorare su di me, per migliorarmi.

Quindi, anziché stare con le mani in mano e lamentarmi, ho cercato di sviluppare quegli aspetti del mio carattere e della mia personalità, che mi piacevano di più.

3. Smetti di aver paura di non farcela.
Più ti concentri sulle Tue paure, più crei i presupposti che le stesse si avverino.

Più pensi al fatto di non essere capace di fare una certa cosa, o di avere una certa opportunità, più quelle paure prendono corpo, e diventano realtà.

Pertanto, fai uno sforzo e concentrati solamente sulle cose che puoi fare.

Magari saranno poche.
Magari saranno semplici.
Magari saranno senza effetti speciali.

Ma io sono certo che anche Tu, sei capace di fare delle cose.

Quindi, molto meglio focalizzare i “Tuoi pensieri” su quelle cose che sai fare, perché alimenteranno la Tua Autostima e giorno dopo giorno, acquisirai sempre più fiducia.

Come puoi notare, sono tre consigli molto banali.

Ma il vero problema, non sarà metterli in pratica, ma cambiare il Tuo atteggiamento mentale per “accettare” che questi tre banali consigli, possano realmente fare la differenza nella Tua vita.

Naturalmente, insieme a tanti altri piccoli e banali consigli.

Un grande abbraccio

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale, Scrittore & Mental Coach
“Il Coach delle Donne”
ps
che ne dici di sorridere un pò e di fare un pieno motivazionale di Autostima?
Ti aspetto sabato 23 luglio alla mia conferenza a Grosseto, clicca su questo link per sapere come partecipare.

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